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Guardi il mare di Taranto e non ce n’è per nessuno!

Domenica 30 aprile io e il Big siamo passati dal Jamaica che – per chi non lo sapesse (sacrilegio!) – è il posto dove puoi gustare friselle, orecchiette e impepata praticamente a ripa di mare.

Domenica siamo stati lì, con il sole che baciava la pelle e il vento che stuprava i capelli. Non c’era tanta gente, giusto qualche coppia a presidiare i tavoli e le panchine in legno.

Abbiamo strafogato una coppa di cozze squisite con annessa scarpetta sudicia e mani imbrattate di bontà e ingordigia e dopo aver tracannato un paio di bicchieri di birra ed esserci ripetuti che la musica reggae è figa tutto sommato e che dovremmo ascoltarla di più, ci siamo fermati e abbiamo osservato il mare. Che pare una roba strana e quasi scontata, osservare il mare, malgrado nessuno di noi sfugga alla condivisione pazza e scatenatissima delle foto con l’acqua azzurrissima 4stagioni e dei tramontimozzafiato. Eppure, per chi come me ha vissuto per anni all’ombra delle colline del Chianti, sulla riva dell’Arno (che schifo non faceva eh, ma era un’altra storia proprio), ammirare in religioso silenzio il mare è una di quelle fortune che augureresti a chiunque abbia la sensibilità necessaria per lasciarsi cullare dal rumore delle onde, a chiunque abbia la sensibilità necessaria per lasciarsi sfondare il cuore dall’emozione che ti investe guardando l’orizzonte.

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Il Big ha fatto lo stesso: guardava e meditava. Abbiamo meditato insieme, senza distogliere lo sguardo da quella che pareva una di quelle tele impressioniste francesi nemmeno per un attimo (dopo le cozze, ovviamente), e insieme siamo giunti alla conclusione che, in fondo, per stare bene ci basterebbe pochissimo. Che, in fondo, da quando siamo tornati al sud siamo cambiati e che a pensarci ci basteremmo noi e la natura per ricongiungerci con il mondo. Che, in fondo, rimpatriare a Taranto, non è stata una pessima idea nonostante gli intoppi, nonostante le giornate “No”, nonostante il nord fosse più magnetico. Nonostante le opportunità che latitano, gli stenti e la fatica disumana. Nonostante i nonostante.

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E quindi sì, da quando siamo tornati siamo cambiati e abbiamo deciso di sceglierci la vita che vogliamo, con tutte le difficoltà del caso, con i “se” e con i “ma” che si rincorrono ogni giorno; e abbiamo deciso che la vita che vogliamo è vista mare, che non ha nulla a che vedere con quelle cagate atomiche da “Insanity Page” che affollano il web. Noi una vita vista mare la vogliamo davvero, perché sarebbe il giusto compromesso per non guardarci attorno sentendoci inadeguati e spaesati. Perché, anche se la rabbia alle volte ci divora a causa del fatto che viviamo in una terra invidiabile eppure affossata da quel delirante “ce me ne futt a me”, lasciarsi travolgere dal mare di Taranto è una sensazione meravigliosa, che ti lascia nudo di fronte a qualcosa che facciamo ancora troppa fatica a comprendere e rispettare. Che ti spoglia di qualunque sofferenza o pregiudizio e ti fa sentire nel posto giusto al momento giusto. Che ti fa assaporare la libertà.

Ti fa sentire meno solo. E più fortunato.

Buona vita vista mare!

Photo Credits: Valentina Nisco (img di copertina)

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