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Lettera di un tarantino dopo le dimissioni di Campitiello, presidente del Taranto Calcio

Siamo davanti all’ennesima estate che si trasforma in un punto interrogativo marcio e patetico: CHE SARÀ, CHE SARÀ, CHE SARÀ, CHE SARÀ DI QUESTA SQUADRA, CHI LO SA?

Va così.
Sono anni insensati che scappano via come acqua, come sabbia fatta scendere da un imbuto verde neon davanti al mare devastante di Porto Pirrone.
Tornadi, bambole pettinate, rivenditori di auto, Tornei di Viareggio… striscioni vietati, debiti, bidoni, trasferte infrasettimanali. Sono attimi che vengono distrutti un secondo dopo aver vissuto. L’unica certezza è l’Ideale, il Sogno, il Viaggio, un’icona a cui affidarsi per la quale vale la pena litigare con tua moglie e perdere dobloni in busta paga. Ed è questo, nient’altro che questo che resta. Restano i gradoni e le torce, spinte e sputi; restano i deliri di Trani 0 – Taranto 2 e la pioggia che inzuppa la sciarpa.

Il Taranto è un demone deforme focomelico bello come il sole. Un controsenso, una pallottola. Tutto quello che esula dai colori sociali e dal tifo onesto è meno di zero. Z-E-R-O. Presidenti, bomber, cartelloni sponsor e chiacchiere da bar. Zero. Dopo anni di inculate perforanti dovremmo avercelo tatuato in fronte, ‘sto concetto qua, e invece ancora a rincorrere fantasmi, ipotesi fantascientifiche, complotti; ancora a ringraziare chi ha semplicemente fatto il proprio dovere e ha comunque avuto da ridire su una tifoseria che ha subito almeno un decennio di ceffoni manrovesci sui denti.

Il Taranto è la Nord, il Taranto è Fabio di Pisa che si snoda come un vurpo per aiutare i fuorisede e fa l’abbonamento pur trovandosi a settecento chilometri dallo Iacovone; il Taranto è anche il sottoscritto che dalla Lombardia ascolta in radio le imprese come TARANTO 4 ANDRIA 1 e affanculo, baresi di merda!

La Nord ha tanto amore, noi abbiamo tanto amore e spesso non basta, anzi, è effimero. Polvere su Polvere. Così la pensava anche Gabo Márquez, un colombiano che avrebbe certamente apprezzato la flemma tarantina e quei tramonti ultraterreni psicotici che la nostra terra ci regala. Amore, ossessione, un sinonimo direi.

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Questa elegia va dritta ai compagni che militano da quando ne hanno memoria, che c’erano tanto in un Taranto-Cosenza da centro classifica in era Brucato quanto con la sopracitata capolista Fidelis. È per gli oltranzisti che dopo il Catania hanno continuato ad esserci. Dedicata ai diffidati, ai fuorisede, ai bandieroni immensi, al tifoso di 99 anni che va in gradinata dai tempi del Mazzola, ai computer che si aggiornano e che goduria che ti vedi lo 0-0 diventare 1-0 e sotto il commento standard GOOOOOOOOOOLLLL! Beppe Genchi! scritto da qualche nerd che nemmeno sa cosa significhino il rosso e il blu.

Non lo so cosa sarà di questa squadra.

So che è inutile smanettarsi la nerchia sui social network appresso a dichiarazioni che meriterebbero una tumulazione prematura. So che il Taranto è a prescindere masochismo puro, solo dei mezzi ritardati o pazzi cancerogeni come noi seguirebbero una squadra tanto sdreusa.

Come recita un articolo dei TS: IN MARI AVVERSI, PER SEMPRE NAVIGHEREMO.

Eccoci, guardateci: stiamo già con le reti addugliate e le fiocine cariche per affrontare Moby Dick, intabarrati in una paranza di legno e sangue. E ci faremo male, perderemo un braccio, ci amputeranno la lingua, però ne usciremo con onore a testa alta, gomiti serrati e piedi a martello. Ne usciremo con dignità, NOI. A prescindere.

Tutto ciò che avanza è zero, ricordatevelo.

 

Photo credits: Floriana Lopez

 

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