terroni all'estero

7 atteggiamenti TOTALI del terrone all’estero

E non ditemi che non è vero: noi terroni all’estero ci riconosciamo immediatamente, come ultras di fazioni opposte che s’incrociano in autogrill e fanno partire una rufola (autocitazione necessaria) sanguinosa.

N’importa mica se siano gruppuscoli partenopei, siculi, potentini o di Galatina: il terrone all’estero è il cromosoma mancante, diverso, che emerge su tutto. Si comporta seguendo una cartina tornasole stereotipata, si veste di conseguenza e guarda il mondo con lenti kantiane abbinate.

Ergo, abbiamo individuato almeno sette atteggiamenti TOTALI che il terrone compie quando oltrepassa il vallo italico.

METROBUFALI, O ASSALTO INDISCRIMINATO AI MEZZI PUBBLICI

Londra per esempio, Hammersmith Station, Piccadilly Line. I mezzi della blu londinese sono piuttosto gibbosi, scomodi, non ampi di sicuro come quelli della Green Line che passa da Westminster a Putney e via discorrendo. Bene, il treno si ferma in banchina, e una muraglia di cittadini benemeriti, predisposti DIETRO la linea gialla, si allinea ai lati delle porte scorrevoli, per permettere ai passeggeri in discesa di togliersi dalle palle il prima possibile. I Terrons NO. Loro assaltano come dei bufali il vagone, incuranti se stiano scendendo vecchietti con le buste e mamme coi passeggini, sgomitano e s’intrippano per primi. “Minooooooo vatt’azzitt’ pigghie tutt’ l’post libbère ca stonne!”. Ci siamo capiti, ve’?

NON PARLARE AL CONDUCENTE: ‘U CAZZ!

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Di regola, il terrone all’estero si impanica appena perde il controllo della situazione. Non organizza mai gli itinerari con un minimo di anticipo, preferisce tirare a campare e tentare il colpo della buenasuerte. Poi però se gli va storta la faccenda, pretende che chiunque sappia fornirgli indicazioni. Armato di gesticolazione precoce, sugli autobus si affida alla simpatia per estrapolare dati sensibili dall’autista. Ma non siamo giù al Sud dove l’autista è amico tuo e si fuma una sigaretta col braccio che sporge dal finestrino o chiacchiera al telefonino, no, manco per il cazzo. Siamo in paesi con sistemi organizzativi diversi e qui gli autisti t’ignorano bellamente e ti spingono a sederti. Al limite ci parli a mezzo fermo, e anche lì sta tutto all’autista di turno, incazzuso o meno. You have been warned! SEI STATO AVVISATO!

AH, QUANT’È BUONO IL CAFFÈ!

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Non manca mai. Alla fin fine bisogna riconoscere che è una droga maledetta, il caffè, e il terrone coi controcazzi lo beve anche a Sinaloa, in Messico, anche a Guangzhou in Cina. Ma è pur vero che nelle grandi metropoli europee i bar vecchio stampo, quelli col bancone in granito rosanero e specchi coi bordi in legno e odore di moka e baristi amici tuoi, scarseggiano. Sicché si ripiega sulla grande industria della caffeina: Starbucks, Costa Caffè eccetra, e lì prima di consumare devi pagare. Bene, ecco, non è che il terrone riconosca la differenza: si piazza al bancone porgendo deferenza e pretendendola dal barista, un portoricano nervoso appena sbarcato a Londra a cui non frega un cazzo della sete di mokarabia del terrone. Il terrons ordina espresso per tutti e quando gli si chiede lo scontrino s’altera, com’è, a me chiedi lo scontrino?!, è logico che pago dopo. Essì, fa’ come se stessi al bar di fiducia di casa tua. Non ti preoccupare!

LA GAZZETTA SEMPRE E COMUNQUE

Mitica gazza. Non Gascoigne, idioti. Gazzetta dello sport, il rosa della vita… e le menate commerciali che usano per implementarne le vendite. Oh, il terrone la ricerca come i tossici davanti alle metanfetamine di Heisenberg. E la compra, anche se arriva con un giorno di scarto e quindi le notizie sportive potrebbe leggerle sullo smartphone. Ma vuoi mettere che figo fa uno con le Hogan che legge un giornale rosa sui bus double-decker rosso fuoco di Londra?

EH, MA SI MANGIA MEGLIO DA NOI!

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Qui è difficile emarginare e stigmatizzare il terrons. Moooolto difficile. Da noi si mangia fin troppo bene. Punto. Il terrone lo ribadisce sempre, schifando il fish and chips e le frites belghe e il fois gras francese. Apprezza la paella spagnola ma preferisce COMUNQUE un bel piatto di pasta. Poi vabbè ci sono i terroni monomaniaci che ovunque vadano, pure in Scozia nella regione dei grandi laghi, si devono sparare la lasagna surgelata di qualche ristorante scurisciuto “DA TONI’S” gestito da congolesi e messicani.

IJ’ NO INGLES, NO’ SPIK INGLISC’, ITALIAN YES!

Ci mancherebbe pure. Seguendo la logica, il terrone non solo non ha la benché minima nozione linguistica di base della nazione che visita (giapponese? Cos’è, si mangia?), ma la lingua di David Bowie e dei Muse non sa manco dove stia di casa. Niente union jack e pints of beer per il terrò. E com’è giusto che sia, entra nei locali e pretende che i camerieri parlino italiano.

APPARTENENZA ALLA TRIBÙ

Come detto nell’introduzione, il Terrone sa riconoscere gli altri Terroni col radar. Li sgama subito. O per le hogan, o perché parlano a voce alta e c’hanno barbe curate e capelli rasati alla paranoia o perché portano addosso simboli tribali che richiamano le patrie galere, vedasi tatuaggi con simboli geo-calcistici o cappellini, toppe e spillette dai chiari colori sociali rossoblù, biancorossi, azzurri eccetra. Ci riconosciamo, chiediamo indicazioni e finiamo a bere birra e schifare gli hamburger, meglio ‘nu piatt’ d’past! Perché siamo tutti un po’ una famiglia, noi sudisti dimmerda, al di là delle rivalità campanilistiche e dialettali che segnano le nostre città.

Avete qualche storia, chessò, tipo della vostra gita di quinta liceo all’estero, in cui v’è successo un evento caratteristico per cui dire “Ecco, siam proprio dei terroni”? Sì? Veramente? Ah e no’ n’futt’ ninde! No, bugia, raccontatecelo nei commenti con l’hashtag #terroniovunquepadroni e stay hungry, stay terrons!

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