Una giornata sul pullman a Taranto

La mia giornata da film sul pullman n.16 verso il Saturo, a Taranto!

Penso che preferireste più 10 messe in latino alla San Pasquale, piuttosto che trascorrere un’intera giornata tra la linea 16 e il Saturo come l’ho trascorsa io.

E sì, perché mentre voi vi divertite a spoilerare il finale di Gomorra su Facebook (vi deve scoppiare il telefono tra le dita), preso dalla solitudine e dalla paranoia qualche giorno fa ho deciso di fare il Charles Bukowski della situazione, prendere il 16 e andarmene a mare a Saturo.

Naturalmente so che non ve ne frega un cazzo perché preferite più leggere i link sulle tette della Buccino o sulle 20 cose che accadranno all’uomo nel 2024, ma io ho bisogno di popolarità e like, quindi vi racconterò tutto di quella giornata.

Tralasciando i commenti monotoni dei tarantini sotto la pensilina di via Principe Amedeo  “O ma u 14 quann’ addà passà?” oppure “Ma ‘u 28 t’lass a Paolosest’?” – e le diciotto buste di sedano fresco prese al mercato Fadini, il viaggio d’andata nel 16 alla fine è stato abbastanza tranquillo. Ordinaria amministrazione.

gente sul bus

Fino a viale Magna Grecia ho chiacchierato con un tossico che conosco di vista, perché bazzica dalle parti di casa mia, il quale mi ha raccontato delle migliaia di volte in cui ha salvato la città disinnescando una bomba-pacco-sospetto al porto mercantile; nel frattempo, c’era pure una ragazza carina che, guardandomi mentre cercavo di non cadere a causa delle frenate improvvise dell’autista, avrà pensato a quanto fossi sfigato nel non avere ancora una macchina mia a 24 anni.

Da sfondo al carnaio umano c’erano i soliti 6-7 ragazzini schiaffati nell’ultima fila, con il vurpo in mano, il Napapijri sulle spalle e “Squalo” di Gue Pequeno sparato nelle orecchie.

Fatto sta che arriviamo al capolinea di Saturo.
Non mi ricordavo che per scendere in spiaggia bisogna prendere un viale interno dove è più facile trovare l’amore della tua vita che non prendere delle storte alla caviglia.

Come ho detto prima, a Saturo ci ero andato per rilassarmi, perché tanto chi cazzo ci va fin lì col freddo di ‘sti giorni.
Alla fine, ho pensato, mi annoierò pure a starmene da solo senza nemmeno una boccia di alcol da consumare.

Tutto sbagliato.

incontri in spiaggia

Uagnù, non avevo mai visto Saturo così pieno… sembrava di stare nella battaglia di mezzo, quando Saruman invia le truppe contro Aragorn. Cosa dovevo fare da solo, lì in mezzo a quel mattatoio, come pensavo di potermi rilassare e soprattutto dove dovevo mettermi?

Fortuna ha voluto che, mentre facevo finta di parlare al telefono perché mi sentivo osservato, si liberasse un piccolo spiazzo e quindi fanculo la stagione fallimentare del Taranto, fanculo le ragazze che “Ale mi piaci ma non possiamo stare insieme perché ho la testa incasinata”, sono andato giù di asciugamano, cuffie, chiudiamo gli occhi e si prende il sole.

Chiudiamo gli occhi ‘u cazz’.

Come fai a chiudere gli occhi quando alla tua destra ci sono 8-9 ragazzini di 12 anni a testa che si vantano come delle scimmie, sparando robe del tipo “Ooooo ‘u frrrr’ cà c’no ìev’ p’ù sbirr’ l’avess accis a quidd cugghion”. Traduzione per i fuori sede che magari stanno leggendo quest’opera teatrale: “ehi fratello, che se non fosse stato per il carabiniere, l’avrei ucciso a quel pezzo di scroto”.

NOTA BENE: Ognuno di questi malfattori aveva un tatuaggio più grosso del proprio corpo.
Chi Lupin, chi padre Pio sul costato, chi un coltello sul bicipite, chi addirittura la scritta “MARIELLA” sull’ avambraccio…

tatuaggi

Mi sentivo a disagio, io, che invece c’ho tatuato Peter Pan e un piccolo alieno che guarda la luna.
Alla mia sinistra invece delle ragazzine in calore che “U cooooooo’ staser’ fors agghie scinnè in Villa, ma apprim m’agghie fa l’pil d’annanz ohohohoh” Altra traduzione per i fuori sede, di Pescara magari: “Senti un poco cuore, stasera forse vengo in villa ma prima devo farmi i peli dell’apparato urogenitale ohohohoh” (ohohoh non sono riuscito a tradurlo, ma per rendervi l’idea sembrava l’ohohoh dell’uomo primitivo quando ha scoperto la caccia ed il fuoco.)

Tutto ciò mentre mi tornava in mente una mia compagna di banco delle elementari, che quando cercai di darle un bacio a stampo mi chiese se poi sarebbe rimasta incinta. Vabbò, non ve la faccio lunga sennò ‘st’articolo prende pochi like. Dopo un tot di minuti ho deciso di salire e tornarmene a casa, aspettando di nuovo il 16 al capolinea.

Tre quarti d’ora d’attesa a osservare due bambini che giocavano con un Super Santos. Si è riempita di nuovo la fermata. Si intravede il 16 che gira e si ferma davanti a noi. SBATABODOOOOOOOM e vai con la corsa a chi si deve prendere i posti a sedere.

È successo tutto nella frazione di 20-25 secondi: nella parte anteriore si vede una ragazzina sbalzata fuori perché aveva “osato” contendersi il posto con Desirè ‘a pazzerell, una che picchia le sue coetanee così, a occhio; nella parte di dietro invece c’era un’altra mini rissa perché l’impavido Danielino (che come soprannome su Facebook ha o’track) aveva spinto la ragazza di un altro esaltato perché voleva il posto di dietro.

Fuori dal pullman ero rimasto io che, magro come sono, mai mi sarei sognato di salire sul pullman in mezzo a tutta quell’ orda di alci. Inutile dire che durante la rissa c’era gente che filmava tutto col telefono e una ragazzina accanto a me che piangeva spaventata perché voleva tornare subito a casa a vedere le sue serie tv su “Netflix”.

Mah.
Ad una certa, mi sono ritrovato al centro con tutti che guardavano male tutti…
Sono tornato a casa più scoglionato di prima, ho scritto uno stato a riguardo dove ho preso per la prima volta nella mia vita 200 like e sono andato a dormire senza manco lavarmi.

Penso che la prossima volta, qualora abbia voglia di prendere il sole, o faccio pace con i miei ex compagni delle superiori e ce andiamo tutti insieme con la macchina o, si sa, la sdraio sul balcone is the new Copacabana.

2 commenti
  1. Filippo
    Filippo dice:

    Complimenti, sei riuscito a mettermi in uno stato di angoscia indicibile. Hai fatto riaffiorare in me traumi che credevo aver rimosso.

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  2. Aldo
    Aldo dice:

    Complimenti Alessio. Uno spaccato quotidiano che contiene presente, passato e futuro della comunità tarantina con punte di ironia e a volte sarcasmo che condiscono efficacemente il racconto. Efficace l’uso della parlata tarantina (chiamarlo dialetto è improprio) che ben lascia sperare sul tramandarsi dello stesso alle nuove generazioni. Bravo!

    Rispondi

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