taranto ti amo e ti odio

“Ti amo e ti odio”: io e Taranto siamo in una relazione complicata!

Succede così. Taranto a volte la comprendi, a volte no. A volte la ami, a volte no. A me capita spesso.

Mi capita perché, quando sono tornata – come è successo a tanti miei conterronei, di tornare – avevo alt(r)e aspettative. Pensavo in sostanza che, forte delle esperienze ultraterronee, sarei sopravvissuta ad una serie di condizioni a cui Taranto ti obbliga. L‘approssimazione, ad esempio, l’assenza di una visione condivisa, di un piano strategico per il rilancio della città, di una cabina di regia. 

E quindi, come si dice su Feisbuk, io e Taranto attualmente siamo in una relazione complicata. Riusciamo ad andare d’accordo solo quando mostriamo reciprocamente, l’una all’altra, il meglio di noi stesse; quando ci strizziamo, pur con fatica, l’occhio e gettiamo il cuore oltre l’ostacolo.

Vi avevo già parlato di quando la mia strada ha incrociato quella di Graziana Giuliani, dirigente dell’azienda di famiglia a Martina Franca, produttrice del film Caraktiras, giusto? Ecco, Graziana è una di quelle persone che non solo ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, ma si è rimboccata le maniche e ha provato – e prova ancora oggi – a cambiare le cose. A giocare un ruolo importante in questo processo di cambiamento, che investe un po’ tutti quelli che vivono le giornate in apnea, è stato l’incontro. Perché diciamocelo chiaramente, da soli si cammina più velocemente, insieme però si va più lontano (e ce lo so che questa perla del mediterraneo non è mia).

Io di persone ne ho incontrate parecchie, dal mio rimpatrio. Ma anche prima del mio rimpatrio. Persone che, sospettose, mi dicevano che non ce l’avrei fatta a sopravvivere a Taranto, che il mare da solo non mi avrebbe ricompensata (grazie arcazzo), che Taranto d’altronde è una città troppo piccola, troppo contraddittoria, troppo tutto.

In realtà, io di Taranto avevo bisogno, avevo bisogno di voltare pagina e di dimostrare a me stessa che il bagaglio di certezze che avevo riempito tra Firenze – Londra – Milano – Firenze di nuovo – Empoli, avrei potuto anche non disfarlo. Invece, l’ho disfatto e non appena ho messo piede nella terra dove è sempre estate (che poi me la dovete spiegare ‘sta cosa dell’estate, che negli ultimi due anni ho visto più nevicate che Rovaniemi scansate proprio), mi sono sentita smarrita; perché Taranto ti rapisce sì, con il luccichio dell’acqua azzurrissima, l’orizzonte romantico e il sole caldissimo, ma allo stesso tempo ti destabilizza perché il luccichio dell’acqua azzurrissima, l’orizzonte romantico e il sole caldissimo, in realtà, non bastano.

E ti destabilizza, Taranto, perché per molti versi è così immobile da non sembrare reale. Ti destabilizza con i suoi “ce me ne futt a me”, per l’indifferenza, la diffidenza e la spocchia che vanno ancora troppo di moda in una città che, piuttosto, avrebbe tanto da imparare. Ti destabilizza perché la cultura e l’educazione appaiono concetti astratti, perché a Taranto tutti hanno sempre e comunque un’opinione, anche quando non è richiesta e anche quando non si conosce abbastanza il tema. Ti destabilizza, Taranto, perché è altamente competitiva in fatto di “bar” e “centri estetici” ma per nulla sul pezzo quando si parla di imprenditoria locale, giovanile, valorizzazione delle risorse e turismo.

taranto

E no, non penso che la molle Tarentum abbia le ossa fragili, penso invece che paghi la mancanza di una visione lungimirante e penso, altresì, che la differenza la faccia la gente educata ad amare la terra in cui ha deciso di vivere, a rispettarla e a restituirle il valore che le spetta. Solo allora, guardando Taranto non come un’antagonista ma come nostra complice, capiremo che non è poi così male investire qui, dalle parti nostre.

Sono convinta che Taranto inizierà a piacermi davvero quando non sarò più costretta a domandarmi se ho fatto bene a disfare la valigia.

Non chiedetemi se penso di restare qui per sempre. Sarebbe come chiedermi se riuscirò ad andare in palestra quest’anno. L’unica cosa di cui sono certa è che i sacrifici, le sfide quotidiane, chi mi ha dato fiducia, chi mi ha parlato onestamente senza darmi la sensazione di farlo con una mazza su per il culo, valgono l’investimento emotivo che ho fatto. Qui. A Taranto.

Photo credits: clah1269 (img di copertina) – avalon77 (foto interna)

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