copertina palloncini

Lui è Francesco, lo storico signore dei palloncini di Taranto

Ieri ho conosciuto Francesco, il celebre signore dei palloncini della Villa Peripato di Taranto.

Francesco ha gli occhi di un azzurro intenso, indossa un berretto blu che bene si abbina al giubbino acrilico con un buco cucito male sulla manica sinistra e il gilet giallo intonato alle scarpe.

Francesco ha 75 anni, ma quando ha iniziato a vendere palloncini di fronte alla villa Peripato di Taranto ne aveva appena 6. Prima riusciva a piazzarne decine, regalando altrettanti sorrisi; oggi, invece, i fili che avvolge attorno alle dita dei bambini che lo incontrano e lo guardano sorpresi, sono sempre meno.

Francesco l’ho conosciuto personalmente ieri mattina. Fino ad allora ho sempre e solo sentito parlare di lui grazie ai racconti di mio padre che, quando era piccolo e viveva in via Pupino, lo incrociava ogni giorno.

“Un palloncino bellissimo. Affare, 1 euro”: è il suo biglietto da visita. E malgrado le espressioni diffidenti dei passanti e di alcuni genitori che gli sfrecciano davanti come se non esistesse, malgrado le intimidazioni più volte ricevute da qualche balordo – “O fai come ti diciamo noi, oppure sparisci” – Francesco è ancora lì. A presidiare quel fazzoletto di via Mignogna, di fronte l’ingresso della villa Peripato.

francesco 2

“Vendo palloncini da una vita – mi racconta – e all’epoca li compravo in un ingrosso alla Stazione.” Mentre chiacchieriamo, Francesco si perde nei ricordi di quando andava a scuola.

“Non potrò mai dimenticare le parole del mio professore: ‘Se non hai studiato non mangi’. Sa, signorina io ho studiato per i fessi. I tempi, però, sono cambiati e quando avevo un sacco di macchine – svela, abbozzando un sorriso sdentato eppure carico di tenerezza – vendevo giocattoli, calze per donne e riuscivo pure a spostarmi a Lecce, Bari e Brindisi. Ero in giro tutti i giorni, tutto il giorno. Ora non ci riesco data l’età, e vengo qui solo la domenica mattina. Vede, non mi funzionano bene le anche e nemmeno le gambe – mi confessa sollevando il pantalone che nasconde una benda bianca – e poi, gliel’ho detto, non ho più nemmeno la macchina.”

Gli acciacchi sono ben evidenti, e pure i due pezzi d’ovatta dietro il collo che gli consentono di non tagliarsi con la corda con cui trasporta la busta di plastica colma di palloncini sgonfi. Attorno alla vita, una cintura sostiene la pistola a compressione. Il resto lo fa la sua voce rassicurante, la sua estrema semplicità e l’umanità che mi ha regalato in una domenica d’autunno uggiosa.

Perché i palloncini colorati di Francesco sono prima di tutto un atto d’amore e di gioia, specialmente nei confronti di quei bambini incuriositi ai quali riesce puntualmente a strappare un sorriso e un “mamma me lo compri?”

18 commenti
  1. ANTONIO
    ANTONIO dice:

    ….MA NON SAPETE PROPRIO COME IMBRATTARE LE PAGINE?
    ….CON TUTTO IL RISPETTO PER IL SIGNORE DEI PALLONCINI…. PERCHè NON SCRIVETE anche UN ARTICOLO SU OGNI PADRE CHE, TRA 10000 DIFFICOLTà, PORTA AVANTI UNA FAMIGLIA INTERA?….
    e che purtroppo scrivete giusto per hobbyes… oppure quando avete una notizia la stravolgete all’inverosimile giusto per menar fango addosso agli altri!!!!!….
    ma andate voi a vendere i palloncini che forse vi riesce meglio che fare i giornalisti e non esserlo

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    • Stefania Ressa
      Stefania Ressa dice:

      Che problemi hai Antonio? Nessuno ti costringe a leggere ciò che scriviamo, quindi sei invitato ad abbandonare questa piattaforma. E per tua conoscenza, nessuno ha stravolto niente considerando che ciò che abbiamo riportato è frutto del discorso con Francesco. Infine, se permetti, siamo liberi di scrivere e trattare qualsiasi argomento vogliamo. Così come tu sei libero di seguire blog o giornali che più ti rappresentano. Ciao.

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      • Laura
        Laura dice:

        Antonio caro , questo articolo ha strappato dei sorrisi anche a me , e tra tante brutte notizie che ci ammorbano ogni giorno e’ stato un toccasana, ho dei bei ricordi anche io di questo signore, come anche il mio papa’. E ogni volta che torno a Taranto e mi capita di rivederlo, a volte e’ anche a Talsano il mercoledi’ per il mercato, riesce ancora a farmi sorridere.
        E allora perche’ fare sempre i criticoni tanto ” per imbrattare ” le pagine ?
        Laura

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        • Mariagrazia V.
          Mariagrazia V. dice:

          Lui come Marc poll per me sono i personaggi taranti che difficilmente dimenticheremo. Non capisco tanta cattiveria nel commentare un articolo che a molti di noi ha fatto piacere leggere perchè ci ha portato indietro nel tempo…sarebbe buona consuetudine quando qualcosa non ci interessa semplicemente ignorare e andare avanti…invece ringrazio Stefania per averci fatto fare un viaggio nel passato…nei nostri amati ricordi… perchè il nostro spirito ha bisogno anche di questo e non solo di tutti i problemi che ci circondano….

