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Caro MarTA ti scrivo… l’emozionante lettera di un turista in visita al Museo di Taranto

Stefano è di Modena, qualche tempo fa è stato a Taranto e ne è rimasto affascinato. A colpirlo è stato soprattutto il Museo Archeologico, il MarTA, e la lettera che ci ha mandato dopo averlo visitato merita davvero di essere letta.

Si chiama MarTA ed è un museo. È questo il nome con cui il Museo Archeologico Nazionale di Taranto entra nel cuore dei visitatori lasciandovi il ricordo non comune dell’esperienza viva, perché MarTA è un abbraccio, quello delle sue incredibili collezioni, MarTA è il respiro, profondo e caldo delle più remote vicende che la terra tarantina ha restituito, MarTA è la grandezza del mondo antico, MarTA è la Storia che viene raccontata prendendoti per mano.

Per farlo, dal 2007, MarTA si presenta nella forma più bella grazie ad un allestimento museale in grado di valorizzare al meglio i suoi tesori: dalle raccolte greche, romane e apule, fino ai suoi celebri ori. Il viaggio tra le sue sale inizia dal V millennio a.C. e prosegue con la colonizzazione greca dell’area tarantina.

Dietro ai reperti si colgono le persone e il loro modo di vivere, allora come oggi diviso fra lavoro, divertimento, credenze, affetti e paure. Seppur in forme diverse, ogni oggetto sembra racchiudere il tocco intimo di quello che eravamo. La storia continua con la Taranto romana, crescendo fino all’età imperiale e volgendo assieme all’Europa tutta verso il Medioevo.

A parlare sono sculture, mosaici, ceramiche e terrecotte, presentate nel modo giusto per essere sentite più vicine a noi, a partire dal modo in cui essere guardate. L’emozione più intensa è nella sala degli ori, di quegli ori che nonostante i loro oltre duemila anni, continuano a brillare e a stupire per il loro essere frutto di quella straordinaria attività artigianale che ha reso Taranto fiore all’occhiello della Magna Grecia. A guardarli un pensiero si impone: nella bellezza risiede l’ingegno e il gusto dell’arte, nella forma il riflesso del vivere civile, nella luce il sogno dell’immortalità.

Le porte del MarTA sono aperte. Basta varcarle per scoprire la nostra storia con tutta la sua saggezza, per guardare avanti.

Con affetto,

Stefano Bulgarelli

 

Ringraziamo per le foto Antonio Attolino.

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