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Ti racconto la consegna delle borse di studio “Cosimo Palagiano”!

Giovedì 1 dicembre. Ore 17,00. L’Hotel Mercure Delfino è gremito di persone: studenti, insegnanti, genitori, persino nonni.

Malgrado al di là delle porte scorrevoli in vetro il freddo sia pungente, la sala America è avvolta in una nuvola di calore rassicurante. Le urla e l’entusiasmo dei ragazzi fanno il resto, l’emozione pure.

L’occasione, d’altronde, è di quelle importanti: la consegna, per il settimo anno consecutivo, di 5 borse di studio intitolate a Cosimo Palagiano, uno studente della scuola media Colombo di Taranto scomparso qualche anno fa per un banale incidente domestico.

Da un lato il lutto, dall’altro la condivisione di una tragedia attraverso un mezzo potentissimo: la cultura.

Ci accomodiamo, i piccoli giovani eroi sono in tribolante attesa. “Vincono tutti stasera – è il commento iniziale del dirigente scolastico della Colombo, Massimo Romandini – non ci sono vincitori o vinti.” Ad affiancarlo, Goffredo Trombetta, ideatore della prima borsa di studio “Cosimo Palagiano” e già presidente del Consiglio d’istituto e l’avvocato Giovan Battista Locafaro. “La Colombo resta un’esperienza tatuata sulla pelle”, aggiunge Trombetta.

Allora ci penso un attimo, penso ai 3 anni trascorsi nella sezione G della Colombo, penso alle insicurezze che all’epoca mi divoravano (e che oggi mi divorano meno) e che certamente mi hanno aiutata a diventare una combattente. Una combattente come quegli studenti che stanno ritirando l’attestato di merito, la giusta ricompensa per il valore dimostrato negli studi e che, con il sorriso stampato sulle labbra, abbracciano i loro insegnanti, lanciando sguardi complici alle mamme e ai papà nel pubblico.

Penso alle parole di una delle alunne che, accompagnata da un brano suonato alla pianola da una sua coetanea, recita un testo sulla vita, “il regalo dei regali, anche se si tratta di un regalo molto complicato e molto doloroso”, dando il via alla manifestazione.

Già, la vita… che inizi a capirla proprio quando ti rendi conto che quel 10 E LODE è solo un numero; che il valore si misura sul campo, lavorando sodo. Già, la vita… che inizi a capirla quando arrivi alla saggia conclusione che tu sei l’unica persona che può mettersi al collo una medaglia al valore, con tutte le difficoltà del caso.

L’evento dell’1 dicembre è stato un inno alla buona scuola, là dove tutto ha inizio. Là dove i ragazzi si perdono e poi si ritrovano, là dove i libri fanno compagnia ma, in alcuni casi, anche no. Là dove, giovedì scorso, tutti – me compresa – abbiamo sognato un po’ di pace e armonia sulle note di “What a wonderful world”, interpretata dagli studenti che sono stati omaggiati, infine, con delle splendide litografie realizzate dal papà di uno degli alunni della Colombo, Fabio De Cuia.

E sulla melodia di Louis Armstrong ci siamo salutati, tra abbracci, auguri e quel classico e intramontabile “ad maiora”.

 

 

 

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