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Lettera di una tarantina: “I giovani meritano un riscatto sociale”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una nostra lettrice, Claudia Iacca. Parla di Ilva, dell’assurdità di vivere in una città che, con una velocità disarmante, miete vittime ogni giorno e di speranza in un futuro migliore. Buona lettura!

Qualche giorno fa il papà di una mia compagna delle scuole elementari è venuto a mancare per un brutto male. Come lui, altre persone che conosco hanno scoperto di avere un tumore all’utero. Pochi anni fa due mamme, che portavano lo stesso nome, hanno lasciato altre due figlie, nel pieno dell’adolescenza, con tante domande ancora in testa e ben poco di concreto nelle loro mani. Un brutto tumore, il CANCRO, le ha portate via dalle loro famiglie.

Quella triste parola che in tanti temono di pronunciare, qui, nel capoluogo pugliese di Taranto, sta velocemente cambiando aspetto; dall’essere uno spettro che si aggira silenzioso pronto ad entrare solo in poche case, sta mutando in un demone che si impossessa di svariate anime, modificandone l’aspetto, scavandone il viso, togliendone pian piano la linfa vitale .

Per quale assurdo motivo qui a Taranto dobbiamo vivere con la costante preoccupazione di essere le prossime vittime? Perché i giovani, oltre a dover cercare un lavoro o continuare gli studi, devono trovare un modo per convivere con la malattia?

Mi chiedo spesso se la gente sia consapevole di ciò che comporta essere ammalato di cancro. Soprattutto essere ammalato nella nostra città, Taranto. La parola che sembra racchiudere tutto ciò che si prova può essere il termine CROLLO: psicologico, fisico, dell’equilibrio famigliare, del mondo addosso. Il crollo completo del tuo essere.

Improvvisamente, quando scopri di essere ammalato di tumore, la vita ti cambia. La prospettiva di vita cambia. Non fai più progetti a lungo termine perché sai che tutto può finire da un momento all’altro. Si vive alla giornata, si pensa all’oggi, il domani se arriverà sarà un dono. Ci si circonda degli affetti più cari; si è sempre carenti di amore ma non si accettano pietismi, perché il malato sa della sua condizione ed essere oggetto della pietà di qualcuno fa solo male. Il corpo cambia: si indossano foulard per nascondere la caduta dei capelli dovuta alla chemioterapia, si mettono maglioni più larghi per mascherare il repentino dimagrimento, non si mettono più maglie scollate per nascondere le cicatrici.

Si incrinano i rapporti più deboli, si rafforzano quelli già solidi.

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Vivere a Taranto sta ormai diventando la condanna a morte di tanti cittadini. Sarà l’Ilva, una casualità può darsi, ma tanta, troppa gente ci lascia troppo presto e le famiglie provano un dolore incomprensibile da molti. Perché nessun dolore è capibile da fuori, con gli occhi di un estraneo. Bisogna trovarsi nella sofferenza, bisogna vivere quei giorni bui per capire davvero quanto le famiglie tarantine vengono devastate da questo male. Per capire quanto è difficile la convivenza con questo essere infimo, bisognerebbe passare anche un solo giorno con un papà o una mamma tarantina che si svegliano di buon ora per accompagnare il proprio figlio in ospedale per sottoporsi alla chemioterapia.

Sono giorni di preoccupazione, ma anche di speranza per un futuro migliore. Perché i tarantini non si arrendono così facilmente. I figli dell’antica Magna Grecia sembrano avere insiti in sé una forza vitale spropositata, un ardore per la vita che difficilmente si può incontrare in altre persone e così anche nei momenti più difficili, i tarantini sfoderano le loro armi e combattono con tutte le loro forze.
Vivere nel 2015 è un lusso. Vivere a Taranto lo è ancora di più. Ormai la nostra città è popolata da spettri, nessuna regola funziona come dovrebbe. I giovani pare che siano apprezzati sempre meno, eppure sono quelli che ancora sognano di cambiare il mondo. La loro denuncia adesso, probabilmente, servirà a ben poco. In futuro però si parlerà di noi, di quei giovani che hanno lottato, hanno cercato un futuro migliore.

Perché noi giovani sentiamo di meritare un riscatto sociale. I nostri nonni, genitori, amici, parenti non saranno morti di tumore invano. Un giorno la nostra Taranto riuscirà, forse, ad essere splendente come non mai e forse l’unico spettro che si aggirerà per le strade della città sarà nella notte di Halloween quando un bimbo di quattro anni indosserà un lenzuolo bianco solo per gioco.

Claudia Iacca, tarantina

 

Photo credits: angelobonelli.it (img Ilva con tulipani) – Elena Pittaccio (img interna)

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