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Come e perché è cambiato il Ponte Girevole di Taranto

Dici Taranto e dici Ponte Girevole. Questa struttura – che collega la parte antica con quella nuova della città – suscita ancora oggi grande interesse. Ma anche qualche stortura di naso, soprattutto quando si apre. E pensare che, un tempo, l’apertura del ponte era una delle maggiori attrattive del Borgo. Ti racconto come e perché è cambiato.

Ha ispirato registi e poeti – uno fra tutti, Gabriele D’Annunzio che ne ha citato la struttura in uno dei suoi poemi, “Laudi del Cielo e del Mare della Terra e degli Eroi” – figuriamoci se il Ponte San Francesco da Paola, noto più come Ponte Girevole di Taranto, non doveva suscitare il mio interesse.

Nonostante, ancora oggi, provochi qualche malumore tra gli automobilisti durante le aperture, il ponte in realtà è stato a lungo una delle attrattive maggiori non solo per i tarantini, ma anche per chi arrivava da fuori per assistere al funzionamento di questo “aggeggio”.

Fino alla vigilia della guerra, il Ponte Girevole di Taranto – quello di legno e di ferro la cui sparizione commosse tarantini anziani e celebri poeti nostrani – ha regalato uno spettacolo davvero suggestivo. All’epoca si apriva anche tre volte al giorno, senza contare le aperture straordinarie. C’è però da dire che, a differenza di oggi, era attivo pure il servizio traghetto: tre, quattro barche con le quali i pescatori si muovevano da una riva all’altra seguendo orari e indicazioni precise da parte della Marina. Bisognerà aspettare lo scoppio della Guerra per vedere il ponte sempre aperto.

Ponte Girevole di Taranto

Ponte Girevole di Taranto

Il meccanismo di apertura

Qual’era il meccanismo di apertura? Dalla scaletta del pilone dalla parte della città vecchia, salivano due addetti alla manovra e si dirigevano verso il marciapiede di sinistra (guardando verso il Borgo). Una volta al centro, uno dei due addetti issava una bandiera rossa, segnale di inizio dell’operazione di apertura. L’altro addetto, invece, recava una sorta di sterzo dell’automobile che infilava in un foro. Qualcosa si sganciava e il ponte si apriva. Insomma, un vero e proprio spettacolo al quale mi sarebbe piaciuto assistere e che oggi lascia dietro di sé solo ricordi, forse sbiaditi.

“Savoia, Savoia”

La suggestione non si esauriva, tuttavia, nella sola apertura e chiusura del ponte, affiancato dal maestoso Castello Aragonese. Una volta che la bandiera veniva abbassata – il che indicava termine delle operazioni – i marinai, su entrambi i lati, si affrettavano ad aprire i portelloni. Accadeva, dunque, che i più veloci correvano al centro del ponte gridando “Savoia, Savoia”, per conquistare la posizione centrale alla faccia di quelli del versante opposto.
Uno “scherzo” che divertiva grandi e piccini e che apriva il passaggio ad uno stuolo di ragazzini, biciclette e pedoni. Le macchine erano rare. Le urla e le imprecazioni di automobilisti impazienti anche. D’altronde, non si aspettava altro che l’apertura del Ponte Girevole di Taranto.

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