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“Stella Maris”al Bellarmino: l’ultima fatica di Giacomo Abbruzzese, regista tarantino

Come alcuni di voi sapranno, Giacomo è mio fratello. Quello alto, affascinante e con troppi capelli.

Giacomo Abbruzzese è nato a Grottaglie, ma ha vissuto a Taranto fino ai 18 anni. Oggi fa il regista e vive in Francia, tra Marsiglia e Parigi. I suoi corti sono stati selezionati e hanno vinto premi in importanti festival internazionali europei ed extra-europei.

Nei giorni 26, 27 e 28 dicembre alle ore 15:30 presso il Cinema Bellarmino di Taranto, Giacomo presenterà l’anteprima del suo ultimo lavoro: Stella Maris.

G.A: Mi fa strano rispondere a te che probabilmente sai già tutte le risposte, ma dai… facciamolo!

L.A: Giacomo, quando hai capito di voler fare cinema?

G.A: Da ragazzino mi divertivo a fare con la videocamera scassata di famiglia – esattamente quella che aveva filmato la mia prima comunione… – dei piccoli remake di alcune scene cult di Hitchcock. Come attori c’erano i miei cugini e amici d’infanzia. Ma era un gioco, non avevo la minima consapevolezza. Come forma espressiva preferivo invece la poesia, era scrivere che mi permetteva di sopravvivere ai baratri dell’adolescenza e della periferia.

Da Archipel by Giacomo Abbruzzese

Da Archipel by Giacomo Abbruzzese

Poi, quasi per caso, una mia professoressa mi propose di partecipare a un concorso a Taranto che prevedeva la realizzazione di uno spot… a difesa del dattero marino! Portai il più bello e la più bella della classe su una spiaggia e girai una cosa totalmente improbabile, demenziale e allo stesso tempo ispirata a Kiss di Andy Warhol. Dico solo che si concludeva con la voce di mio padre che declamava: “Fate l’amore, non pescate il dattero”. A mia totale sorpresa, il video vinse il concorso e da allora cominciai a chiedermi: “Ma magari sono bravo a fare questa cosa?”. Poi quando pian piano il cinema è diventato davvero la mia forma espressiva, la mia capacità di scrivere poesie è scomparsa. Come se una forma avesse fagocitato l’altra.

L.A: Ci racconti il percorso che ti ha portato a diventare regista?

G.A: Ho studiato scienze della Comunicazione a Siena, poi feci la specialistica Dams a Bologna. In parallelo facevo ogni anno un cortometraggio amatoriale con i miei compagni e amici. Tra l’altro da allora cominciai a lavorare con delle persone che mi accompagnano tutt’ora, come Alessandro Altavilla alle musiche e Marco Rizzo al montaggio.

All’epoca del Dams non avevo ancora nessuna idea di come diventare regista, mi sembrava un miraggio lontano. Non sapevo neanche quanto fosse importante la distribuzione nei festival. Io semplicemente facevo un film all’anno e poi lo proiettavo al cinema della facoltà.

Era quello il mio incontro con il pubblico. Però sono stati dei passaggi fondamentali, è facendo film che ci si migliora come regista. All’epoca fu particolarmente importante per me un festival a Bologna, Officinema, dedicato alle scuole di cinema di tutto il mondo. Mi permise di conoscere alcuni giovani registi e di avere un panorama di quello che si faceva in giro. I film che arrivavano dal Fresnoy – Studio National des Arts Contemporains erano quelli che mi impressionavano di più per ricerca formale, libertà espressiva e padronanza tecnica. Cominciai quindi a sognare di entrare lì, ma mi sembrava qualcosa di impossibile, prendevano ogni anno solo una ventina di giovani artisti da tutto il mondo, di discipline diverse.

Da Fireworks still

Da Fireworks  by Giacomo Abbruzzese

Con candidati che venivano da New York, Sudamerica, Cina e che avevano un percorso spesso decisamente più impressionante del mio (partecipazioni a festival importanti, studi alle Belle Arti di Parigi o all’UCLA di Los Angeles…) mi sentivo spacciato! Però decisi di provarci. Grazie a una borsa di studio andai in Canada per scrivere la tesi di laurea all’Université de Montréal e poi andai a Berlino e infine in Palestina, dove restai un anno e mezzo lavorando in un contesto estremamente stimolante, che mi segnò tantissimo a livello professionale e soprattutto umano. Da lì cominciai a pensare e a scrivere Archipel e Fireworks. E con questi due progetti di film fui poi selezionato al Fresnoy.

L.A: Come può avere influenzato la tua crescita personale e artistica essere nato in un contesto come quello tarantino? Ti ha limitato o ti ha spronato?

G.A: Proprio durante le selezioni per entrare al Fresnoy mi resi conto che il fatto di venire dalla provincia del sud Italia e da una famiglia che soltanto a costo di grandi sacrifici aveva potuto permettermi una formazione universitaria, potevano essere una ricchezza. Questa ricchezza è traducibile forse con una sola parola e si chiama FAME.

