marc poll taranto

“A vuè mo?” Ti presento Marc Poll, celebre personaggio tarantino

Non ho mai conosciuto Amedeo Orolla, in arte Marc Poll. Come non l’hanno conosciuto i giovanissimi e tutti quelli della mia generazione. Le cose che so di lui le ho lette o le ho attinte dai discorsi di parenti che spesso lo incontravano durante le canoniche vasche tra via di Palma e via D’Aquino.

Marc Poll è stato un supereroe urbano della Taranto d’antan, chiamato così in omaggio alla nave (Marco Polo, appunto) su cui prestava servizio suo padre e di cui ne decantava con fierezza le gesta.

Conosciutissimo e apprezzato, Marc Poll rientra di diritto tra i personaggi più amati della terra dei Due Mari. Metà uomo e metà busta, aveva una missione: vendere buste contenenti schedine precompilate.

“A uè na’ busta?” (“La vuoi una busta?”), era il suo motto quando si aggirava per il centro di Taranto, soprattutto nei pressi della Sem (suo quartier generale). “A uè mo’?” (La vuoi ora?), era invece l’espressione che pare riservasse alle belle ragazze che inciampavano sui suoi passi.

Outfit inconfondibile il suo: tipico copricapo da ferroviere, una lunga palandrana scura e un sorriso raggiante, seppur sdentato, che gli illuminava il volto. Con le sue enormi scarpe ciabattava qua e là ripetendo instancabilmente la frase che l’ha reso celebre. Uno Charlot di periferia, oserei dire, la più originale creazione di un simbolo made in Taranto.

Marc Poll, personaggio tarantino

Marc Poll, personaggio tarantino

Marc Poll ha convogliato in sé le sfumature di un’epoca, incarnando l’immagine del vagabondo sgretolato da un lato e comico dall’altro. Capolavoro pop di una Taranto sbiadita, questo curioso personaggio locale è stata la mascherina sui generis degli anni ‘40-’50, lavoratore stacanovista devoto al volantinaggio sociale.

Si dice che comprare una delle buste, che non senza fierezza sventolava, portasse fortuna a prescindere dalla vincita e non è mancato chi è stato più che generoso con lui.

Sì, perché Marc Poll conquistava tutti, con il suo modo di fare tra il goffo e lo sfrontato, tanto che alla sua morte il Comune l’ha onorato con un funerale di prima classe.

La sua faccia anima, ancora oggi, i muri di Taranto. Gli sono state addirittura dedicate pagine sui social network e se fosse ancora qui sono convinta che, di fronte alle storture di questa città e alla pochezza sociale che ci sta divorando, non si sarebbe tirato indietro e avrebbe affrontato tutto con il suo eterno sorriso sdentato. E una busta delle sue.

Photo credits: www.gattosilvestro.net (img interna)

3 commenti
  1. nico tanzi
    nico tanzi dice:

    Brava Stefania,
    hai scritto delle righe stupende, rendendo il giusto omaggio ad uno dei più significativi simboli di Taranto.
    Taranto è in fin dei conti questa: Taras sul delfino, pont Girèvl, arsenàle, cozze, sidellùrgeche, e – per l’appunto – Marc Pòll.
    Grazie
    Nico

    p.s.: invito te e l’intera redazione di sedicotaranto a fare un giro sul mio sito ” http://www.approdi-di-taras.info

    Rispondi
  2. Armando
    Armando dice:

    Sono un suo pronipote…Zio Amedeo (Orlolla il cognome)ha vissuto con noi per quasi tutta la sua vita…finiti i suoi giri era a casa nostra che si ritirava la sera…era fratello della madre di mia madre e ho un ricordo indelebile di lui e di ogni cosa che ha fatto nella sua vita…e ne avrei di cose da raccontare…?

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *