studente fuorisede

5 cose che il tarantino fuorisede fa quando scende a Natale

Da studente che vive nel magnetico Nord mi sento di dire che ognuno di noi ha dei piccoli rituali sacri da celebrare, appena ritorna in patria. Non ci credo che qualcuno viva i rientri come semplici cartellini da timbrare. Evitate di raccontare stronzate sotto Natale, dovremmo essere tutti più buoni.

Dal mio punto di vista, sono 5 i punti salienti che mi arrazzano quando devo scendere a Taranto sotto le feste di Natale. A voi!

IL CIBO

Qui è inutile girarci attorno o dire che è scontato, banale, hai poca inventiva. Voglio vedervi, cazzo. Io a Milano cucino sempre la stessa roba, per carità anche salutare eh, ma è poca la voglia di sbattersi. Invece a Taranto vengo accudito da zie, nonne, madri e protocugine che mi ingozzano con i vari piatti termonucleari della cucina tarantina. Sicché sta bene: il cibo è il magic one, iniziare la classifica con polpette al sugo e timballo è doveroso se non obbligatorio.

GIOCHI DI CARTE

Si incomincia con la tombola e saltacavallo per i piccini muccusi di cinque, sei anni. Una volta messi a letto i gremlin incomincia il casinò royale, la bisca clandestina che Vallanzasca, levati, non sei nessuno rispetto a zio Sisino che gioca a baccarà e sc’menn (si lo sappiamo che si dice chemin, ma la pronuncia è la pronuncia) e intasca fiches su fiches.

Si va a scalare: asso che fugge, trentuno, pinguino, la ballata, pozzetto… e poi il calibro aumenta e i veri cazzuti si osservano con aria rissosa e la tredicesima tanto sudata la si investe in pokerini, baccarà e appunto sc’menn (chemin). Occhi aperti che se vai sotto di trenta euro non me ne frega un cazzo che siamo cugini, iss’l’sold!

MARE D’INVERNO

Lo dico e lo ribadisco: d’estate a Taranto non si può vivere sulle spiagge, troppo bordello, troppo sole, troppo tutto. No vabbè, a mare ci vado d’estate, ma v’assicuro che è impareggiabile prendere l’Opel Corsa sgarrupata di turno e tirarla a centodieci sulla litoranea deserta, dalle parti della Baia d’Argento, indossando guanti e cappello e col termometro che indica +8 gradi e non +38. Manco i pescatori stanno sugli scogli il 27, 28 dicembre. Preferisco il mare incazzuso e grigio, il cielo coperto. Si sta così, a guardare lo spettacolo, le ville con le finestre sprangate e una macchina ogni venti, quindici minuti che passa saettando. Solitudine che goduria.

ALCOLISMO MILITANTE POST SANTO STEFANO

Ahhhh che bellezza. Dopo essersi intufati come le merde a furia di lasagne, patate al forno, brodo, roastbeef, cotolette, parmigiane, cozze e compagnia cantante, ci vuole un whisky doppio per digerire. Le migliori sbronze invernali degli ultimi anni le associo non a capodanno ma a santo stefano. I locali riaprono la sera, almeno in centro, e ci si chiude nei soliti pub ad ammazzarsi di doppiomalto e scotch torbato della scozzese isola di Skye. Una volta mi sono ritrovato a dover placcare una zoccola di mezzo metro in Piazza Garibaldi, tanto avevamo bevuto.

RINNOVO FRATELLANZA COI COMPARI SPARSI PER L’ITALIA

Il clou definitivo. Che dire? Taranto non offre un granché a livello universitario, sicché se non vuoi fare l’ingegnere o l’avvocato tocca il pellegrinaggio nelle mecche Bologna-Milano-Padova-Parma-Pisa-Firenze-Roma eccetra eccetra eccetra… e i compari di quartiere, quelli delle superiori, quelli dello stadio e insomma, I COMPARI, li rincontri dopo esserti lasciato cuore e palle in mano a settembre, ché anche loro sono emigrati in cerca di futuro migliore.

Al rientro invernale si organizzano partite di calcetto, bevute anglorusse e grigliate nella provincia. Ma senza spremersi i neuroni per fare serata, bastano due chiacchiere sulle panchine di qualsiasi piazza di Taranto per sentirsi di nuovo uniti, compatti, come lo si era soltanto in quel magico periodo adolescenziale, fatto di sfottò e racconti sessuali esagerati; di curva nord e 5 in latino rubati coi denti.

Sì, tra tutto, tra tutte ‘ste cose, quella che mi segna maggiormente è proprio la fratellanza che si rinnova.
E mo’ fatemi andare a comprare il biglietto della Marino, come al solito scenderò in pullman, 12 ore 12 di ginocchia imballate e aliti fertilizzanti DDT.

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