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La Settimana Santa a Taranto: il percorso e i simboli emozionanti (II PARTE)

L’attesa processione del Venerdì Santo esce dalla chiesa del Carmine alle 17 per ritornarvi la mattina del Sabato Santo. Alla presenza di una sempre nutritissima schiera di devoti e curiosi, sfila un corteo ad alto tasso emotivo, che suggestiona in particolare i confratelli più giovani.

Proprio loro sembrano ritrovare nella penitenza dei perdoni un esempio lampante di intenso coinvolgimento, di solidarietà e di coesione dei gruppo. Così il lentissimo dondolio della nazzicata sembra esorcizzare la frenesia dei tempi moderni, che hanno segnato violentemente la storia della città. La processione ha quindi un sapore antico, rassicurante, e alimenta la ricerca delle radici e l’orgoglio di appartenere ad una terra sfortunata ma meravigliosa.

Sensazioni ed emozioni che, soprattutto l’anno scorso, con il ritorno del corteo religioso nella Città Vecchia si sono amplificate. Una variazione voluta dell’Arciconfraternita del Carmine per celebrare il 250° anniversario della donazione delle statue del Cristo Morto e dell’Addolorata da parte della nobile famiglia dei Calò.

L’itinerario dei Misteri

La Settimana Santa a Taranto

La Settimana Santa a Taranto

L’itinerario dei Misteri prevede il Giovedì alle ore 15 l’uscita delle Poste in città vecchia e città nuova.

Le poste della Città nuova.

Escono dalla porta del Carmine di via Giovinazzi e proseguono verso via D’Aquino – via Di Palma – chiesa di San Francesco e a seguire Chiesa del Santissimo crocifisso – Chiesa San Pasquale e rientro nel Carmine.

Posta Città vecchia.

Uscita Porta centrale Piazza Giovanni XXIII – via D’Aquino – via Matteotti – Ponte Girevole – via Duomo – San Cataldo – San Domenico – San Giuseppe – Discesa Vasto – rientro al Carmine.

Addolorata

Piazza Giovanni XXIII – Via D’Aquino – Piazza Maria Immacolata – via Anfiteatro – chiesa San Francesco – via Anfiteatro – via Massari – Carmine.

Misteri

San domenico – piazza Fontana – via Garibaldi – Ponte Girevole – via Matteotti – via D’Aquino – piazza Giovanni XXIII – via Massari – via Anfiteatro – via Berardi – Via Mignogna – via D’Aquino – via Margherita – via Matteotti – Ponte Girevole – via Duomo – San Domenico.

La tradizione del troccolante

L’apertura del rito religioso spetta al troccolante, l’unico confratello ad indossare il cappello e a reggere il bordone. È colui che stabilisce l’andatura, scandendola con l’inconfondibile suono della troccola: si tratta di uno strumento di legno massiccio e metallo, il cui suono ha un significato opposto a quello delle campane.

I simboli emozionanti dei momenti della Passione: le statue

La Settimana Santa a Taranto

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Dopo il troccolante, in successione, vi sono il Gonfalone e la Croce dei Misteri, prima delle otto statue. La serie, di pregevole fattura, sembra formare una climax ascendente di emozioni: Cristo nell’Orto, Gesù alla colonna, l’Ecce Homo, la Caduta, la Crocifissione, la Sindone, il Gesù Morto e l’Addolorata. Ad intercalare i simboli in memoria dei momenti della Passione vi sono coppie di confratelli, dette poste, interamente incappucciati: loro, come gli altri partecipanti esclusi i forcellisti, procedono a piedi nudi per tutta la durata della processione.

Il rientro al Carmine

La Settimana Santa a Taranto

La Settimana Santa a Taranto

Il momento di massima intensità emotiva coincide con il rientro nella chiesa del Carmine. È mattino quando il troccolante, provato dal lungo peregrinare scalzo in cerca del perdono, batte tre colpi di bordone sul portone della chiesa. È il preludio al rientro del corteo religioso, che segna la fine della processione ed apre l’ultimo fra i giorni mesti del triduo pasquale. È il momento delle lacrime e degli applausi, delle tensioni che si sciolgono e dell’inizio dell’attesa per le campane di mezzanotte. Festanti. Dopo la passione e la morte, la rinascita e la vita eterna.

Tutti i giorni Taranto e i tarantini, quelle campane, le aspettano.

 

Photo credits: Michele Grecucci (img in evidenza, 1° e 3° foto interna) – portodimareter (2° foto interna)

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