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Taranto nostalgia: sono entrata nel Fusco ed ecco cosa ho trovato

Ho fatto un tour virtuale nel Fusco. Ti racconto le emozioni e il dolore quando ho varcato la soglia dell’allora glorioso cinema-teatro di Taranto.

Parlare del Fusco significa parlare di un simbolo storico nel centro di Taranto. Un edificio leggendario, in via Ciro Giovinazzi, che ha riunito intere generazioni nella magia della sua sala cinematografica. Quello che rimane oggi, a dispetto dell’ampia tradizione culturale e sociale che un tempo abbracciava i tarantini, è un’insegna sbiadita, cumuli di polvere e una profonda malinconia.

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Dino Risi diceva che i Cinematografi sono supermercati che vendono amore e paura. Quasi una premonizione, se vogliamo, per un cinema che rischia di sprofondare nel dimenticatoio collettivo, sacrificato sull’altare dell’indifferenza, sepolto da tufi e polveri.

Abbiamo fatto un giro all’interno di questo maestoso fantasma, uno dei gloriosi cinema di Taranto, che all’epoca ospitava le prime di pellicole importanti e spettacoli teatrali. E’ stato subito momento nostalgia, un ritorno al passato avvolgente ma severo, come il presente che si snoda tra le quinte e i camerini ormai andati del cinema.

Ricordo ancora quando da piccola, durante le decine di saggi di danza consumati tra quelle pareti rossastre, calcavo in punta di piedi il palcoscenico in legno, esibendomi di fronte ad una platea che – malgrado i 300 posti  che riservava ai frequentatori – pareva sconfinata. Partecipe. Felice di essere lì a vivere un momento di svago, di straniamento dalla realtà e dal caos cittadino.

Attualmente del palcoscenico è rimasto poco o nulla, qualche trave divelta e un tappeto di vetri frantumati. In una stanza, sul pavimento impolverato e puntellato da mattonelle fiorite antiche, giace solitario un proiettore cinematografico avvolto nel cellofan. Il tempo si ferma; improvvisamente mi sento tanto Totò, il bambino della celebre sala proiezione del Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore. I ricordi si rincorrono tra i passi di danza, le corse tra i camerini, i cambi d’abito e le serate al cinema con la famiglia e le amiche. A quando, per esempio, il Fusco era preso d’assalto da orde di ragazzine per assistere alla prima del Titanic. Io ero tra quelle, con il luccichio negli occhi e la serenità nel cuore che, in quegli anni, batteva per un aitante e giovane (ma per me troppo adulto) Leonardo di Caprio.

Mentre mi dirigo all’uscita, lascio alle spalle un’esperienza, un pezzo di storia e una fine ingloriosa. Ma porto con me, la speranza – condivisa dai tarantini – che il Cinema Teatro Fusco torni a risplendere e a far sognare

 

Ringrazio per le foto l’Architetto Silvio Rufolo, Dirigente all’Urbanistica ed Edilità del Comune di Taranto e l’Architetto Mario Francesco Romandini.

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