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I luoghi di Taranto dove fare filone

“Ragà facciamo filone?” Un mantra che, almeno una volta nella vita, abbiamo recitato tutti.

Fare filone, dalle nostre parti, significa pianificare fughe dalle lezioni scolastiche. Imperativo tra i liceali tarantini e non solo, al filone non è mai sfuggito nessuno accomunando intere generazioni di nonni, zii e genitori.

Sono trascorsi un po’ di anni da quando ho smesso di indossare il mitico zaino dell’Invicta imbrattato con slogan e frasi improbabili dei compagni di classe, eppure la matassa di ricordi legata al periodo liceale non cessa di abbandonarmi.

Per fare filone, ci si dava appuntamento in un luogo predefinito – per sfuggire agli sguardi indiscreti di prof. e genitori – e in massa ci si dirigeva nei luoghi più gettonati: all’Auchan, in Villa Peripato (classicone degli anni ’90) oppure alla villetta su viale Virgilio a due passi dal Liceo Aristosseno.

Si trattava di un vero e proprio pellegrinaggio di giovani liberi e scapestrati, la ribellione al sistema scolastico, alle interrogazioni scomode e ai temuti “2” sul registro di classe (che poi faceva media). Non importava quali fossero le conseguenze; il giorno dopo la giustificazione era già lì, sulla cattedra, dopo una nottata trascorsa ad emulare le firme del genitore: segni più falsi delle televendite di Wanna Marchi. Eppure il filone rappresentava il classico rito adolescenziale che, almeno una volta nella vita, andava recitato.

Fare filone a scuola

Il rito di fare filone a scuola

La paura di farsi sgamare veniva sopita col brivido del proibito e con l’ebbrezza legata a tutte quelle esperienze che, bene o male, hanno accomunato un po’ tutti: fumare le prime Marlboro, nascondersi con il fidanzato di turno in Villa Peripato fino a giocare le partite di pallone alla Subfor che, oltre essere tra i luoghi preferiti dove infrattarsi a Taranto, all’occorrenza si trasformava in un campo a cielo aperto.

C’era poi chi, approfittando della patente dell’amico o dell’amica più grandi, si concedeva passeggiate sulla litoranea nell’utilitaria di papà con la musica a tutto volume dei Take That e, cazzonesò, dei Backstreet Boys. E c’era chi, invece, programmava il filone tattico del lunedì simulando mal di pancia improvvisi o rotture del femore della nonna sfigata.

Che fosse per diletto o per timore della prof. carogna, il filone a scuola era – ai miei tempi, ma anche tutt’oggi – all’ordine… della settimana o quasi. Ognuno di noi, snocciolando i ricordi, non può far altro che ripensare a quelle giornate dense di brividi, alle colonne sonore nel walkman, agli insegnanti incazzati, ai compiti che propriochepalle, alle corse per prendere il pullman dell’Amat che ci avrebbe riportati a casa, alle risate e alle tirate d’orecchie del “soggettazzo” dell’ultima ora. Ognuno di noi non può far altro che provare nostalgia, quella bella però, e anche un po’ di invidia per quelle giornate così spensierate e folli ormai andate.

Photo credits: Alfonsina Blyde (img in evidenza) – Carmelo Speltino (img interna)

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