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Primo Maggio 2016 a Taranto: il maltempo non ferma la carica dei 200mila

Più di 100 mila persone per urlare alla riconversione. Tutto quello che ti sei perso della quarta edizione dell’#unomaggiotaranto.

Nemmeno la pioggia ha bloccato la nutrita platea che ha “invaso” il Parco Archeologico delle mura greche – oltre ad inondare il web e i social con immagini mozzafiato – in occasione del Concerto del Primo Maggio tarantino. Una manifestazione che è giunta alla quarta edizione grazie al lavoro, all’impegno e alla fatica del Comitato dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti che, anche quest’anno, ha dato prova di come una Taranto diversa sia possibile.

Nonostante il meteo poco generoso, sono state più di 200 mila le persone che hanno abbracciato la causa di una città più pulita, libera dai veleni e dalle ingiustizie. La causa di una città a cui, semplicemente, non vengano negati i diritti, in cui non si debba scegliere tra la salute e il lavoro. E le testimonianze che si sono succedute sul palco – tra una nota e l’altra e con la moderazione di Valentina Petrini, Valentina Correani, Michele Riondino che con Diodato, new entry, e Roy Paci si è occupato della direzione artistica dell’evento – hanno dato il giusto valore ad un concerto simbolo di lotta e che, a partire da questa edizione, si è arricchito di un mese di appuntamenti coinvolgenti.

Ad aprire le danze, alle ore 14, è stato Frank Buffoluto che è salito sul palco dopo la premiazione degli studenti vincitori di “Immaginando il domani”, il concorso indetto dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. La musica, ricordiamolo, è stata solo il pretesto per accompagnare interventi commoventi, legati da un file rouge di proporzioni importanti: la presenza femminile, ingrediente numero uno di questo Primo Maggio tarantino.

Dalle mamme coraggio del Molise, alle donne del Comitato – Rita Corvace, una su tutte, malata di cancro – fino alla mamma di Arrigoni e di Aldrovandi, abbiamo ascoltato storie coraggiose, storie che hanno scosso le corde dello spirito.

“Taranto oggi è al centro del mondo ed è un posto dove voglio essere”, ha affermato a gran voce la madre di Federico Aldrovandi. Perché ” i diritti vanno rispettati, compresi quelli di sognare e di amare”, ha aggiunto la madre di Vittorio Arrigoni, il giovane italiano torturato nelle carceri israeliane.

Nonostante i lutti, le tragedie e le ingiustizie, queste donne continuano a combattere, a lottare conservando quella capacità di indignarsi che ognuno di noi dovrebbe avere. A pretendere la verità, come ha sostenuto la rappresentanza per Giulio Regeni. Un concetto sottolineato e ripetuto pure da Giusy Nicolini, sindaco di Lampedusa, che ha regalato ai presenti immensa umanità, che ha parlato del Sud e di quanto il meridione sia la frontiera della resistenza, di quanto sia sbagliato rassegnarsi e morire di cancro. Non è mancato l’intervento dell’ex ministro delle Finanze della Grecia nel primo governo Tsipras, Yanis Varoufakis, che ha lanciato un monito tirando in ballo le nuove tecnologie, e la qualità che “si può avere senza inquinare.”

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E poi la musica… Luminal, Sfk, Selton, Terraross, Mama Marjas che, insieme a Fido Guido, è l’esempio di quanto restare sia importante. Ancora, Ghemon, LN Ripley, Beatrice Antolini, Giovanni Truppi, Levante, Renzo Rubino e Andrea Rivera, che non senza sagacia e sarcasmo ha fatto incetta di applausi e risate. Le voci di Niccolò Fabi e Daniele Silvestri hanno poi illuminato il pubblico mandandolo in visibilio, colorando l’atmosfera con le note magiche di alcuni dei brani più conosciuti. Fino al momento rock scandito dalla voce possente di Piero Pelù che ha fatto “saltare” il palcoscenico, lasciando il posto agli Afterhours, Teatro degli Orrori, Ministri e Punkreas che hanno chiuso il concerto.

Raccontare quello che questa giornata ha rappresentato è un’impresa ardua. Perché il Concerto del Primo Maggio va vissuto, attimo dopo attimo. Parola dopo parola. Testimonianza dopo testimonianza. Con le orecchie ma soprattutto con il cuore spalancati e pronti ad accogliere qualsiasi afflato sia stato emanato da quel palco. E l’auspicio, come ogni anno ripetiamo, è che Taranto si alzi, è che questo momento di lotta non si arresti e continui anche il 2, il 3 e il 4 maggio fino a quando, insomma, non sarà completato quel processo di riconversione di cui abbiamo un dannato bisogno.

Buon Primo Maggio, specialmente a chi non c’era!

Photo credits: Fabio Romandini

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