L.A: Ora vivi in Francia…

G.A: Si, dopo aver fatto il Fresnoy è stata la destinazione più coerente. In Francia posso vivere del mio lavoro, ed è la cosa più importante per me. I miei principali produttori sono sempre francesi, poi soltanto il resto dei finanziamenti vengono a volte dall’Italia. In generale, comunque, preferisco vivere all’estero, mi sento più a mio agio come minoranza che come maggioranza. E riesco a sopportare meglio tutte le aberrazioni della classe politica e della burocrazia, cose che in Italia mi risulta più difficile.

Da This Is The Way by Giacomo Abbruzzese

Da This Is The Way by Giacomo Abbruzzese

L.A: Il tuo primo importante festival di cinema vinto è stato quello di Torino, cosa hai pensato in quel momento?

G.A: E’ stata una sorpresa totale, uno choc. Era praticamente il primo festival di un certo livello a cui partecipavo, ero già felicissimo di essere lì, non immaginavo minimamente di poter vincere. Ecco, il fatto di venire da Taranto mi permette forse di vivere tutto con grande meraviglia. Niente è scontato, quando mi accade qualcosa di questo tipo mi sembra straordinario, sono entusiasta di viverlo. Credo di aver conservato la capacità di sorprendermi e di appassionarmi, che penso sia fondamentale per fare film con una certa dose di “purezza” infantile. I film sono dei grandi giochi.

L.A: Cosa accomuna i tuoi lavori? E quale caratteristica vorresti facesse capire allo spettatore che “sì, questo è proprio un film di Giacomo Abbruzzese”?

G.A: Non credo di ragionare in maniera consapevole su quello che può essere un mio stile. Cerco di trovare per ogni film la forma giusta, avviare una ricerca formale e drammaturgica. Ogni film è un viaggio e non sai bene dove ti porterà.

L.A: In Fireworks hai realizzato il sogno di molti tarantini, un orizzonte senza ILVA. Recente è la notizia che l’industria dovrebbe tornare ad essere statale, cosa ne pensi? Utilizzando le parole del tuo cortometraggio, lo Stato dopo essere stato l’assassino e poi il mandante (con la privatizzazione), tornerà ad essere assassino o cambierà qualcosa?

G.A: E’ una domanda difficile a cui rispondere. Mi fido poco di chi sta portando avanti questo processo, quindi bisogna restare molto guardinghi. Rimane il fatto che l’unico che si può fare carico di una riqualificazione dell’area e del futuro degli operai è lo Stato. Ma non dimentichiamo che è lo stesso Stato che ci ha portato in questa situazione.

L.A: Nel tuo primo documentario, This is the way, l’amore è amore in quanto tale, sciolto da qualsiasi etichetta e pregiudizio. Documenti la vita quotidiana di una (felice) ragazza bisessuale olandese, nata per inseminazione artificiale da un barattolo di burro di arachidi, con due mamme e due papà omosessuali.

Quando potremo vedere a Taranto This is the way? E Taranto è pronta per questo film?

G.A: This is the way sarà proiettato a Taranto per la primavera. Mi sembra il periodo giusto! Poi se Taranto è pronta lo vedremo…

L.A: Raccontaci cosa il pubblico deve aspettarsi dalla proiezione al Bellarmino di Stella Maris, il tuo ultimo cortometraggio che ha già ricevuto premi importanti in Francia e Spagna.

Stella Maris

Da Stella Maris by Giacomo Abbruzzese

G.A: Mi ha divertito molto una tua frase di qualche giorno fa: “La Madonna, come non l’avete mai vista!”. Può racchiudere in maniera ironica l’idea di circo e di spettacolo che cerco sempre di avere nei miei film. Stella Maris è un’opera tragicomica, gli spettatori attraverseranno sensazioni molto diverse nel corso della mezz’ora di film.

L.A: Quali sono i tuoi progetti futuri?

G.A: Ho terminato da poco, dopo più di tre anni di lavoro, la scrittura del mio primo lungometraggio, Disorder. Adesso con i produttori il film entra in finanziamento e si vedrà se riusciremo a raccogliere il budget necessario. Altrimenti ho un altro lungometraggio in sviluppo, Disco Boy, sul quale sto ancora lavorando alla sceneggiatura. E infine ho un progetto di documentario con Angelo Milano sul Fame, il festival di arte pubblica che ha rivoluzionato in questi anni Grottaglie.

L.A: Si è fatta una certa e devo tornare a preparare la cena per celebrare il mio natale taiwanese. Buona fortuna, buon Natale e un abbraccio a tutta la famiglia. 

G.A: Che la cozza sia con te.

Stella Maris by Giacomo Abbruzzese

26-27-28 Dicembre al Cinema Bellarmino di Taranto

Clicca per vedere il sito web di Giacomo Abbruzzese

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