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San Cataldo: il patrono di Taranto che ha reso le nostre cozze le più buone al mondo

La festa di San Cataldo, patrono di Taranto, è una delle ricorrenze più sentite in città. Ti racconto qualche curiosità che forse non sai.

Taranto è una città meravigliosa quanto unica. Da noi il periodo natalizio comincia il 22 novembre e i primi bagni ammare si fanno ad aprile. Prestissimo. Il cambio di stagione, invece, no. Quello si fa il 10 maggio, de San Catavete, nonostante il caldo dilagante. Tardissimo. Ma il tarantino è così legato a ogni tradizione da non modificarla per alcun motivo.

E se a causa del riscaldamento globale almeno al detto “a san Catàvete passe ‘u fridd’e avéne ‘u càvete” non crede più di tanto, continua a far tesoro della regola per cui “ce de masce no’ arrive l’otte, no’ te scè luànne cappidde e cappotte”. Della serie: ok, il clima è già mite da un po’, ma fino all’8 maggio può cambiare repentinamente anche nell’arco di una giornata. Dopo quella data, il garante del bel tempo è il Santo protettore, al quale ci si rivolge con una vecchia preghiera per liberare i cieli di Taranto “da furmene e tembeste”.

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San Cataldo da Rachau, o san Catàvete per noi tutti, è più che un santo. Una guida, un punto di riferimento. Era un vescovo di circa sessant’anni quando sbarcò vicino Lecce, in un posto che ora porta il suo nome, dopo un lungo viaggio dalla Terra Santa a bordo di una nave greca. Secondo la tradizione sarebbe stato Gesù, apparsogli nel luogo di culto, ad invitarlo a recarsi nella città dei due mari per convertirla dal dilagante paganesimo.

Sempre secondo la leggenda, il religioso irlandese avrebbe lanciato il proprio anello pastorale nel Mar Grande, per placare una tempesta pericolosa che lo sorprese durante il viaggio. In quel punto si trova realmente il citro (ovvero una sorgente d’acqua dolce) più profondo, denominato “Anello di San Cataldo”, che insieme ai citri presenti nelle vicinanze e nel Mar Piccolo rende le acque tarantine ideali per la mitilicoltura.

Insomma, dando peso alle leggende dovremmo ringraziare il nostro patrono sia per averci regalato estati lunghissime, che per aver reso le nostre cozze le più buone al mondo. L’unica certezza è che tutti i miti hanno un comune denominatore: il mare. Quel mare meraviglioso dove tutt’oggi si tiene la processione del Santo, nel momento più bello della tre giorni di feste in suo onore.

È il momento di vestirsi leggeri, un tripudio di lino e di cotone. Le robe di lana sono ormai stipate nelle casce in fondo agli armadi. Tutti accorrono per vedere la bellissima statua, che fa il giro dei due mari per benedire la città. Al seguito, una fila di barche piccole e grandi a rappresentare una scorta gioiosa, col sottofondo delle sirene a festa. Poi i fuochi d’artificio sul Castello Aragonese, il Palio di Taranto, il giro tra le bancarelle per comprare le nocelle e la cupeta. Un morso, un respiro profondo di aria di mare e uno sguardo verso il cielo. Con la speranza che San Cataldo non abbia perso la capacità di fare miracoli per la terra che ha scelto di amare.

Photo credits: Francesco Romano (img in evidenza) – Lucy La Gioia (img interna)

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