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Un tarantino scrive a Vittorio Feltri sul caso Ilva

Il vomito. Il vomito è più nobile dell’acciaio. Il vomito mi risale immediato e feroce. Un’onda tzunami che percuote la trachea, l’epiglottide e le tonsille finendo per sporcarmi i denti ingialliti da pinte di McFarland e caffè a profusione.

Ora, in questo preciso istante, sono uno ZULU centrafricano che si fa strada a colpi di machete. Anzi, meglio! Sono un franchista ispanico che applica la garrota. Ti soffoco. Con un giro di vite. Ti soffoco. Pena di morte.

Vedete? Quest’è quanto ho provato nel leggere la prefazione del libro su Emilio Riva, firmata da Vittorio Feltri.

M’hai fatto venire l’ulcera, Vittò!

Posso dirtela, una cosa? Sì? Okay, okay. Allora te la dico a uso nostro: hai pisciato fuori dall’orinale! Perché se è vero che Taranto l’hanno stuprata in ogni orifizio e non ha più dignità, i tarantini possono ancora arrogarsi il diritto di mandare affanculo un orobico come te.

Leggetevelo, leggetevelo il pezzo di Feltri. L’hanno pubblicato pure su “Il Giornale”.

Ma occhio… occhio bello mio! Ti verrà imposta la lex talionis.

Il mitico Bretone Céline diceva “IL FAUT PAYER”, nel senso che bisogna soffrire duro, amaramente, per raccontare qualcosa, e io cerco di seguire la strada del “PAYER” come un dannato samurai, attraverso privazioni e autodisciplina. Con ‘ste parole voglio dire che Feltri NON HA PAGATO per le metastasi diffuse, per i tumori polmonari, per i crani degli operai schiacciati dai ganci o per il minerale che assedia ogni latitudine di Taranto.

Vittorio Feltri

Vittorio Feltri

Ti declino anche un altro detto folkloristico della mia Taranto, Vittò: metti il culo a bagno. Io delle tue parole spese in onore di un tiranno industriale non so che farmene. So però che Riva ha comprato un’acciaieria grande il doppio della città che la ospita ad un prezzo da Burkina Faso, ne ha tratto profitti luridi e MAI, dico MAI, che abbia pensato ad un rinnovamento industriale o ad un investimento sul territorio.

L’impianto ILVA è cancerogeno, arrugginito, spiaggiato. La buonanima di Riva nemmeno per sbaglio ha gettato uno sguardo allo sfacelo di morte e chemioterapia in cui stava asserragliando la città; e con il sostegno della SACRA CORONA UNITA BRITANNICA ha espatriato miliardi in conti off-shore nell’Isola di Jersey.

A me dei cattocomunisti e degli ambientalisti della domenica, come li hai descritti tu, me ne fotte meno di niente. Sono uno dei tanti che ha combattuto per una Taranto che versa in coma irreversibile e non lo dico per vanteria, ma perché era un DOVERE lottare in vari ambiti (perché, Vittò, Taranto sta con le pezze al culo anche per troppi, inevitabili problemi che non ti sto a spiegare qua).

Oh, dai, t’invito a farti un bel tour presso le corsie-urne dell’ospedale Nord a Paolo VI, so che sei cinico ma forse così potrai capire perché Taranto odi Emilio Riva e i politicanti incravattati.

Bambini nel quartiere Tamburi di Taranto

Bambini nel quartiere Tamburi di Taranto

Capirai perché sui muri scriviamo (scrivevamo) RIVA DEVI MORIRE, RIVA BOIA, A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) LICENZA D’UCCIDERE.

Capirai perché interrompiamo i comizi dei sindacalisti che hanno venduto pure lo sfintere dei propri figli ai capireparto, capireparto feroci come barracuda e fedeli alla cosca ILVA come soldatini di piombo.

Provaci tu a guardare operai con delle uova metastatiche che s’incastrano tra le corde vocali, bambini che nonostante subiscano cicli di chemioterapia sorridono e giocano con i bakugan rimediati da genitori senza più speranza né futuro. Provaci, Vittò.

Tu mi scrivi, Vittò, che dovremmo avere onestà intellettuale… ma per cosa? Per un vecchio ottantottenne che ha disossato lembi di carne traendoci profitto per generazioni e generazioni future col suo stesso codice genetico? Invochi PIETAS nei confronti di Riva, uno “sconfitto”… cazzo! Se Riva è uno sconfitto io che sono? Manco dovrei esistere! E i genitori di Lorenzo (che riposi in pace), a cui avevano diagnosticato un tumore al cervello all’età di tre anni? Loro non sono sconfitti?!

