riunione di condominio

Benvenuti all’inferno: ti racconto una riunione condominiale a Taranto

A dirla tutta pensavo che mia madre stesse scherzando, quando mi ha chiesto di sostituirla alla riunione di condominio. Invece no, era serissima. 

Cazzo, alla mia età si fanno i selfie con il cane, si “sboccia” nelle discoteche, ci si pavoneggia con il Beverly sotto l’Aristosseno o l’Archita…

All’inizio ero restio come i bambini che vengono spinti a fare piscina dai propri genitori frustrati. Poi, mia madre ha uscito la cinque euro per corrompermi. La faccenda era seria. Però dai, 5€… mi compro 8 bustine dei calciatori Panini (se avete Dybala contattatemi in privato).

“Cosa sarà mai una riunione condominiale?”, ho pensato.
Il tempo di mettere qualche firma, salutare il vecchio del quinto che ti guarda schifato i tatuaggi, due minuti per parlare dell’ascensore che ogni tanto si blocca e stop, triplice fischio e tutti sotto le docce.

E invece no…
Come quando penso di piacere ad una ragazza perché mette i “like” alle mie foto, mi sbagliavo clamorosamente.
Solitamente a Taranto le riunioni condominiali si tengono a piano terra, qualche lucculo al capo condomino che non ha ancora risolto il problema di infiltrazione d’acqua nel soffitto, il vicino di casa con le sue canzoni napoletane ad alto volume e qualche battuta sul Taranto che forse quest’anno sale.

La nostra cazzuta riunione di via Temenide, invece, si è tenuta in un ufficio. Poltrone, divani, sedie, come se tutti insieme dovessimo vederci la finale del Mondiale Italia- Francia ‘06.

riunione 2

All’inizio eravamo solo io, una signora che guardandomi entrare ha lasciato intuire un: “Cazzo centra ‘stu piccinn stuedche alla nostra riunione boooooh!”, e il protagonista mancato del porcile che si sarebbe scatenato dopo: il capo condomino.

Protagonista mancato perché dieci minuti prima che iniziasse il delirio ha esordito con un: “Gentili condomini, un terribile mal di testa mi obbliga a tornare a casa. Mi sento costipato, indisposto… comunque oggi finisce il mio incarico, do le dimissioni, buona serata”

A UECCHIE CAPOCONDÒ??

Manco Schettino.
Come quando sei l’unico a cui manca l’interrogazione sui radicali ed entri bellamente a seconda ora, anche il nostro capocondomino, nell’andarsene di fretta e furia, lasciava trapelare magagne ed altre cose strane.
Alla fine sono arrivati tutti: la proprietaria del garage di giù, il signore baffuto di non so che piano con tremila documenti e scartoffie e carte bollate in mano, il proprietario della scuola di design annessa al nostro palazzo (un gentiluomo d’altri tempi), io che scorrevo la home di Facebook perché non sapevo che dire, e la signora di terzo piano con le otto deleghe delle persone che preferivano rimanere a casa, tanto cosa se ne fottono loro se in via Temenide acqua e luce se ne vanno ogni quattro giorni… è una cosa normale, ci si può lavare anche con l’acqua Ferrarelle… no uagnù?

I problemi principali su cui si doveva discutere erano due:
-Qualche scostumato villano non pagava acqua e condominio, il che comportava un frequente taglio di acqua anche ai condomini che pagavano regolarmente.
-L’elezione del nuovo capo condomino.

Qui signori, segnatevelo, a Taranto è iniziata la terza guerra mondiale.
Pezzi di carta che volavano, urla di frustrazioni tra i vari condomini, cioppini fluttuanti, volti paonazzi e la signora seduta accanto a me che sembrava la sveglia dell’iPhone perché continuava a ripetere ogni due minuti: “Signori per favore uno alla volta sennò non si capisce niente”.

Il non parlare uno alla volta, tipico di noi tarantini.

Alla fine è saltato fuori che il gentiluomo della scuola privata di design aveva arretrati da 10.000€ per quanto riguardava il pagamento della sede e dell’acqua, il che penalizzava anche noi condomini disgraziati che regolarmente pagavamo tutto.

