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Come sarebbe la Taranto del futuro se si ispirasse a New York?

Sono stata a New York, ho potuto vedere la Grande Mela e mi sono chiesta: come sarebbe Taranto se potesse mutuare alcune delle bellezze della City americana?

Recentemente ho passato un po’ di tempo a New York, ho potuto vedere da vicino la Grande Mela, ho visitato le attrazioni e passato anche dei giorni in relax, per poter assaporare la vita di Manhattan, e posso dire con certezza, e anche un po’ con banalità, che non è tutto oro quel che luccica. Che New York è unica nel suo genere, ma anche difficile da vivere e gestire. Però ha uno spirito e una giovinezza che la rendono estremamente affascinante, quindi mentre un giorno camminavo in un parco particolarissimo di cui tra poco vi racconterò, mi sono chiesta: come sarebbe Taranto se potesse mutuare alcune delle bellezze della Grande Mela?

Se New York è la Grande Mela, Taranto potrebbe essere… la Grande Cozza o la Grande Clementina?

Allora ho iniziato a fantasticare su una Taranto di un futuro non troppo lontano, nella quale grazie al fervore culturale e agli stimoli esterni i cittadini di tutte le età potessero godere di qualche distrazione e di qualche servizio in più. Insomma, se New York è la Grande Mela, potremmo fare di Taranto, che so?, la Grande Cozza, dura com’è lei a potersi digerire dall’esterno del suo guscio, e morbida e succosa nelle sue strade e nella sua gente. O la Grande Clementina, in onore dei frutti della provincia, della sua buccia ruvida e rugosa, che poi svela gli spicchi agrodolci e polposi.

Dunque, nella Grande Clementina del futuro, almeno nella mia testa, queste sono le iniziative che saranno state attuate per migliorare la vita di ogni giorno dei tarantini/grandeclementini.

I trasporti pubblici

I trasporti pubblici di New York possono sembrare, di primo acchito, piuttosto funzionali, ma ad uno sguardo più attento di chi ha viaggiato un po’, e non dico di chi ha girato il mondo, ma qualcuno che abbia visto magari Londra o anche solo Grottaglie, è evidente che sono gestiti in maniera approssimata e che sono pensati per chi a NYC ci vive, e non per chi la visita. La differenza con Taranto è che a New York i trasporti pubblici esistono, e possono essere utilizzati, anche perché, nonostante il volume di gente che li utilizza, sono tutti sommato puliti e ben messi.

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A Taranto riuscire a prendere l’1/2 è come vincere al SuperEnalotto. Ne passa uno ogni 3 ore e un quarto. Quando ci sali, ammesso che tu non muoia soffocato dal numero di persone che ci sono dentro, che non faccia avaria, che l’autista non giochi a GTA mentre sei a bordo, devi sperare, arrivato a destinazione, di non aver contratto il colera, una qualche forma di epatite, o una rara malattia esotica per la quale, non essendo mai partito per mete inusuali, non hai fatto il vaccino.

La riqualificazione

Ah, che termine meraviglioso! “Riqualificare” significa portare nuovamente in vita, riportare ad un livello di decenza, di utilizzo, di apprezzabile stato delle cose. Proprio in un’area riqualificata, una vecchia linea ferroviaria dismessa, che attraversava come il più forte dei pugni nello stomaco, lo skyline di New York, i suoi palazzoni e i grattacieli, nell’area del Chelsea Market, questi si sono inventati un parco, il parco di cui sopra. Quindi fra rotaie e mattoni adesso ci sono erbe, alberi locali ed esotici, cespugli, panchine, aree relax, e belvedere sulla baia dell’Hudson e sul centro della città. Quante aree di Taranto abbandonate a se stesse fornirebbero il posto ideale per creare dei centri di aggregazione o dei luoghi di pubblico usufrutto? Perché noi la passeggiata nel verde il sabato pomeriggio o la domenica mattina proprio non dobbiamo potercela permettere?

Gli eventi

A New York, ovviamente, c’è sempre qualcosa da fare o a cui assistere. Entri in un locale per bere una birra un sabato mattina, e c’è un gruppo che suona. E niente aggiunte sul costo del servizio. Giri un angolo e c’è un festival di musica jazz, al quale magari partecipano solo 3 gruppi in croce, ma che è gratuito, con abbastanza sedie per tutti, e gente di tutte le età e di tutti i tipi. Entri in un parco, e ci sono degli artigiani che fanno un mercatino – nel quale ovviamente non puoi permetterti di comprare nulla.

