I volti dell'ilva

I volti dell’Ilva nel progetto della fotografa tarantina Paola Ressa

Taranto-Firenze, sola andata. Il progetto firmato dalla fotografa tarantina Paola Ressa e presentato alla scuola Marangoni di Firenze, ripercorre il dolore dei volti che vivono all’ombra del mostro d’acciaio: l’Ilva. 

L’obiettivo della macchina fotografica che indaga i volti di chi vive all’ombra delle torri infuocate e che Paola Ressa, giovanissima fotografa tarantina che attualmente vive a Firenze, ha immortalato in una carrellata di emozioni e dolori di anime la cui vita è profondamente legata allo spietato mostro d’acciaio.

Il progetto “I volti dell’Ilva” – che Paola ha esposto in alcune mostre a Firenze, prima fra tutte quella alla scuola di Fotografia Marangoni allegando un audio con le interviste ai soggetti rappresentati (che trovate alla fine) – mette in evidenza le persone, i veri protagonisti di questo disastro ambientale, vittime della fabbrica della morte: donne, uomini, lavoratori, familiari, costretti a vivere con le finestre serrate su un mondo spesso cieco e indifferente.

Clicca sulle foto per ingrandirle.

E mentre il tempo scorre, decretando morti purtroppo premature, i volti dei soggetti di Paola Ressa – che abitano a ridosso del colosso industriale (Tamburi, Statte e Paolo VI soprattutto) – appaiono scalfiti, scavati, invecchiati. Nessuna ruga o difetto sono nascosti. Paola ne immortala le imperfezioni e la disfatta. Lo sguardo, a tratti duro, a tratti malinconico, annuncia sfinimento e le rughe sono il segno di un percorso che non conosceremo mai fino in fondo.

“Quello che vedi – mi racconta Paola – è un work in progress in realtà, che ho intenzione di continuare e approfondire. Ho pensato che non poteva esserci modo migliore per mostrare, anche fuori Taranto, cosa significhi affacciarsi al balcone e ritrovarsi di fronte la fabbrica se non fotografando la faccia delle persone che ci vivono accanto. Perché poi, è proprio sul volto che si sedimenta il dolore, la tristezza. E sugli occhi.”

Lì fuori, quando Paola scatta, l’aria è insalubre, nauseabonda, asfittica. In una parola: malata. Come è malato il buongiorno e la buona notte di chi vive barricato in casa, costretto a ripulire il rosso delle polveri sottili che si spalmano sulle piastrelle… e sull’anima.

Benvenuti nella città dell’Ilva e – come potrebbe esordire un moderno Virgilio, varcandone la soglia – “Benvenuti in questo girone infernale”.

Ascolta l’audio.

Visita la Pagina Facebook di Paola Ressa per scoprire i suoi lavori.

1 commento
  1. Piero
    Piero dice:

    Parlare dei problemi è sacrosanto, ma continuare a descrivere Taranto come fosse l’inferno in terra è il modo più subdolo per mantenere lo status quo, ed essere ancora più schiavi della realtà che a parole si desidera cambiare.

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