vita difficile di un ciclista a taranto

Com’è andare in bici a Taranto? La mia giornata da incubo!

Andare in bici in periferia di Taranto è un po’ come giocare alla lotteria. Ogni giorno. E il montepremi è la tua vita, ovviamente.

Ti racconto quello che normalmente mi succede nel percorrere i 4 km che separano il mio lavoro da casa mia che porcoddue nemmeno la Madonna di Ghisallo sa come faccio ad essere ancora viva.

Premetto che è una scelta, non avere la seconda auto intendo, non suicidarmi.
Premetto anche che ogni volta che mi metto su due ruote sono consapevole che incontrerò la #facciadi della situazione, e con un gran respiro vado incontro al mio destino.

Ecco la classifica dei 4 esemplari che mi si sono palesati davanti questi mesi.

1. Il CLACSON umano

E’ di qualche settimana fa la notizia della scoperta di questa nuova specie: metà #facciadimerda (ops, non sono riuscita a trattenermi), metà clacson. Pare si sia insediato intorno all’anno zero nella zona tra Tarde nuestr e Bari Merda (ops, ho detto merda di nuovo. Chiedo venia.)

Ama far sentire la sua presenza, perché se hai voglia di salutarlo o di mandarlo a quel paese, lui ti facilita le cose. Pensa che la scatola su 4 ruote che guida sia priva di qualsiasi rumore, e allora daje de clacson fin da quando il ciclista davanti a lui è ancora un puntino impercettibile.

clacson umano

E’ anche il padrone indiscusso della strada, non a caso raggiunge una velocità minima di 80 km/h, ma con il suo retrogrado modo di comunicare aiuta noi poveri ciclisti a evitare la morte da schiacciamento.
In fondo, un po’ gli voglio bene. Lo fa per noi. Spesso capita di ascoltare strane urla come “AHOOOOOO, T-A-L-E-V-A’” accompagnate ovviamente dal classico “PEEEEEEE.”

2. L’URLATORE seriale

Questa categoria è decisamente ermafrodite. Difficile capire il sesso di chi urla dal suo finestrino durante un accurato sorpasso “A’ CORNUTAAAA”. Posso assicurare che l’esemplare in questione ha i capelli cotonati alla Tina Cipollari, spesso pare un mutante made in ILVA.

urlatore seriale

La capacità di cambiare la propria voce a seconda delle situazioni rende questa categoria abbastanza folkroristica, soprattutto per le parole incoraggianti che puntualmente mi fanno tornare a casa con una carica diversa. Sì!

3. L’ANZIANO CON LA MACCHINA NUOVA

Già sentito parlare dei “vecchi con il cappello”? Una specie ormai in via di sviluppo, sempre pronta a rallentarti la strada. Questa volta le cose cambiano. Hai presente quando dai ad un bambino la pastasciutta per la prima volta? Hai presente, ancora, i suoi occhi spiritati che dicono orapastaeformagginotelamangitu?

anziano in auto

Ecco… Prova a dare una macchina nuova ad un settantenne. L’effetto è simile. Il gene Schumi è dietro l’angolo. Non passa molto tempo prima che l’anziano in questione si cimenti in sorpassi da record, sgommate  con tanto di moglie al seguito che, oltre a reggersi alla maniglia con tutte le sue forze, si regge il bypass, che fra poco muore.

4. Il VISCIDO SU 2 RUOTE

A questa categoria sono molto affezionata, perché è la più varia. In essa rientrano sia i motorizzati che i miei compagni a catena e pedale.

Sono soprattutto “maschi”, mi preme dirlo, che come vedono una donna in bicicletta attivano quell’unico neurone rimasto per vomitare le solite minchiate.

Nel repertorio del VISCIDO troviamo l’intramontabile “BEEELLLLAAA”, con mascella calante, oppure “DOVE VAI BELLEZZA IN BICICLETTA?”. Ma c’è un personaggio che, a mio avviso, vince “il premio originalità.”

Altra premessa doverosa: la sottoscritta non è una che tace facilmente, quindi se passi con il rosso in moto e mi tagli la strada ti inondo di chitemmurt.

Così fu!
Leggi questa. Un ragazzino, sì e no di 18 anni ma dai residui di latte sulla sua maglietta potrei giurare che avesse almeno un decennio in meno, l’altro giorno pensa bene di passare con il rosso mentre io sto attraversando, tagliandomi la strada di netto. Ovvio che un “cazzo faiiii” vola con la stessa spontaneità con cui volano madonne quando vedo Gianluca Vacchi cimentarsi sul suo yacht in balli opinabili.

Sta di fatto che a casa fortunatamente ci arrivo. Sana e salva, sì, ma con qualche butt d’sang in più.

 

3 commenti
  1. Angelo
    Angelo dice:

    Hai davvero ragione ho 40 anni ho comprato una MTB per andare un po in giro con la bici.. E l’altro giorno tra Taranto e Talsano per poco non ci rimettevo le penne.. E’ davvero pericoloso perche’ ce gente che ha preso la patente per corrispondenza :). Io personalmente rispetto sempre i ciclisti quando Guido, e non vedo perche’ non dovrebbero farlo anche gli altri…

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