nonno

Osvaldo è tarantino e oggi compie 100 anni. Auguri!

Oggi Osvaldo compie 100 anni, cioè un secolo. Osvaldo è tarantino ed è mio nonno. Questo pezzo è il mio piccolo regalo di compleanno per lui.

“Nonno come stai?” “Seduto Stefà!”

Osvaldo oggi, domenica 31 gennaio, compie 100 anni. Insomma, un secolo di vita… mica pizza e fichi.

Osvaldo è il nonno che vi auguro di avere. Nonostante la sua veneranda età, gli acciacchi e l’udito latitante, ha una testa invidiabile. E’ uno tosto Osvaldo, rigoroso, sfacciato, uno che non te le manda a dire per intenderci. Trasparente, a tratti burbero, Osvaldo è allo stesso tempo generoso, sensibile ed emotivo al punto tale che strappargli una lacrima – quando ci lasciamo andare ai ricordi o ci raccontiamo – è un gioco da ragazzi.

Osvaldo è un tipo metodico, gagliardo eh. Si incazza, e non poco, se avverte la sensazione di essere preso in giro. Guai ad aiutarlo ad alzarsi dalla poltrona sulla quale trascorre le sue giornate. A 100 anni vuole fare ancora da solo, vi pare? Al diavolo l’artrosi galoppante!

Quando la sera Gina, una delle sue badanti a cui è terribilmente affezionato, lo accompagna a letto Osvaldo deve avere tutto a portata di mano: la radiolina che funge da sveglia, i fazzoletti e l’orologio. Ogni cosa al suo posto, non un centimetro più non uno meno altrimenti urla. La mattina adora fare colazione con le classiche brioche con la palla, dopodiché, prima di accomodarsi sulla poltrona ha l’abitudine di “bagnarsi” il collo con una goccia di profumo quello storico, di una vita, l’Atkinsons english lavender. A stento sa cosa sia il pigiama, tant’è che malgrado non esca di casa manco per sbaglio, non rinuncia ad indossare una delle sue camicie a quadri e il maglioncino di rito.

casa di osvaldo

Fino a qualche anno fa Osvaldo viaggiava, amava farlo perché andava a trovare mia zia Angela a Milano (l’unica figlia femmina, poi ci sono Augusto e Raffaele, che è il più piccolo ed è mio padre). Ogni tanto – quando riusciva a reggersi in piedi – si concedeva pure qualche passeggiata in centro con annesso pit-stop da Francesco Bari, negozio di giocattoli, per poi rincasare.

Chiunque parli di lui – i suoi alunni della XXV Luglio, ad esempio – lo definisce simpatico, ironico, sarcastico e pungente quanto basta. Gli piace assai il babà che si concede specialmente la domenica, quando pranziamo insieme. Apprezza la buona cucina, i libri che prima che aumentassero i problemi agli occhi divorava.

Ama la musica ma, più di ogni altra cosa, amava mia nonna Clara quando suonava il pianoforte, ancora oggi gelosamente custodito nel salone di casa insieme agli spartiti ingialliti e le foto degli affetti più cari. Ricordo che, quando ancora l’udito gli funzionava, non potevamo avvicinarci nemmeno al pianoforte; gli si palesava nella mente l’immagine della moglie scomparsa.

Osvaldo è appassionato di calcio, delle trasmissioni Rai – perché i canali Mediaset non li guarda – dei film in bianco e nero con Totò, ed è aggiornato su qualsiasi cosa accada nel mondo.

Nonostante i suoi 100 anni, non ha perso la forza di discutere, sbraitare e sbattere i pugni sul tavolo. Ed io ammiro profondamente questa sfrontatezza e questa caparbietà che lo rappresentano. Di Osvaldo ammiro la volontà, che vorrei vedere voi dopo un secolo, ammiro le sue abitudini che bene o male lo aiutano a mantenersi attivo, che scandiscono il tempo, quelle ore che paiono interminabili dove i pensieri si rincorrono, i ricordi danzano e dove c’è sempre spazio per un sorriso e quella tenerezza che Osvaldo, quando ti guarda, ti regala con generosità estrema.

Auguri nonno, ti voglio bene!

