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Cos’è il Premio Taranto e perché devi assolutamente conoscerlo?

Mi vengono i brividi solo a pensarci, a pensare che se fossi nato in quegli anni avrei sì vissuto la guerra e il fascio; ma avrei anche conosciuto Ungaretti, Carlo Bo, Pasolini, Scarfoglio.

Di che cazzo sto parlando, da buon nostalgico? Signori e Signore, sto parlando del glorioso passato culturale di Taranto. Che no, non è legato alla dannata storia magnogreca avvizzita nella naftalina. È la Taranto post-bellica, per l’esattezza la Taranto che vive tra il 1947 e 1951. La Taranto capeggiata da Antonio Rizzo, ideatore del PREMIO TARANTO.

Manifestazione magistrale, il Premio Taranto. Definito come la “Biennale del Sud”, in relazione alla Biennale d’arte veneziana, ha attraversato quattro stagioni indimenticabili.

Il suo ideatore, Antonio Rizzo, è stato al fronte, è un fisico laureatosi con Enrico Fermi, ha attraversato la prigionia di guerra. Eppure, da stoico maledetto, se ne torna nella natia Taranto per curare gli affari della “Voce”, storico giornale ionico, proprietà della famiglia Rizzo. A testimonianza di ciò v’è un breve ma intenso filmato dell’istituto LUCE, nel quale è possibile ammirare una Taranto in bianco e nero ma vivace, spensierata.

Doveva essere il periodo, no? Disarmo, pace. Niente proiettili, niente bombe a grappolo inglesi che devastano la città vecchia. Rizzo non vuole creare il classico e insipido premio artistico provinciale, e intavola un’organizzazione chirurgica che alla prima edizione vede sedersi, tra i giurati letterari, figure dal calibro di Giuseppe Ungaretti come presidente della giuria e Gianna Manzini in veste di critica.

Il tema del concorso è forse inflazionato ma potente: IL MARE, sia esso protagonista o personaggio secondario. Viene inoltre creata una sezione pittorica per il Premio Taranto, che nel corso degli anni porterà sulle rive ioniche artisti notevoli ed esplosivi, quali il metafisico De Chirico o Felice Casorati.

Taranto in bianco e nero

Taranto in bianco e nero

La prima edizione narrativa fu vinta da un giovane Raffaello Brignetti, e nonostante l’iniziativa venne celebrata dalla stampa nazionale, la classica e ottusa frammentarietà degli artisti (davvero erano artisti?) e intellettuali locali osteggiò fortemente il Premio Taranto. Dannazione! La frammentarietà è un male schifoso che noi tarantini ci portiamo dentro manco fosse il peccato originale. Siamo come schegge di vetro infrante da un proiettile esplosivo: dannose e inutili.

Inutili, com’è inutile sciorinarvi tutta la storia intera minuto per minuto del Premio. Oltrepassando le critiche della crème – scaduta – culturale di Taranto, Antonio Rizzo prosegue il suo cammino e il Premio Taranto cresce. Nella seconda edizione ci sono intensi dibattiti culturali che precedono la manifestazione vera e propria; la partecipazione popolare è alle stelle e addirittura s’infiamma una dèbacle correlata alla pittura tra “astrattisti” e “figurativi”.

Ma è nel 1950 che, a mio avviso, il Premio Taranto raggiunge una vetta, in termini di nomi fragorosi nel campo letterario, che (tocco ferro) non verrà mai più superata: il primo posto letterario va ad un superbo Carlo Emilio Gadda, non so se v’è chiaro. E riceve la menzione d’onore un certo Pier Paolo Pasolini, per il racconto Terracina. Nella “divisione artistica” del Premio c’è un confronto feroce -achtung! Solo in campo di colori, eh- tra Gino Meloni e Renato Birolli.

Ottantamila presenze affollano “la città dei due mari” per respirare un’aria d’innovazione e grandeur culturale. Insomma, gente! Quelli, porca puttana, sì che erano anni perforanti e geniali! Perdonatemi l’eccitazione da terremoto che mi piglia, ma pensare ad un Gadda o ad un Ungaretti in giro per la mia città m’inorgoglisce.

Pasolini con Ungaretti

Pasolini con Ungaretti

Purtroppo tutto ha termine nel 1951 per motivi inspiegabili. Si mormora che quei viscidi biechi intellettuali da bar, i provinciali, quei paranoici fottuti, avessero danneggiato e prevaricato Rizzo e i suoi seguaci. Molta nebbia, una coltre arrugginita avvolge questo triste evento, che è stato il frangiflutti contro l’ignoranza che avrebbe pervaso Taranto di lì in poi.

Questa è una storia che mi sa tanto continua a ripetersi troppo spesso, qui da noi, dove i mediocri e gli insignificanti affannano ed annaspano, e però ne escono puliti e vincitori.

Prima o poi qualcuno azzeccherà questi provinciali da quattro soldi e gli rifilerà, oltre ad una dose di calci nelle gengive, anche una sonora ripassata intellettuale. Magari impareranno, con i denti spezzati e il cervello rivoltato da parole incomprensibilmente superiori.

– ringraziamenti al sito MindTheBook, che mi ha fornito un articolo splendido dove ho potuto reperire dati e controdati di sorta-
https://mindthebook.wordpress.com/2011/05/03/la-biennale-del-sud/

VIDEO ARCHIVIO LUCE
http://senato.archivioluce.it/senato-luce/scheda/video/IL5000020658/2/Il-Premio-Taranto.html

Photo credits: SpOOn^Man (img in evidenza) – www.pasolini.net (img Pasolini con Ungaretti) – www.betasom.it (img Taranto cartolina)

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