rientro dalle ferie

5 cose che solo un tarantino che torna al Nord dopo le vacanze può capire

Quando il tarantino (e il terrone in generale) si prepara ad abbandonare la patria dopo le vacanze (qualunque esse siano), c’è solo una cosa che allieterà il ritorno nel gelido Nord: il pacco della mamma.

Le vacanze sono quasi terminate, il ritorno nel gelido e asettico Nord è vicino e ci sono 5 cose che solo il tarantino e il terrone in generale – to be honest – può capire.

Il pacco della mamma

Ce lo so che ti si stanno illuminando gli occhi caro il mio terruncello che leggi, ce lo so che al pacco della mamma dovrebbe essere eretto un monumento di rilevanza internazionale, che politici di tutto il mondo dovrebbero riunirsi per commemorarne l’esistenza. Ogni anno. Senza esitazione alcuna.

Il pacco della mamma è la salvezza, è il dono divino senza il quale il rientro in Polentonia Land sarebbe di gran lunga più traumatico. Il pacco della mamma è l’unico pacco degno di questo nome – e non me ne vogliano le fan del buon Siffredi – grazie a tutte quelle bontà made in Sud – friselle, orecchiette, taniche di olio, tarallini, zucchero addirittura – che nei supermercati nordici si trovano sì, ma… “no je a stessa cos”.

L’ addio al mare

Se per un polentùn il mare è un optional al punto tale da considerare affascinante il bagno nei Navigli, per un tarantino affacciarsi dalla finestra o concedersi un giro sulla litoranea anche solo per fotografare con l’anima quella distesa di acqua che riappacifica con il mondo è l’apoteosi della felicità. Mondo che, quando pensi all’addio struggente manzoniano“quel ramo del mare salentino che volge di fronte a Zio Angelo” – vorresti crollasse.

L’importanza di chiamarsi Ernesto

Il meridionale che ritorna al Nord vive un dramma così devastante da considerare eroico uscire di casa alle 20 per andare a fare la spesa. E allora cosa fa? Si tumula nella stanza ripensando al caro e autentico panzerotto di Ernesto, the only one.

Il freddo porco

Il tarantino che espatria abbandona la sua terra in t-shirt – considerando il Natale ai Caraibi di Monte D’Arena – piegato non tanto dai pianti di rito e da quella disperazione che farcisce puntualmente i saluti finali di mamme, nonne, papà, zii e cugine, quanto piuttosto dal freddo porco dei 12 gradi a cui sta andando incontro e che lo costringeranno a giornate in maglioni antistupro e simili.

Arrivederci bische clandestine e rimpatriate notturne

Finiscono le ferie, trascorrono le vacanze natalizie e sono sempre più lontani quei momenti quando la bisca clandestina provocava turbamenti, quando la vita era più facile e si potevano dimenticare anche le menate.

Il ritorno coincide con la netta interruzione delle giocate notturne con gli amici, delle partite a poker h24, ché tanto il giorno dopo dormo fino a quando me pare, delle bevute dell’ultima ora in qualche improbabile pub tarantino, delle cazzate e dei racconti di quanto siano posh e stacanovisti quelli del nord.

tramonto taranto

Fin quando, per gli espatriati, non sopraggiunge la rassegnazione, quella dolorosa, controversa, bizzarra e paradossale. E il rodimento di palle di dover dire “arrivederci” all’odore delle polpette della mamma appena svegli, alle chiacchierate con la nonna che non smetterà mai di vederti sciupato, ai caffè con le amiche, ai pettegolezzi, ai “hai visto quella con chi sta”, ai “vaffanculo” per non poter vivere nella città che ami perché il lavoro attualmente non ti consente di scegliere tra l’idea di campare coltivando l’orto in qualche campagna pugliese o vendere latticini al mercato Fadini e l’ufficio nella periferia milanese, romana, veneta e vattelapesca.

Il rodimento di palle di dover prendere un aereo, un pullman (peggio ancora se la Marozzi) o un treno con la nostalgia che ti divora quando saluti l’ultima alba e l’ultimo tramonto tarantini; che ti divora quando affermi che Taranto è la città più bella del mondo nonostante tu il mondo non l’abbia visto tutto, ma sticazzi a un certo punto. E sticazzi ai luoghi comuni e ai paradossi di cui ci vestiamo quando Taranto ce la lasciamo alle spalle, e cioè tutte le volte in cui – mentre siamo in attesa alla stazione – ci concediamo forse inconsapevolmente un “Taranto è la città migliore, vorrei tornarci a vivere”, come se fosse la decisione più semplice del mondo.

Ai tarantini che partono in bocca al lupo, sempre e comunque.

 

Photo credits: www.peacelink.it (img Taranto)

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