 

3 commenti
  1. Annina De Luca
    Annina De Luca dice:

    Voglio unirmi piacevolmente per fare gli auguri al maestro Osvaldo. Questi auguri sono da parte di una sua collega che ha lavorato con lui a Crispiano ed alla XXV Luglio e sicuramente si ricorderà di me. Sono la collega De Luca Anna ( Cocozza da sposata). Lo ricordo sempre con infinito affetto e stima.

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  2. Pasquale Bianco
    Pasquale Bianco dice:

    Auguri Professore! Già, Professore! È così che io e Marino Galeandro, mio amico e mio compagno di classe anche delle elementari, chiamiamo il nostro Maestro Osvaldo Ressa. Sono Pasquale Bianco alunno e “discepolo” del Professore negli anni dal 1972/73 al 1977/78, il prossimo dicembre avrò esattamente la metà dei suoi anni. Il regalo che Stefania ha fatto al suo nonno lo ha fatto anche a me perché ha descritto così bene la sua immagine che mi è sembrato davvero di rivivere tutti gli anni trascorsi con lui, tutti i momenti in cui io e Marino siamo riusciti a incontrarlo anche da più grandicelli e lui ci ha sempre regalato momenti commoventi e indimenticabili. Per alcuni anni ho avuto la fortuna di fare con il professore anche il doposcuola a casa sua e così ho conosciuto la sua famiglia (la signora Clara, Raffaele ecc) e tanti aspetti del suo modo di essere che per me sono stati significativi e di insegnamento tanto quanto le lezioni a scuola, che pure erano adorabili. Insomma ho tanti ricordi che con questo articolo mi ritornano ancora più vividi e mi fanno dire quanto per me Osvaldo Ressa sia si un maestro, ma soprattutto un maestro di vita.
    Grazie Professore! Grazie per quello che mi hai insegnato e che oggi ancora mi insegno quando leggo l’articolo che tua nipote ti ha regalato e che ha voluto regalare anche a noi. Ma ora basta, faccio come fai tu quando la questione diventa troppo commovente e una lacrima inizia a scorrere sul viso, scappi via!
    Un grande abbraccio

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  3. Antonello de Gennaro
    Antonello de Gennaro dice:

    Caro professore, caro “maestro”, che bello leggere questo pensiero di tua nipote, e sapere che sei ancora qui fra di noi. Quanta pazienza, quanti doposcuola, ma sopratutto quanta gioia nel vederti ogni giorno davanti a noi, davanti a me in classe alla XXV Luglio ! Pensa cara Stefania, che un giorno litigai con tuo padre, l’adorato Raffaele, ci azzuffammo in villa Peripato, ed il giorno dopo io avevo il terrore di tornare in classe perchè temevo chissà quale punizione. Tuo nonno mi disse con un grande sorriso “oggi pomeriggio passa da casa mia, che a te e Raffaele devo tirarvi le orecchia ad entrambi, scoppiando a ridere. Fu quel giorno che iniziai ad “amarlo”.
    Fu quel giorno caro “professore” mio , che capii la tua importanza, quella di un maestro che era una sorta di secondo padre, di un professore per la vita, per la formazione umana dei ragazzi, che viene prima di quella scolastica.
    Chi potrà mai dimenticare quella classe, che tu caro “professor Ressa” hai tirato su: il sottoscritto (ero già un diavoletto) , Carlo Tursi, Mauro Galantino, il povero indimenticabile Davide Cometti, Cesare De Baggis, Gianluca Pierotti, Remo Epifani, e tanti altri che porto e porterò sempre nel mio cuore. Ci hai formato tu, caro “professore”, ci hai insegnato a rispettarci a fare “gruppo” e quella classe che tu hai preso in 1a elementare ed hai cresciuto e portato sino alla 5a, ha poi proseguito, unita, compatta anche alle medie, e molti anche al liceo.
    Spero di poter avere l’occasione, il piacere di poterti venire a salutare, a trovare a casa e ringraziare per quanto hai fatto per me, e sono sicuro per tutti i tuoi allievi. Ti saluto anche io come Pasquale Bianco, con le lacrime di emozione, di gioia e di piacere, di saperti ancora fra di noi. Ti voglio bene “professò” !

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