A Taranto ultimamente, e con ultimamente intendo negli ultimi due o tre anni, inizia a muoversi qualcosa. Però la maggior parte delle iniziative deriva dalle idee e, soprattutto, dalla caparbietà e dagli investimenti di singoli cittadini che per passione o per spirito imprenditoriale capiscono che qualcosa manca, che ci sarebbe bisogno di questa o di quella celebrazione, di questo o di quel festival, e, nella migliore delle ipotesi associandosi a propri simili, fanno tutto da sé. A New York, come in altre città del mondo, tutto ciò è sponsorizzato e promosso da istituzioni locali, di quartiere o cittadine, per cui completamente gratuito, gestito da volontari o da persone che in queste organizzazioni/istituzioni ci lavorano. Nella Grande Clementina del futuro, i cittadini avranno accesso a tutto questo, e la cultura si muoverà sul serio fra le storiche strade della nostra città.

L’orgoglio e il senso di appartenenza

Gli zii d’America non esistono più. Sono stati sostituiti dagli amici artisti che sono andati a vivere a Berlino, a Londra, a Sydney, e ci dicono continuamente “ma come fai a vivere lì? Lì non c’è nulla, io non ci tornerò mai. Qui sì che si vive bene, si fa una vita di emozioni e sapori!”. Lasciatevi dire da una che è tornata da uno dei centri nevralgici del mondo che poi non è esattamente così. E non lo dico io, ma le foto del riso patate e cozze, degli ulivi, del Jamaica che postano su Instagram 4 minuti dopo essere rientrati a Taranto per brevi periodi. Non è così scontato che loro abbiamo fatto la scelta giusta, e noi siamo sfigati perché non abbiamo il coraggio di non vivere a Taranto. Anche Taranto è bella, interessante, può diventare viva.

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I newyorkesi, anche gli immigrati, vi diranno sempre che quello è il posto più bello del mondo, nonostante un bilocale costi 2000 dollari al mese e non ci si possa permettere una birra o un gelato, per poter pagare la lavanderia. Questo quarto punto riguarda un impegno preciso dei grandeclementini del futuro, che dovranno impegnarsi ad amare e promuovere la propria città, piuttosto che ridurla ad una macchia sulla propria fedina penale. “Eh, sì… io vivo a Taranto” con occhi bassi e aria colpevole mettono già la città in una scatoletta con l’etichetta “fallimenti dell’urbanistica e della società”. Siamo noi stessi a dover ridare glamour e fascino a quello che è la nostra storia e il nostro patrimonio sociale e geografico. Insomma, i grandeclementini chiameranno la loro litoranea “jonica”, e non “salentina”.

Il brand

Questo quinto punto si collega in parte a tutti gli altri. Probabilmente lo sapete già, la celebre scritta “I <3 NY” non è una semplice frase, ma è diventato un logo che rimanda ad un vero e proprio brand. Tanto che nei negozi c’è una differenza di qualità e prezzo fra le magliette e il merchandising che portano la dicitura “I love New York”, e quelli che riportano, invece, il logo. E quel logo si paga fior di quattrini. Tutto ciò fa parte di un’opera di brandizzazione e promozione nella quale i newyorkesi sono stati fortissimi, e sulla quale lucrano in modo ineccepibile.

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E non voglio menzionare il costo di un biglietto per il Metropolitan Museum, che vanta una stanza piena di cimeli e reperti pugliesi, alcuni dei quali “tarentinian”. Un hot dog a Coney Island, che col panino di Zio Angelo non ha proprio nulla a che vedere, su una spiaggia orrenda in città, non è accessibile ai più. Ma loro sanno vendere tutto questo. Aggiungono opzioni, possibilità, eventi collaterali, e presentano brochure esplicative che possono convincere chiunque – o quasi – che quella è la città più bella del mondo. Offrono servizi gratuiti aggiuntivi o alternativi, ma non sostitutivi, per tante esperienze che si possono fare. Tutto il clamore e il glamour vengono da lì, da come tutto sembra sempre “il migliore” o “ il più cool” dei mondi possibili.

Diversamente da noi, i grandeclementini del futuro tutto questo sapranno farlo, sapranno vendere le spiagge, il mare, le gite in barca, i concerti del primo maggio, i festival, la propria provincia, la carne l’olio e il vino, ad un livello top che darà a tutte le risorse di Taranto un’aura di magia, uno scintillio, un fascino, che oggi non hanno.

La Grande Clementina del futuro sarà magica da sbucciare e gustare per chi ci vive, per chi ci resta, per chi ci torna, e per chi ci transita soltanto.

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