ok

Ti racconto le storie dei bambini ricoverati al SS. Annunziata di Taranto

Sono stata nel reparto Pediatria dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto e ti racconto le storie di alcuni bambini che sono ricoverati lì.

Nonostante fuori sia una giornata uggiosa, nel reparto Pediatria del SS. Annunziata di Taranto regnano i sorrisi. Eros, 3 anni, non appena metto piede nella ludoteca che l’ABIO (Associazione dei Bambini in Ospedale) ha donato alla struttura sanitaria qualche tempo fa, dotando peraltro lo spazio di un proiettore cinematografico con l’aiuto di un italo americano, mi invita a giocare con la sua ambulanza che, non senza impazienza, è intento a smontare.

“Da grande voglio fare il dottore”, mi dice illustrandomi gli attrezzi del mestiere. “Vedi, questo serve per le orecchie e questo per la pressione.” La mamma, Carmelinda, osserva il figlio commossa mentre stringe tra le mani il disegno che la piccola peste ha realizzato per lei e il papà. “Ha tentato in tutti i modi di andarsene – svela la signora – ma gli ho fatto capire con una storiella che dobbiamo restare qui ancora un altro po’.”

Il disegno di Eros per mamma e papà

Il disegno di Eros per mamma e papà

La fantasia prima di tutto e l’amore. Attorno ad un altro tavolo ci sono Giovanni, 13 anni, e Nicolas, 7. Stanno giocando ad “Uno”. Con discrezione chiedo se posso sedermi con loro e partecipare. “Stai attenta, sono troppo forte con le carte – esordisce Giovanni – e sai perché? Perché I am the big boss.” Scoppio a ridere, abbozziamo un rapido discorso in inglese e poi di nuovo occhi sulle carte. Si capisce subito chi è il capo là dentro.

Per un attimo, e anche di più, dimentico di essere in ospedale. In un luogo che mi ha sempre spaventata, angosciata. Eppure stamattina non c’era tempo per la tristezza. Non c’era tempo nemmeno per pensare alle malattie che affliggono gli angeli – sì, mi piace chiamarli così – del SS. Annunziata che ho incrociato. Quando guardo Nicolas, che dopo un discreto imbarazzo iniziale si mostra più che socievole, mi rendo conto di quanto siano forti questi bambini, di quanto ci sia da imparare dal loro atteggiamento positivo. Uno schiaffo morale, una carezza sul cuore che persino i più duri non riuscirebbero ad ignorare.

“Sono qui da lunedì e devo dire che mi diverto con gli altri bambini – racconta Nicolas che cammina con un ago conficcato nel suo piccolo braccio – e mi manca giocare a calcetto.” Arriva il momento di andare a mangiare: sono affamati Eros, Giovanni e Nicolas e al richiamo dell’infermiera scappano via.

Nel frattempo Alexia Serio, responsabile legale ABIO, insieme ad Anna Castelli e Deborah Cinquepalmi rispettivamente segretario generale e presidente dell’Associazione dei Bambini in Ospedale, mi accompagnano tra le stanze del reparto pediatrico. Un tripudio di colori, decorazioni, fasciatoi, sedie, librerie, peluches che l’ABIO, con l’aiuto di privati e alcune scuole, ha regalato all’ospedale.

Per non parlare di alcuni importanti apparecchi per la respirazione che queste tre giovani donne – insieme ai 30 volontari che operano su Taranto – hanno donato all’UTIN (Unità Terapia Intensiva Neonatale) .

Incrociamo, ad un certo punto, il direttore del reparto, il Dott. Pasquale Gentile. Gli chiedo cosa l’abbia spinto a diventare pediatra e cosa significa essere in contatto ogni giorno con i bambini. “La mia missione è dare salute ai più piccoli, non sanità. Quello che noi abbiamo il dovere di offrire a chi viene ricoverato è prima di tutto accoglienza, perché non ha idea di quanto sia difficile per i bambini il distacco dalla famiglia. Quando li visito – racconta il Dott. Gentile – è come se visitassi i miei figli.” “Volevo fare il pediatra da sempre – aggiunge – perché, come disse Enzo Biagi in un’intervista, quello che ti chiedono i bambini è amore.”

Ed è l’amore e la gioia che stamattina queste piccole anime mi hanno donato, senza pretendere nulla in cambio. Senza pretendere che sorridessi a tutti i costi per mitigare la difficoltà del loro soggiorno. Senza nemmeno pretendere che capissi. Volevano solo che giocassi con loro, senza neppure conoscermi. Un gesto di gentilezza incondizionata, che pensavo di regalare io a loro e che, alla fine, loro hanno regalato a me.

Questo è solo uno dei motivi per cui domani, sabato 26 settembre Giornata Nazionale dell’ABIO, sarò in Piazza Maria Immacolata con l’Associazione che raccoglierà fondi con il fine di formare altri volontari. Perché partecipare è solo l’inizio per donare un sorriso in più ai bambini in ospedale.

Per sapere di più sull’iniziativa di sabato visita la Pagina Facebook dell’ABIO Taranto.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *