enogastronomia

Taranto ha una una vocazione turistica? Partiamo dalla gastronomia

Voglio parlarvi della vocazione turistica di Taranto – ammesso che ce l’abbia – attraverso 3 pezzi in cui analizzo le potenzialità di questa città. Partiamo dalla gastronomia.

C’è da dire un paio di cose, prima di incominciare lo show.

Comunque la vogliate vedere, Taranto è una città controversa che ingloba in sé tanto le scorie industriali quanto certi tramonti viola che ipnotizzano. Con questa serie di articoli si vuole evidenziare su quali numeri Taranto deve puntare alla roulette, pur mostrandone le negatività ed il marcio – e il marcio siamo spesso NOI STESSI TARANTINI – che la strangolano.

Non si può continuare con la frammentarietà, con le barricate tra noi stessi concittadini, con la summa divisio salomoniana di bene e male, bello e brutto. Taranto è una fogna a cielo aperto e al tempo stesso c’ha squarci devastanti che la fanno salire sul podio al posto di tante altre decantate realtà territoriali. Bisogna accettare il pacchetto completo. Sia che voi siate la parte blu del pessimismo, sia che siate la parte rossa dell’attività, della voglia di rifarsi senza pensare al presente tragico industriale e tumorale.

Altra piccola premessa: chi vi scrive non crede che Taranto possa vivere di turismo, né adesso né tra dieci quindici anni. Perché? Beh, senza interventi cazzuti e concreti sia a livello industriale sia a livello sociale, da questa palude non ce ne andiamo. E poi c’è bisogno di riqualificazione culturale, occupazionale e tanti altri suffissi di merda che sono però necessari alla causa. “Fatti, non pugnette!” si dice, ed è così. A furia di sputtanarci e compiangerci la palude diventa più malsana e mortale, perciò dobbiamo abbassare la testa e combattere con nocche dure sul costato dell’avversario.

L’enogastronomia: pucce, spaghetti e spuenze

Spaghetti con le cozze

Spaghetti con le cozze

Questo primo articolo inquadra l’unico settore che si salva quasi totalmente, a Taranto, e cioè l’enogastronomia. Cibo e bevande, miei porci fottuti! All’ingrasso! Hop hop! Avanti! Pucce, spaghetti allo scoglio, spuenze, fav’e fogghje! Cozze! Vino! Tarallini! Parmigiane! Orecchiette! Alla mangiatoia!
Almeno a Taranto si mangia bene. Abbiamo avuto e continuiamo ad avere il dramma delle cozze alla diossina, del bestiame abbattuto, dei formaggi tossici, vero. E non c’è molto da dire. Eppure ci sono delle innovative colture dei mitili allattimati in zona San Vito, dicono. Dicono che sono gustose. Soluzioni alternative, capite? Vabbè, evitiamo la tiritera dell’appello alla politica locale che PER ME tutti appesi per i testicoli viola, dovrebbero andare gli incravattati.

I caseifici di Taranto e provincia

I formaggi pugliesi

I formaggi pugliesi

Vogliamo parlare dei caseifici di Taranto e provincia, che in quanto a scamorze affumicate, caciocavalli, pecorini e ricotta non hanno nulla da invidiare ai formaggi dop della penisola italiana? Pur filobaresi, gli 080 di Martina Franca devono ricordarsi che fanno provincia TA74100, e lì tra podolici e ‘mbriachi i caciocavalli sono da segno della croce.
E cosa ci guadagniamo noi, a parte il commercio interno?
Un cazzo. Sì, vabbè, qualche ammanicato fa import-export, e poi? Nulla.

Celebriamo i vitigni con eventi ad hoc

I nostri vigneti

I nostri vigneti

Qui dovremmo celebrare i nostri vitigni con un grande evento, investendo sulla presenza di professionisti del settore, artisti, chef internazionali. Non una sagra, occhio, una fiera del gusto di portata nazionale che attragga investitori, uagnù, L’SOLD!, potenziali innamorati della città dei due mari. Una fiera ben sponsorizzata sui social network, UN UNICO EVENTO annuale, per ritornare a noi tarantini fecciosi che facciamo comitiva in 3-4 invece di aggregarci e unire le forze per qualcosa di grosso.

Ci sono delle eccellenze provinciali come le cantine Feudi di San Marzano, il primitivo Gianfranco Fino, le cantine di San Gaetano che dovrebbero essere le punte di diamante di un diadema ben più ampio fatto di masserie, degustazioni, vigneti… insomma.

Gli ulivi secolari

Gli ulivi pugliesi secolari

Gli ulivi pugliesi secolari

Altro tasto infiammabile: i nostri ulivi secolari… eh… l’olio di Mottola, Palagiano, Palagianello, ottenuto in frantoi di pietra che maciullano le olive per poi ottenere un succo torbido spettacolare. Sì, tutto molto bello, ma perché non se ne parla? Ah? Mors’ dei cartelli “i sentieri dell’olio” in litoranea e se uno volesse fare questi stracazzo di sentieri? Si perde nei tratturi tra Leporano e Pulsano? Blah blah blah. Perché non organizzare delle visite guidate presso i frantoi migliori del territorio? E queste sono suggestioni di uno studente che con il campo enogastronomico ha poco da spartire.

E ancora: la situazione anomala del nostro istituto alberghiero, la valorizzazione dei forni storici di Taranto. Ce ne sarebbero di bestemmie da buttare. Notti sulle lampare o sulle paranze di legno e pece dei veri eroi, dei veri pescatori tarantini. Quante cazzo di cose! Avete suggerimenti, idee? Beh, sentitevi liberi di condividerli con noi. Anche gli insulti sono ben accetti. #DALDEGRADOALLAVITA.

 

Photo credits: Corrado Forino (foto spaghetti cozze) – www.saporipugliesi.it (foto formaggi) – www.vinoveritas.it (img vitigno) – Chiara Lorè (foto ulivi) – vinoecibo.it (foto di copertina)

1 commento
  1. Gilberto
    Gilberto dice:

    buon giorno
    sono al 100% daccordo con quello che lei dice,io vivo all’estero e’ ho girato in diverse parti del mondo
    mi lasci dire che le emozioni che mi lascia taranto ogni volta che ritorno sono sempre belle.
    se ci fossero piu’ persone come lei che non conosco ,ma mi riconosco in quello che lei dice Taranto sarebbe
    la culla del piacere,a me interesserebbe conoscere persone che amano la citta ‘e che vogliono fare qualcosa
    ma parlare e’ facile agire piu’ complicato si puo’ solamemente agire se si ha potere politico.
    se avessimo tale possibilita’ perche’ non tentarci?

    Rispondi

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