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Ad un anno dalla scomparsa ricordiamo Lollo: il bambino simbolo della lotta di Taranto all’Ilva

Il 30 luglio dell’anno scorso il piccolo Lorenzo, “Lollo”, Zaratta è diventato un angelo dopo essere stato il simbolo della lotta di Taranto contro l’Ilva. E noi vogliamo ricordarlo così.

Quando ho parlato la prima volta con Mauro Zaratta, il padre di Lollo – il bambino al quale all’età di 3 mesi avevano diagnosticato un tumore al cervello e che è diventato il simbolo della lotta di Taranto all’Ilva – ero a Firenze, come lui d’altronde. Mauro, ogni giorno, lottava contro la malattia del figlio con gli occhi che non vedevano più e un bottoncino sulla pancia per alimentarlo.

Quando ho parlato la prima volta con Mauro Zaratta era domenica 14 aprile, quella domenica in cui si sarebbe deciso il futuro dell’Ilva dopo il referendum consultivo indetto dal comitato “Taranto Futura”. Quel giorno Firenze era vicina a Taranto, io – da cittadina e giornalista – ero vicina a Taranto, così come tanti miei colleghi che in quelle ore stavano spendendo inchiostro, parole e speranze sulle torri infuocate.

Oggi, 30 luglio 2015, ad un anno dalla scomparsa di Lollo vogliamo ricordarlo come l’esempio lampante di  chi ha lottato per la rinascita di Taranto. Perché se è vero che nessuno potrà restituire il piccolo Lorenzo alla sua famiglia, è vero anche che tutti possiamo fare qualcosa perché l’Ilva non si porti via altre vite, perché le corsie d’ospedale smettano di essere le passerelle di malati di cancro con i polmoni consumati dalle polveri rosse e lo spirito di chi si è arreso alla triste evidenza che l’Ilva è la morte e che Taranto sia stata svenduta al peggiore carnefice.

Mauro e Lorenzo

Mauro e Lorenzo

Riprenderci Taranto e pretendere che si parli meno di tumori e più di salute, pretendere che venga attuata la riconversione mentale e culturale di una città allo sbaraglio, lacerata nel profondo, è un dovere prima di tutto morale. Un obbligo, un imperativo categorico al quale non possiamo sottrarci.

“Malgrado sia a Firenze oggi – mi raccontava Mauro lo scorso anno – sono particolarmente ansioso per il risultato di questo referendum. Sarei contento se la città si svegliasse e fosse priva di fabbriche”. Le parole di Mauro suggeriscono, ancora oggi, speranza ma il giovane padre non ha mai nascosto le sue perplessità. “Purtroppo a Taranto comanda l’idea che si preferisca morire di cancro che di fame.”

“Nessuno è in grado di dimostrare il nesso di causalità tra il tumore di Lorenzo e i fumi dell’Ilva, ma la mia famiglia lavorava lì e i miei nonni, mia mamma sono morti di tumore. Mio suocero anche era all’Ilva e mia moglie, durante la gravidanza, lavorava nel quartiere Tamburi, a ridosso dello stabilimento”. “Non posso fare altro che restare vicino alla mia città da qui – aveva concluso Mauro -; i fiorentini hanno espresso tanta solidarietà nei miei confronti e in quelli della mia famiglia. Meno, invece, le istituzioni locali che sul mio caso e su quello dell’Ilva non si sono espresse”.

Ciao Lorenzo,

con affetto la redazione di Se Dico Taranto.

 

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