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Riuscirà Taranto ad avere il suo primo FabLab?


Taranto mira ad avere il suo primo Fab-Lab grazie ad una sfida lanciata da NEXTaranto. Ed io voglio sostenerla. Ti dico perché.

È una sfida a tutti gli effetti quella lanciata da NEXTaranto per la realizzazione del primo Fab-Lab nella terra dei due mari. Un progetto che definirei ambizioso ma niente affatto impossibile, che mira a liberare la città da quel giogo di preconcetti che la intrappolano nello status di “zona industriale e nind chiù.”

L’obiettivo di NEXTaranto è quello di stabilire una rete di Fablab di quartiere e avere, in un futuro prossimo, diversi laboratori attivi e integrati con la comunità locale per riportare la produzione manifatturiera nell’area urbana e in particolare nelle mani dei cittadini, cercando di ricreare una versione moderna delle botteghe rinascimentali, nonché formare e strutturare conoscenze e competenze utili, soprattutto, ai giovani della città di Taranto e alla loro professione nella società che verrà.

Cos’è un FabLab?

Per chi non lo sapesse, è l’abbreviazione di Fabrication Laboratory (laboratorio di fabbricazione) e può essere descritto come un’officina condivisa in cui gli strumenti di lavoro sono tecnologicamente molto avanzati, con una forte componente di innovazione. L’esempio più noto è quello delle stampanti 3D, così come altri strumenti difficilmente accessibili al singolo professionista, che invece in un FabLab possono essere presi in prestito e utilizzati in base alle proprie esigenze produttive.

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In pratica, l’esempio più concreto dell’industria del futuro dove la manifattura sposa l’innovazione digitale. Due settori che convivono in un percorso dove l’artigianato, abbracciando le nuove tecnologie, diventa 2.0.

Se riflettiamo bene, la vocazione industriale di Taranto in questo caso assume un carattere nuovo, diverso perché la città viene proiettata nel futuro proponendosi come prima FAB-CITY in Italia. L’idea è nata con l’ing. Alessandro Spinelli, Barbara Scozzi (professoressa del PoliBa Taranto) e l’ing. Cosimo Palmisano, startupper tarantino che ha ottenuto un investimento di circa 35 Milioni di dollari da un fondo Americano e vicepresidente di una società operante nell’Internet of Things. Con loro hanno fatto seguito Giuseppe Cavallo, Nanni Greco, Marcella Loporchio, Luca Grillo.

Come possiamo partecipare a questa “rivoluzione?”

Affinché si possa realmente parlare di cambiamento è necessaria la partecipazione di tutti. Nessuno escluso. È necessario scrollarci quel lassismo che ci ha reso per troppi anni molli e poco recettivi e pensare che il cambiamento non aspetta, che non ci sono treni che passano due volte (in tal caso si chiama “culo”), che mobilitarsi è il primo vero passo per costruire una città migliore.

Ci vogliono sforzi, ecco perché ti invito a lasciare un contributo, anche simbolico, sulla piattaforma www.derev.com al fine di realizzare il progetto “NEXTaranto.” Progetto che è stato accolto dal Comune di Taranto e approvato con Delibera di Giunta n.122 del 23/07/2015 avente ad oggetto: Realizzazione di una rete di FabLab. Atto di indirizzo.” Insomma, sostenere questa campagna di crowdfounding che ha preso il via agli inizi di maggio è davvero semplice. Basta un clic e il gioco è fatto!

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Attraverso le donazioni dei cittadini – e se l’importo dovesse raggiungere i risultati auspicati, è sufficiente anche solo 1 euro (oddio, se son 5 schifo non fa) – vedrà la luce il primo “mini-FabLab” all’interno di Palazzo d’Aquino, immobile di proprietà comunale sito nella Città Vecchia di Taranto. Un’occasione ulteriore per il Borgo antico che, non senza sforzi e fatica, sta rinascendo. A piccoli passi, certamente; d’altronde le grandi rivoluzioni non si fanno in un giorno.

 

Sostieni anche tu il primo FabLab a Taranto. Partecipa alla campagna di crowdfounding > https://www.derev.com/un-mini-fablab-a-taranto-vecchia

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Photo credits: fondazionemike.it (img di copertina) – www.3dprintingcreative.it (img fablab)

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