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          • Stefania Ressa
            Stefania Ressa dice:

            Grazie Mariagrazia. 🙂 Sono d’accordo sul fatto di ignorare o tutt’al più lasciarsi andare a critiche costruttive. Il blog ha uno stile leggero e fin dall’inizio affronta tematiche che poco o nulla hanno a che fare con la cronaca nera o locale. Se si cerca questo esistono autorevoli testate sul territorio. I nostri contenuti si diversificano… Contenta di averti fatto rivivere bei ricordi. :-*

    • Marco Gino
      Marco Gino dice:

      Antonio, secondo me questo è un pezzo giornalistico di tutto rispetto. Certo si sta raccontando la piccola storia di un piccolo uomo e Stefania probabilmente non vincerà il Pulitzer per questo, ma è piacevole talvolta soffermarsi su una vita modesta fuori dagli schemi della normalità. E poi – parlo da 25enne – come ogni città, la nostra ha i suoi vicoli, i suoi angoli, i suoi personaggi minori; se nessuno ne scrive, come faremo a spiegare ai nostri figli cosa rendeva la nostra Taranto così diversa dalla loro, una volta che queste figure minori saranno presumibilmente uscite di scena? E comunque semmai si scrive “hobbies”! 😉

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      • Stefania Ressa
        Stefania Ressa dice:

        Ciao Marco,
        grazie per le belle parole. 😉
        Se avessi mirato al Pulitzer avrei scritto un pezzo di altra natura. Colgo l’occasione del tuo commento per ribadire al sig. Antonio che Se Dico Taranto è un blog e volontariamente scriviamo di storie con un tone of voice leggero. Se cerca l’inchiesta da Corriere, non è questo il posto giusto.

        A te, invece, grazie ancora! 😉

        Rispondi
  2. LUIGI
    LUIGI dice:

    Trovo l’articolo,il soggetto e l’argomento trattato molto particolare,simpatico,bello e malinconico perche’ chi non ha la sensibilita’ di un elefante,ricorda volentieri fatti o personaggi relativi al passato,coloro che con estremo candore e semplicita’ ‘hanno lasciato dentro di noi una traccia,quello che tanti personaggi della Taranto contemporanea non lasceranno mai a causa di un profilo morale ,decisamente basso.Grazie per il bel articolo, seguiro’ sempre con affetto i tuoi articoli.

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    • Stefania Ressa
      Stefania Ressa dice:

      Caro Luigi, grazie per le belle parole e soprattutto per aver colto il senso di questo articolo. Sottoscrivo l’ultima parte relativa al basso profilo morale. Mi trovi assolutamente d’accordo.

      Rispondi
      • LUIGI
        LUIGI dice:

        Grazie ancora e mi auguro che la Taranto che ama sognare e ricordare,abbia trovato finalmente una voce fuori dal coro,forte determinata e libera da condizionamenti,che esprima la realta’ dei fatti senza alterazione alcuna.Ciao.

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  3. Vittorio
    Vittorio dice:

    Belle parole… Ma resteranno solo belle parole! Vi siete letti l’articolo, avete sorriso e vi si è scaldato il cuore? Bravi! Ed ora cosa farete? Quando lo incontrerete gli darete 1 euro? O farete ciò che avete sempre fatto? Lo ignorerete o vi ricorderete di questo articolo. Sapete che se ne fa Francesco della vostra ipocrisia? UNA BEATA MINKIA! Questo articolo messo così non serve a un cazzo! L’ideale sarebbe stato creare l’iniziativa per una colletta! Sei vostri sorrisi non se ne fa un cazzo! Ma siete tutti troppo stupidi per capirlo!

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    • Stefania Ressa
      Stefania Ressa dice:

      Invece le tue parole sono state utilissime, grazie davvero. E soprattutto chi ti dice che noi, nel nostro piccolo, non abbiamo
      fatto nulla? Ah, giusto il qualunquismo docet. Tu, invece, dopo la lettura hai attivato una raccolta fondi per caso? Perché non inizi tu e ci dai un buon esempio?

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  4. Alba Si
    Alba Si dice:

    Ho condiviso l’ articolo e mi dispiace leggere commenti poco appropriati ,francamente c’ é sempre chi ha l’ amaro in bocca e avvelena anche le cose piú tenere della vita cittadina ,peccato per tanta insensibilità…

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  5. Giacinto
    Giacinto dice:

    Conosco Francesco da una vita io andavo a scuola alla xxv luglio e li esisteva un box che vendeva di tutto e il Sig Francesco che vendeva palloncini e trascinava con la bici un rimorchio di legno…
    Bisognerebbe aiutarlo. .ma il Sindaco noi non lo abbiamo…

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  6. Olga
    Olga dice:

    Ringrazio questa brava giornalista per aver descritto con tanta dolcezza un uomo che caratterizza e rende più poetica la nostra bella Taranto. Non lo conoscevo, Francesco, ma dalla tenera descrizione mi è sembrato di vederlo. C’è gente poi, che ama sempre brontolare come se dovessimo nutrirci solo di cattive notizie, come se dovessimo piangere per le condizioni precarie di tanta gente. Almeno questi articoli ti distolgono, ti riempiono il cuore e ti alleggeriscono l’anima, con tutto il rispetto per chi ha grossi problemi quotidiani, penso che i giornalisti devono occuparsi anche di questo, perchè, come diceva Gesù, i poveri staranno sempre tra noi.

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