pettole tarantine

La tradizione delle pettole tarantine

Il Natale, a Taranto, inizia con le pettole il 22 Novembre, giorno di Santa Cecilia. E non ci sono altre frittelle che tengano.

Ho vissuto quasi undici anni fuori Taranto e ricordo che, ogni qual volta giungeva il giorno di Santa Cecilia, venivo subissata da fotografie che ritraevano mia madre ai fornelli intenta a preparare le pettole. Seguivano – manco a dirlo – un valzer di bestemmioni e di “ci te ‘viv”. Quest’anno, invece, sono tornata a Taranto e le pettole me le mangerò come se non ci fosse un domani.

Cosa sono le pettole?

Ai profani – che Dio vi perdoni – che pensano che le pettole siano delle semplici sfere frittissime, lievitatissime e grassosissime, diciamo che in realtà si tratta di un vero e proprio modus vivendi del Natale. Insomma, un evergreen, nonché l’inizio per eccellenza delle festività natalizie. Altro che Santa Cecilia, il 22 Novembre dovrebbe essere ribattezzato – worldwide – come il giorno della Santa Pettola.

pettole tarantine

Preparazione delle pettole tarantine

Tradizione vuole che mamme e nonne, fin dalle prime luci dell’alba, si rinchiudano in cucina e – instacabilmente – preparino quantità disumane di pettole, fino a consumarsi l’indice. Che vengano servite a pranzo o a cena non fa differenza, che siano spolverate con zucchero o sale, nemmeno. L’importante è che le pettole – il 22 Novembre – non manchino. L’importante è che occupino, senza troppa moderazione, il centro della tavola e siano raccolte in quelle grandi e profonde coppe di terracotta di Grottaglie, gustate, magari, tra una nota e l’altra della banda, che condisce – tra storia e tradizione – il giorno di Santa Cecilia.

La leggenda delle pettole tarantine

Come nasce la tradizione delle pettole tarantine? Leggenda narra che, il giorno di Santa Cecilia, una donna si alzò per preparare il pane come da consuetudine. Mentre l’impasto lievitava, la signora  – distratta dal suono delle zampogne – decise di scendere in strada per seguire i zampognari tra i vicoli della città. Al suo ritorno, la pasta era talmente lievitata che sarebbe stato impossibile preparare il pane.

Senza lasciarsi prendere dalla disperazione – e dalle urla dei figli che a gran voce reclamavano la colazione – la donna cominciò a friggere dei pezzi di pasta nell’olio. I figli gradirono queste invitanti sfere dorate a tal punto da chiedere alla madre il nome del piatto. La donna rispose così: “Pettel” (perché somigliavano a delle focacce che in dialetto vengono dette “pitte”).

Alla luce di questa bella storia, iniziamo a preparare lo stomaco come si deve. E tu?

Per la ricetta clicca qui >> Come preparare le Pettole tarantine

 

Photo credits: www.globeholidays.net (img in evidenza) – guidecucina.pianetadonna.it (img interna)

2 commenti
  1. ROSSANA
    ROSSANA dice:

    Ho letto la ricetta. tra gli ingredienti vi è 1/4 di lievito che, secondo le indicazioni si dovrà sbriciolare sulla farina, ma allora qual’è la quantità di lievito che si deve sciogliere nell’acqua tiepida?

    Rispondi
    • sara
      sara dice:

      Versi l’acqua tiepida piano piano sopra il lievito e intanto lo sciogli , ma sopra l’impasto non a parte e finisci poi di versare l’acqua come nella ricetta

      Rispondi

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