Non vi scandalizzate: siamo in Italia, è normalissimo.

Scoperto l’arcano, il proprietario della scuola è stato bersagliato per quasi tutta la riunione.
Tra i presenti c’era un condomino, il classico ragioniere tarantino che si inacidisce se il vicino di casa gli mostra con fierezza la sua macchina nuova, che durante la riunione prova gusto nel buttare fuoco tra i presenti, solo per la gioia di vederli sbraitare tra di loro.

All’ennesima frecciatina, il proprietario della scuola ha finalmente mostrato segni di reazione: “Oèèèèj signor Fuggé vu nong’avita lucculà cu me chiar?? Io le bollette le ho pagate e i soldi li ho dati all’amministrator, ‘e capit?”

riunione3

Bene… vengono a galla i cadaveri! Si è scoperto perché l’amministratore s’era dato al contrabbando.

“E vabbò però ‘u buche da decimil’eur addà stè… com’è ‘u fatt?” ha detto una voce indiscriminata dal coro satanico.

Al che il gentiluomo della scuola aveva ribattuto con un “e ce nguleallmuenec’ vulit’ da me?! Scè parlat cu ‘ù capocondomine!”

In sostanza e filigrana, per risolvere il problema era necessario che si approvasse il bilancio onde pagare una somma aggiuntiva di 150-200€ a cranio e andare avanti. Pace, stringetevi la mano e sciam’ ‘nnanze.

I condomini sono stati chiamati singolarmente, manco la professoressa di latino al tempo delle giustifiche, per capire se votare SI o NO all’approvazione.
Toccava a me: “Signor Coppola lei è d’accordo?”
“Coppola è mia madre, io sono Celino”
“Bene signor Cellini, lei è favorevole all’approvazione del bilancio?”
Approvazione di bilancio, millesimi, delibere… uagnù ma di ce cazz’ ste parlat? Va’ che io non so manco qual è il codice postale di Taranto.
La scimmietta nel mio cervello ha iniziato a suonare il flauto e…
“Si sono d’accordo, va bene anche per me” ho detto (come d’altronde era d’accordo la maggior parte dei condomini).

Non l’avessi mai detto.

Il signore baffuto con i tremila documenti in mano lancia tutto all’aria, batte quattro volte la mano sul tavolo, manco un vicepreside incazzato, e con un misto di esasperazione e rassegnazione, strappandosi con le mani la camicia esplode con un: “CHE COOOOOSA APPROOOOVAAAAATE IL BILANCIOOOOOO, SONO ANNI CHE PAGO E PAGO E PAGO E PAGO… NOOON CE LA FACCIO PIUUUU!!!”

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Era diventato rosso e viola, manco i pantaloni che si usavano nel 2007 per andare a ballare. Ragliava come un asino strafatto di metadone. Da lì per altre due ore un susseguirsi di accuse, altre urla, soluzioni improponibili e giustificazioni varie… e via che uscivano le frustrazioni personali.

Al ragioniere spargisale sulle ferite hanno respinto per la sessantanovesima volta la pubblicazione delle sue memorie, io c’ho i canarini in calore e non dormo da tre giorni per i loro berci bestiali… e insomma tra un vaffangul di qua e un mo’ mett’ mmizz’ l’avvocat, NON ABBIAMO CONCLUSO UN BENEAMATO CAZZO!

Non siamo riusciti ad eleggere nemmeno il nuovo capo condomino.

Dopo esserci sfogati come scimmie nel circo, ci siamo alzati e son volate condoglianze e intolleranze e la nonnetta mi mostra la foto del nipote “na’ vid’ ‘u piccinne, com’ha cresciut!”, un capo malavitoso con sopracciglio seghettato col rasoio e la faccia da trent’anni di galera.

Tutto punto e a capo ci si aggiorna alla prossima riunione…
TANTO SE MANCHERÀ DI NUOVO L’ACQUA C’È LA FERRARELLE PER LAVARSI, WHERE IS THE PROBLEM?

Bene spero la mia testimonianza vi sia piaciuta, io intanto vado a controllare se è rimasta acqua frizzante per il bidè.

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