acheronte taranto

Come New York: 4 zone di Taranto rinate con i graffiti

Graffiti-Writing e Taranto fino a qualche anno fa era un binomio inconcepibile. La scena era spenta, chi contava si faceva i cazzi propri e i pischelli taggers e bombers si sfaldavano in crew (gruppi) e sottocrew. Niente rivitalizzazione urbana a botte di nitro. Abbiamo individuato 4 squarci di Acheronte che spaccano i culi.

Questo finché i writer preminenti di Taranto non hanno fondato Acheronte, un’associazione culturale che dipinge zone tarantine abbandonate a se stesse con fatcap e skinny (i tappini che modulano il tratto più o meno grande degli spray). Sono loro gli artefici del recente contest tenutosi presso le Officine Tarantine dal 7 al 9 novembre.

Sempre loro – assieme ai cazzuti mai domi di Ammazza Che Piazza – riqualificarono la “campagnetta”, parchetto incastonato nell’asfalto tra via Emilia e via Campania. Claudio Morabito fece partire A.C.P. proprio da lì, e con lui mossero i primi passi i ragazzi di Acheronte.

Si può affermare che se di tanto in tanto, camminando per le vie di questa bella e maledetta città, sentiamo un’aria underground neyworkese tra puppet e wildstyle, il merito è totalmente di un manipolo di ragazzi che non hanno mai smesso di credere in una Taranto diversa. Gli eventi di Acheronte in quasi cinque anni di storia sono stati numerosi. Sono riusciti a ricalibrare la geografia urbanistica tarantina, rinnovando delle vie e dei quartieri che definire anonimi è dire poco. Di solito l’associazione abbina all’evento prettamente aerosol anche musica e discipline hip hop, come successo alle Officine in questo mese.

Noi di Se Dico Taranto abbiamo individuato 4 squarci di Acheronte che colpiscono dritto al setto nasale e alla retina chi ci passa vicino. Ma ce ne sono tanti altri da scoprire, numericamente proporzionali all’amore che ‘sti ragazzi hanno per la città dei due mari.

SOTTOPASSO DI VIA DANTE

Qui si sono svolte due edizioni distinte, una ad inizio 2012 e un’altra a novembre 2012. Prima e Seconda traversata di Acheronte. Il titolo della seconda era eloquente: “DAI SOBBORGHI AI SOTTOPASSI”, e in effetti è così, perché il primo evento dell’Associazione è stato un altro, periferico, di cui parleremo avanti.

Questo comunque resta, forse, l’emblema di Acheronte. Roba grossa. Il primo anno l’evento fu dedicato alla scomparsa di Claudio Morabito, il secondo invece alle lotte ambientali contro l’Ilva, che nel 2012 avevano raggiunto un apice mostruoso. Come sono mostruosi – nel senso latino monstrum, cioè di superiore, non umano – i pezzi del sottopasso: a parte i locali Nocci e Fenix (quest’ultimo è anche il presidente dell’associazione), si sono visti grossi nomi come Dado, Made e varie crew leccesi e baresi. Fatevi un giro là sotto, in via Dante, e chiedetevi: perché cazzo non ci siamo arrivati prima, al restyling urbano?

JONIO ON THE WALLS – VIA SCOGLIO DEL TONNO

Il primo evento ufficiale di Acheronte. Dopo tanti anni si riuscì a riunire la scena tarantina (che è frammentaria anche in ‘sto ambito… incredibile, siamo veramente figli di Sparta) e a dipingere il muro di cinta della scuola in via Scoglio del Tonno (ex Centro Sociale Cloro Rosso), pieno quartiere Salinella. Ecco perché poi Acheronte ha deciso di intitolare la seconda traversata di via Dante “dai sobborghi ai sottopassi”: l’arte non deve essere relegata in periferia, no, deve invadere tutto.

OPERAZIONE TAMBURI – CASE POPOLARI

Se il sottopasso è l’emblema di Acheronte, Operazione Tamburi è l’apogeo, l’arrivo finale nel gotha, nella dimensione superiore. Sei palazzi ricoperti dal rosso acciaio che infogna e ammazza la città, uno sbonno di writers pronti a combatterlo. Attacco diretto al distretto industriale. I pezzi sono da vedere, che cazzo possono dirvi le mie parole se non ci andate di persona? Non abbiate paura di un quartiere come i Tamburi. La merda sta nei palazzoni di potere, di certo non fra la gente dell’tammorr’. Andate e fascitev’ l’uecchje.

LICEO ARCHITA – VIA PITAGORA

Altra grandissima situazione che ha riscosso un successo importante anche sulle pagine dei quotidiani locali. Perché dovete capire che se c’è una rassegna dei soliti noti volti equestri artistici tarantini allora si movimenta l’universo, per un’iniziativa dal basso senza sostegno politico ci sono i trafiletti e amen, liquidati così. I boys di Acheronte hanno devastato finemente il muro dell’Archita sezione via Pitagora, quello davanti al muraglione per intenderci. Era un muro ricoperto di scritte becere, adesso c’è vita.

archita murales

E ancora: il parcheggio Amat in via Amm. Pacoret di Saint Bon, i vari eventi come Mostratè a Crispiano, le feste di Ammazza Che Piazza, l’evento al Paskar di Statte, i muri legali alla Meridiana… Acheronte è ovunque o ci prova pur non essendo legato a partiti o figure della “Taranto Bene” (quale cazzo sarebbe ‘sta TarantoBene me lo devono spiegare ancora… ché qui nessuno è innocente. Ma vabbè, non andiamocene per la tangente). Son ragazzi di quartiere, di piazza, con tecnica e creatività da vendere un tanto al chilo.

Sicché supportateli, bestie, e non lamentatevi e avast’ che ad aprire e chiudere la bocca non si cambia la città, anzi, s’affossa ancora di più.

Le foto son prese dalla pagina Facebook di Acheronte.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *