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Quello che ha e che non ha funzionato di Per Bacco che… a Taranto!

Una riflessione non richiesta sull’argomento dell’anno: i mercatini di Per Bacco che… a Taranto.

Non si parla d’altro che del Mercatino (di Natale?) che dal 18 novembre sta popolando Piazza Maria Immacolata a Taranto. I social si sono trasformati in un minestrone di banalità, analisi pseudo sofisticate ed esperti di marketing territoriale (dato che ci piace usare parole ad catzum in inglese) o, peggio ancora, di sociologia spicciola da far ammalare Bauman di cirrosi epatica.

E dato che pare che nessuno di noi possa sottrarsi a quel bisogno impellente e quasi fisiologico di esprimere la propria opinione su qualunque cosa accada nel mondo, nonostante alle volte la poca conoscenza o esperienza in questo mondo di ladri, in questo mondo di eroi dovrebbe suggerirci il silenzio, voglio dire la mia e regalarvi una riflessione non richiesta su quanto è accaduto e sta accadendo a Taranto.

Ora, che la città dei due mari viva costantemente sospesa sul filo della polemica facile è cosa risaputa e lo è ancora di più il fatto che ci risulta semplice assai affermare qualunque roba ci passi per la testa senza applicare il giusto filtro, quello che ci piace tanto applicare quando si tratta di postare su Instagram le nostre foto da fighe o fighi di legno per risultare più appetibili. Ecco, proviamo a pensare che esistono decine di filtri che potremmo utilizzare quando rendiamo pubblici i nostri pensieri e che sarebbe cosa buona e giusta fermarsi, alle volte, abdicando a quella frenesia spesso improduttiva di dire la nostra. A tutti i costi.

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Il mercato di Per Bacco che... nel salotto buono di Taranto (che tanto buono non è quando ospita indisturbato uno stuolo di abusivi) ha avuto le sue falle. Come qualsiasi evento grosso che si rispetti. E non si tratta di una di quelle parafrasi di circostanza senza capo né coda; si tratta, piuttosto, di consapevolezze che personalmente ho avuto modo di acquisire dopo un evento altrettanto grosso che ho organizzato.

Aggiungiamo, poi, che – come ha scritto giustamente mio cugino Lorenzo, tarantino fuorisede trapiantato a Milano e che ha seguito la vicenda da lì – a Taranto sembra impossibile fare qualcosa senza essere subissati dai fischi, fatti da gente che come medaglia al valore ha al massimo l’essere andato a vivere in via Nitti invece di rimanere dalla mamma in via Cavallotti e che parla di fenomenologia dell’estetica con la stessa naturalezza con la quale pianta di fronte alla propria attività quegli alberi di Natale in ferro e cemento mostruosi.

Andiamo con ordine, però.

Per Bacco che… è un evento che di positivo ha avuto l’intenzione e l’intuizione (ampiamente supportata dai fatti) di portare a Taranto una notevole quantità di gente, che ha fatto girare l’economia oppure no (non ho dati alla mano per stabilirlo) della città, che per una volta non ha fatto sentire il tarantino – come accade solitamente – ospitato, bensì ospitante.

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Il rovescio della medaglia, che era ovvio che ci fosse come c’è in qualsiasi situazione della vita, è che ha vinto l’approssimazione. E questo, consentitemelo, non è concepibile. E’ mancata una progettualità, una visione d’insieme oltre che il gusto e la decenza di evitare di eclissare le attività commerciali. Un aspetto che non poteva non essere considerato se parliamo di un signore o un team che si occupa di eventi da anni. Un aspetto che è fondamentale quando si organizzano manifestazioni simili. Sarebbe bastato il dialogo con chi il territorio lo vive davvero o con chi ha le professionalità adeguate per organizzare eventi.

Sopra ogni cosa, stigmatizzo la maliziosa abilità nel far passare un evento per un altro, alimentando false aspettative in coloro che si auguravano di trovare mercatini di Natale, lucine e artigianato di qualità e che, invece, si sono ritrovati di fronte a braci infuocate, fumi e panini con la sasizza. Ed il punto non è nemmeno il fatto che ad essere protagonista sia stata la classica sagra abusata, perché a quanto pare tanto cagare non fa. Il punto è che l’onestà intellettuale e la trasparenza di affermare quello che effettivamente è stato – un pout pourri di stand di street food – sono state sacrificate sull’altare del guadagno facile. Chiamiamo le cose con il loro nome, diamine!

Comprendo alcuni commercianti e cittadini incazzati per questa assenza palese di decoro e bellezza, per questa conclamata superficialità nel selezionare le presenze al Per Bacco che… pur di battere cassa, ma il cittadino va educato a piccoli passi. E non sarà certo l’accanimento nei confronti di un evento che molti hanno apprezzato a far passare il messaggio che Taranto ha bisogno di altro per riscattarsi.

Certo è, che l’unico modo è fare e quindi sbagliare. Perché solo chi fa sbaglia. E, magari, se sostenessimo di più quelle iniziative positive (anche se di nicchia) che puntualmente raccolgono l’omertà di tanti cittadini, gli stessi che sono in prima fila quando si tratta di denigrare, faremmo dei passi avanti.

La lungimiranza, le idee e la volontà reale di rendere Taranto attraente ci salveranno. Con meno polpette e più manifestazioni culturali, ché anche quelle cibano… lo spirito, il cuore e la testa.

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