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Odio il Capodanno e i nuovi inizi. Nuovi inizi de che?

L’ha scritto Antonio Gramsci, lo scrivo anche io e sono sicura che non me ne vorrà: “Odio il Capodanno.”

Odio il Capodanno, odio le scadenze e i bilanci. Odio quell’obbligo ormai consueto di dover festeggiare un giorno come un altro, di dovermi arrovellare su dove e con chi brindare all’avvento del primo gennaio. Come se ognuno di noi, dopo il 31 dicembre, ricamasse nella propria vita una storia nuova, diversa. Io, tutt’al più, sto abbracciando il gabinetto in preda a qualche sbronza colossale, ma questa è un’altra storia.

Mi sono sempre chiesta: perché mai dovrei farmi piacere una ricorrenza che, dai tempi in cui ho realizzato che non sarebbe accaduto nulla se avessi trascorso il giorno di Capodanno in tenuta antistupro (babucce e pigiamone da montagna), mi ha causato solo cirrosi epatiche? Perciò lo scrivo, gettando nell’immondezzaio qualsiasi luogo comune di cui puntualmente ci ammaliamo: odio il Capodanno, che – a leggere bene – è un Capo Danno, cioè un danno di proporzioni bibliche (per dirla alla tarantina), se pensiamo alle aspettative disattese o agli obiettivi che non riusciamo a raggiungere perché magari ne raggiungiamo altri ancora, perché magari modelliamo le aspettative. Perché magari la vita è così, imprevedibile.

Non lo capisco questo spirito che corre affannato verso i fantomatici nuovi inizi, se di nuovi inizi reali si possa parlare. Non riesco nemmeno a gestire quella nostalgia schiacciante e le lacrime versate quando si portano in alto i calici allo scoccare della mezzanotte, scandita inevitabilmente da una escalation di ansie e interrogativi, che poi sono quelli di sempre per quanto mi riguarda.

newyeargrumpycat

La odio questa data così ingombrante e retorica, il mio Capodanno è ogni giorno (che, anche questa, è una frase fatta.)

Per cui, oggi festeggio il successo delle scelte che ho fatto l’anno passato, faccio ammenda degli errori commessi con la consapevolezza che a 30 anni 31 anni, se cado, ho un paracadute di esperienze tali da non frantumarmi le ginocchia come una adolescente inconsapevole e acerba.

Il mio buon proposito è quello di fare in modo che la strada che ho deciso di percorrere è quella giusta e mi condurrà esattamente dove voglio andare. A dispetto della noia, delle insicurezze, delle paturnie quotidiane, dei picci e degli sgambetti.

buoni propositi

Il mio buon proposito è quello di amare, amarmi e non deludermi mai e, semmai accadesse, di riuscire a riscattarmi in fretta. Il mio buon proposito è anche (e forse soprattutto) quello di rinnovarmi con la costanza di una scolaretta modello, quello di scegliere quando gioire, esultare o piangere senza dover necessariamente condividere questi momenti così intimi con dei perfetti sconosciuti.

Il mio buon proposito è quello di scrivere su questo blog, che in tanti leggete, con la sincerità e l’onestà intellettuale che  due 3 anni fa – insieme a Fabio – mi hanno spinta ad aprirlo. Il mio buon proposito è quello di non sentirmi mai arrivata, di non smettere di desiderare quei bagni di umanità e umiltà che mi concedo quando racconto una storia. Senza l’angoscia di un timer che sta per squillare da un momento all’altro.

E se qualcuno se lo stesse chiedendo, Capodanno lo festeggerò. O meglio, trascorrerò una serata goliardica con amici. Mangeremo, berremo, rideremo ed io seppellirò la mia ancestrale avversione nei confronti del 31 dicembre sotto fumi di alcol.

Buon 2018!

 

Photo credits: www.studyinsured.com (img in evidenza) – housegoeshome.com (img gatto) – newsgo.it (img “sogni nel cassetto”)

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