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Vademecum del tifoso tarantino, ossia che tipo di tifoso sei

Ho stilato un vademecum (vadeche?) del tifoso tarantino per testare il livello di attaccamento alla maglia rossoblu. Tu a quale appartieni?

A Taranto il gioco del pallone è per antonomasia una “malattia infettiva”, quasi un’epidemia paragonabile alla peste che si diffonde e si insinua lasciandoti difficilmente via di scampo. Una volta colpito non esistono eventi, cerimonie, ricorrenze e lutti che tengano. A Taranto quando la domenica gioca la squadra di calcio del cuore, capita che osservi le vie cittadine e pensi che mancano solo cespugli rotolanti di salsola affinché la città diventi lo scenario di un perfetto film western, peggio che nei film di Sergio Leone.

E così arriva un piccolo vademecum che definisce i livelli di attaccamento alla maglia, valido sia per quelli che conoscono a memoria le statistiche sui tiri in porta di Riganò, che per coloro che a fatica ricordano quanti minuti duri una partita di calcio.

Stadio Erasmo Iacovone

Stadio Erasmo Iacovone

Livello 1: “Qual è la nostra porta?”

È il livello di chi solitamente viene trascinato allo stadio dalla generazione di fedelissimi al Taranto (per la definizione di fedelissimo vai al Livello 3), nello specifico:

la fidanzata/compagna/moglie che, lamentandosi del fatto che il fidanzato/compagno/marito non ha occhi che per il pallone, desidera improvvisamente avvicinarsi al suo oscuro mondo, pretendendo di riuscire a capire la regola del fuorigioco pur non sapendo neanche in quanti si gioca;
l’amico intellettuale che va controcorrente definendolo un insulso sport di massa, invitato dall’amico fedelissimo che cerca di convincerlo su quanto il calcio salverà l’umanità;
tutti gli altri amici che ogni occasione è buona per fare casino e saltare al “Ci no zumb nu barese è…è”.

Bene, se appartieni al Livello 1 scordati di ricevere qualche minima attenzione dal fedelissimo durante tutti i 90’. Al massimo fingiti entusiasta e annuisci alla breve domanda posta nell’intervallo tra primo e secondo tempo giusto per gentilezza: “Ti sta piacendo?”.

Livello 2: “Io vengo a vederti ma…”

Il Livello 2 prevede un attaccamento alla maglia medio-basso. Cioè: “Ogni tanto vado allo stadio perché sai è la squadra della mia città (coincidenza vuole che si presentano quando non gioca la serie A), però se mi delude… mi consolo con l’Inter, la Juve, il Sassuolo.”

Sono quelli che commentano ogni azione con valutazioni di alto livello” ‘Siamo troppo lunghi’ – ‘La linea difensiva è troppo arretrata’ – ‘Dovrebbero aggredire di più.'” Sono quelli che il fedelissimo odia di più perché più che alla squadra sono attaccati al risultato.
Se appartieni a questa categoria limita i tuoi commenti e smettila di molestare il fedelissimo; piuttosto usa le energie per spiegare a quello del Livello 1 le nozioni base del calcio. Creerai così una Ola di commenti che nemmeno immagini.

Livello 3: “Canteremo fino alla morte…”

È il caso del tifoso fedelissimo, un tifoso che non ha un’età ben definita, quello che si venderebbe pure la moglie pur di essere presente a tutte le partite domenicali (trasferte comprese). E’ quello che ha a cuore così tanto la propria squadra che ha deciso di tatuarsi Taras a cavallo del delfino pur non conoscendo minimamente le origini dello stemma.

Non curante di dover strafocare alla velocità della luce le braciole della domenica, il tifoso fedelissimo è disposto ad attraversare la città a piedi con 40° all’ombra, con la foga di varcare con disarmante anticipo i cancelli dello storico Erasmo Iacovone ed occupare il posto con la migliore visuale.

La curva dello Iacovone

La curva dello Iacovone

Non prima però di una breve sosta dai venditori ambulanti mimetizzati del “Booooooooorgheeee(tti)”, quasi a voler far perdurare il gusto di un caffè non assaporato a seguito del pranzo nunziale di poche ore prima.
Perché quando la domenica gioca il Taranto non c’è orario che tenga. La preparazione psicologica del tifoso fedelissimo, allegata come un file di posta elettronica all’ansia, avviene sin dalle prime luci dell’alba per poi toccare il culmine nel momento in cui ci si accomoda seguendo i dettami di Pozzetto e del “taaaac” ne “Il ragazzo di campagna”.

Cuscino da stadio piazzato con il goniometro: taaaac.
Sciarpa in bella vista e pronta allo sventolamento: taaaac.
Cappellino ed occhiali da sole posizionati per evitare riflessi accecanti: taaaac.
Trombetta sfora timpani pronta all’uso: taaaac.
Eventuali fumogeni o bombe a mano: taaaac.
Radiolina da stadio – per i più attempati – con antenna multi direzionale sintonizzata su Radio1: taaaac.
Bigliettini Snai in una mano e Smartphone nell’altra con aggiornamento simultaneo risultati: taaaac.

Quando anche l’ultimo dito di entrambe le mani (causa sciarpa, radiolina, trombetta, bigliettini Snai e Smartphone) risulta impegnato, si procede con i commenti con i vicini di posto. Perché si sa, il caloroso ed accogliente stadio diventa la tua seconda casa (sempre se non ti sei venduto la moglie!) ed i vicini di posto la tua seconda famiglia. E allora giù con i commenti sulla formazione, sulle vicissitudini della settimana, sugli infortunati-squalificati, sulla perdita della voce ad ogni telecronaca dell’immancabile Gianni Sebastio e su quando ogni anno il Taranto “sicuro fa i play off e sale”.

 

Photo credits: Paolo Margari (img stadio) – www.forzatoro.net (img in evidenza)

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