calcio di strada cop

4 posti dove si giocava a Taranto il calcio di strada

Nella nostra Taranto il calcio è ovazione. Tutti sognano di segnare un gol in volée sotto la indomabile Curva Nord. Un paradigma esistenziale, di questo stiamo parlando. Ci si spara in endovena interventi in tackle, gamba tesa e magici doppiopassi, da noi, a Taranto. Ecco 4 luoghi dove si giocava a calcio.

Stavolta non vi voglio raccontare la storia del suddetto campione, del conosciuto goleador che ha affinato le proprie doti balistiche in riva allo Ionio. A questo giro vi toccano un po’ di souvenir memorabilia, buoni per chi ha masticato le luride strade della città col pallone di cuoio, o super santos arancione olanda che si voglia, utilizzando ogni spiazzo accettabile per giocarsela al meglio dei dieci gol.

Via Crispi

Eh! Il glorioso campo d’asfalto in via Crispi! Come potete non conoscerlo? Ora c’è l’Isola Ecologica per la raccolta differenziata; ma fino a qualche anno fa c’erano porte disegnate con gli spray, insulti tremendi in dialetto e la caricatura d’un professore di ginnastica della Bettolo. Che spettacolo, ah? Qui giocava – e chi vi scrive ha palleggiato coi suoi commilitoni – il “Real Crispi”, squadra fatta da forse ‘na ventina di ragazzi di tutte le vie più popolose del centro.

Erano partite insanguinate, se cadevi sul cemento erano cazzi tuoi e, purtroppo, se il pallone finiva oltre il muro di cinta c’era da sgroppare per tutta via Principe Amedeo fino alla Caserma Mezzacapo. Lì la sbirraglia ti restituiva, scocciata, il sacro trofeo di cuoio. Questo spiazzo leggendario è stato citato anche nel libro “L’eroe dei Due Mari”, opera di Giuliano Pavone, noto scrittore tarantino.

Biblioteca-Piazzale Bestat

Piazzale Bestat - Taranto

Piazzale Bestat – Taranto

Qui era fuori dalla mia zona di competenza, ma qualche trasferta nel rione Benistabbbili l’abbiamo intrapresa pur di spaccarci un po’. Il muro della biblioteca era perfetto per attutire le pallonate, almeno negli orari vacui quando pochi affollavano il tempio del sapere.

Il terreno di gioco, in liscio marmo bianco, era polivalente: tra noi c’erano anche skateboarders, e potevano liberamente sciabordare per l’intero perimetro del piazzale senza troppi problemi sulle loro tavole. Certo, beh, la questura municipale che ha gli uffici proprio nel complesso edilizio imperversava e ci cacciava, alcune volte. Alla fin fine si riusciva ad uscirne indenni, senza denunce e senza palloni bucati.

Corso Vittorio Emanuele-Prefettura

La Rotonda - Taranto

La Rotonda – Taranto

Come? Sempre a rompere le palle alla sbirraglia? Che ci possiamo fare, gli spazi quelli sono, inevitabile che ci si accalchi nei più appetibili. Vi chiederete: perché giocare su quelle mattonelle rosa, viscide e instabili, quando c’è lo spazio della Rotonda dove potersi sfogare? Boh! Con tutto il rispetto, non saprei.

Forse era più eccitante menare le sbonnate sul portone dei pulotti. Lo spazio preciso si trova tra via Massari ed il Lungomare, non è poi l’ingresso principale della Prefettura. Lì, qualcuno dei nostri marchiò con vernice nera alcune parti dell’edificio -già, prima e dopo il dissesto la vigilanza risicava, in città – e disegnò le ennesime porte immaginarie.

Via de Noto – Aristosseno

Il mio preferito. Sarà perché c’ho giocato di più. Uno scenario suggestivo e underground – la scalinata “del successo” alle spalle, i graffiti di pregevole fattura- fanno di questa viuzza al limite estremo del centro città (dietro la scuola Aristosseno, per intenderci) uno dei palcoscenici calcistici migliori. Ci vengono soprattutto i ragazzi delle case popolari di via Crispi angolo via Bruno e, signori! Colpi di tacco, tiri al volo! Il calcio champagne che neanche Ronaldinho e Zizou a Fifa Street, giuro!

Ne ho visti, di tocchi di palla da manicomio, in questa strada chiusa – che è anche un’altra delle sue qualità: chiusa e poco frequentata-. All’angolo adesso c’è pure il “Bar…collando” così se ti viene una secca imminente ti puoi ritemprare lo spirito senza problemi.

Insomma, questi sono i campi improvvisati dove, con comitive sempre eterogenee e mai immutate, s’andava a sfondarci di pallone e pallonate. Puoi pensarla come vuoi, amico. Ma il calcio resta lo sport più bello del mondo.
Pochi cazzi.

Photo credits: immobiliare.mitula.it (img piazza Bestat) – 

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