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Una domenica d’integrazione a Taranto: perché esserci?

Il progetto Scatto per l’integrazione, che mira a formare i ragazzi immigrati sulla fotografia, va avanti. Stamattina, domenica 6 marzo, siamo stati al Circolo fotografico Controluce di Statte. 

Ore 10, le strade sono quasi deserte, il cielo è plumbeo e Lucia non ha fatto colazione. Non sa però che al Circolo Controluce di Statte c’è un banchetto tappezzato di cialde di caffè, muffin, biscotti e succhi di frutta.

Dopo aver riunito la ciurma, si parte. Il circolo, un ex forno, è accogliente e ben attrezzato. I ragazzi del progetto Scatto per l’integrazione si sentono subito a loro agio. E dopo aver sbirciato in giro, perdendosi nelle foto in bianco e nero attaccate alle pareti in pietra, dopo il caffè di rito e qualche leccornia di troppo si preparano a lavorare sul set.

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Nemmeno a dirlo,  a farla da padrone sono pose plastiche e buffe. Nei loro occhi, malgrado il tempo uggioso, splende il sole.

Sono contenti, vivaci, sorpresi, soprattutto curiosi. Curiosi e pronti ad imparare qualcosa di nuovo, curiosi nel trascorrere una domenica diversa da quelle a cui tendenzialmente sono abituati.

C’è chi fin da subito sfoggia un talento da fotografo navigato, chi invece non molla l’obiettivo per un attimo non senza vanità e spirito da protagonista. Omar, il più piccolo, è sempre in prima fila e si diverte.

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Le ore passano in un clima sereno, tra grasse risate, prese in giro, scatti rubati e abbracci.

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Prima di andare via Baba, detto il Presidente, ci riunisce per ringraziarci. E la sua riconoscenza è vera, priva di qualsiasi sovrastruttura umana e sociale che spesso e volentieri ci veste di pregiudizi insani e insensati. Di quel buonismo abusato a cui dovremmo abdicare.

Ascoltare Baba con la stessa umanità e discrezione che lui ci ha regalato, è stato il compito di oggi. Ascoltare l’altro in religioso silenzio sarà, invece, il compito della settimana.

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E osservare. Osservare gli sguardi, i movimenti, anche quelli impercettibili, osservare come noi abbiamo osservato Hamza che si faceva un caffè e gioiva anche solo nel mangiare un muffin. Osservare, senza necessariamente, provare ammirazione. Osservare lasciando il mondo fuori, tenendoci strette le sensazioni, che arrivano senza preavviso. Dritte, al cuore.

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