Zitti signori! Ché Vittorio Feltri ha pontificato! Ha dichiarato l’inviolabile dogma! RIVA E’ UN GENIO, UNO SCONFITTO!

Uno che ha permesso a nipoti, bisnipoti e compagnia cantante di campare sulla pelle dei tarantini è UN GENIO SCONFITTO. Bella merda, Vittò!

Sai che sta?

Sta che io metto al rogo RIVA, CLINI, VENDOLA, STÈFANO, DI BELLO, e TUTTI i BASTARDI senza gloria che ci hanno portato alla sentenza inappellabile: GHIGLIOTTINA, ALLONS-Y! Ghigliottina per Taranto!

Il mostro d'acciaio

Il mostro d’acciaio

Sulla graticola però c’infilo pure te Vittò, perché dovresti sapere che CHI SI FA I CAZZI SUOI, CAMPA CENT’ANNI, e stavolta potevi evitare la polemica che strascica e stride come i denti d’un cadavere trascinato dalle caviglie in piazza Duomo.

Potrei andare avanti per ore ma, come dice Sun Tzu, infierire su un nemico ormai entrato nella fase di Rigor Mortis è inutile. Il vilipendio gratuito appartiene alle carogne necrofile.

Ribadisco il concetto céliniano: IL FAUT PAYER!

Siccome tu te ne stai infognato in non so quale paese fantasma brianzolo e di Taranto non conosci manco un vicolo, dovevi impedire alle tue dita di scrivere ‘sta prefazione.

Voialtri… non ditemi che sono scurrile, sboccato, che Riva merita rispetto “piccé ‘ammuert”… Feltri-Feretro rispetto per i tarantini non ne ha avuto e il suo ridicolo pensiero si commenta da solo: “MEGLIO MORIRE (FORSE) DI TUMORE O SICURAMENTE DI FAME?”

Mah, Vittò… sai, se t’ingozziamo a ciclo continuo di panzerotti e lasagne e polpette quando poi toccherà macellarti e cucinarti arrosto avremo carne a sufficienza per ‘na ventina di cristiani.

Azz, scusami, non ho calcolato che mangiandoti ci verrebbero mutazioni tipo OGM.

Vabbè, dai, scià! Te la sei scampata l’esecuzione!

Se il libro di Giovanna du Lac Capret è una bomba a grappolo, quello che mi porto nel cuore e vorrei eviscerare a tutti quanti i presenti è Napalm più Bombe al Fosforo dritte su DRESDA. Il minerale arroccato sui balconi dei Tamburi come un fottuto drago arcaico che infesta un castello desolato. Le cozze al macero. Gli sbocchi di sangue che gettano i poveri cristi malati di tumore alla gola.

Chiudiamo questo scempio gratuito, va’…

Salvini quando è venuto a Taranto, davanti ai cancelli dell’ILVA, ha visto una cinquantina di operai prima linea incazzusi e ha capito subito la malaparata. S’è svicolato sul lungomare, il povero clone di Jabba-The Hutt. Questo per farti comprendere che dovreste farvi i cazzi vostri e non immischiarvi con noi ionici che tempo da dedicare ad ulteriori cialtroni non ne abbiamo.

Ormai il libro è uscito, è andato in stampa e starai già incassando un po’ di dobloni, no?

Probabilmente questa robaccia che ho scritto non verrà mai sventolata sotto il tuo naso, Vittò… e con tutt’onestà me ne sbatto. Qualcuno capirà e apprezzerà, ne sono sicuro. Mi sono tolto un’oncia, una libbra di rabbia che altrimenti avrei riversato in azioni da codice penale.

E comunque l’importante è combattere e tentare l’attacco piromane. L’importante è svuotare l’energia rabbiosa e convogliarla ad imbuto verso il Nemico. Adesso il nemico siete voi, tutti voi, gli ignavi, i porci incravattati, quelli col paraocchi e quelli che tacciono.

 

Photo credits: Danilo Mongelli (img di copertina) – www.giuliocavalli.net (img Feltri) – Giulio Farella (img bambini) – Luciano Manna (img interna Ilva)

1 commento
  1. danny devita
    danny devita dice:

    Concordo con te! È un ‘pisciare fuori da orinale’la prefazione di Feltri! Poteva risparmiarsela.poteva evitarci questa sua provocazione gratuita.Non si gioca con salute e prostrazione di una intera città! Vergogna! !

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