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Il doppio volto del Wind Day a Taranto: l’emozionante progetto fotografico che lo racconta!

Ruah è il progetto fotografico di Martina Melchionno e Paola Ressa, che mette in evidenza i due aspetti del vento di nord-ovest che – quando soffia su Taranto – costringe un intero quartiere (quello dei Tamburi) a tumularsi entro le mura domestiche. Ti racconto l’idea, che trovo emozionante.

Progetto Ruah

“Nei giorni di vento nord – nord/ovest veniamo sepolti da polveri di minerale e soffocati da esalazioni di gas provenienti dalla zona industriale ‘Ilva’. Per tutto questo gli stessi MALEDICONO coloro che possono fare e non fanno nulla per riparare.” Cittadini di via De Vincentis – Lisippo – Troilo – Savino (Agosto 2005)

Ruah, è una parola di origine ebraica e significa “soffio”, “aria”, “vento”, “spirito”, “respiro”.
Ruah è il titolo del progetto di Martina Melchionno e Paola Ressa: entrambe fotografe, l’una fiorentina, l’altra tarantina; l’una amica, l’altra sorella.
Ruah è stato partorito in un anno, un anno in cui le giovanissime Martina e Paola – dopo ricerche accurate e partendo dai purtroppo noti Wind Days – hanno affondato le mani in quella matassa frastagliata che ci portiamo dietro tutti, nessuno escluso, e che ha il nome di “Ilva”.

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Per chi non lo sapesse, i Wind Days a Taranto sono quei giorni in cui il vento che soffia da nord-ovest solleva polveri sottili provenienti dall’Ilva costringendo un intero quartiere, quello dei Tamburi, a tumularsi entro le mura domestiche; costringendo donne, anziani, bambini, famiglie intere ad ingoiare l’indifferenza di chi “potrebbe fare e non fa”, a ripulire un’umiliazione che non ha fine.

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Martina e Paola, attraverso “Ruah” – che diventa un’occasione per osservare meglio e più da vicino un fenomeno che si spoglia, per una volta, di quella retorica abusata del “sì Ilva” – “no Ilva” – mostrano le due facce del vento maestrale, “spirito” incontrollabile: quella negativa, che mette in ginocchio non solo i cittadini del quartiere Tamburi ma i cittadini di Taranto, tutti, e quella positiva che si manifesta nell’attesa del vento maestrale, per l’appunto, da parte di chi pratica kite e wind surf.

Accade così che durante i Wind Days da un lato il coacervo di paure, malattie, affanno e disincanto aumenta, dall’altro , nello stesso momento, ci sono persone che esplorano il mare e suggeriscono speranza. Accade così che il vento che spira da nord-ovest, uccide e fortifica. È, in una parola, paradosso. È lo specchio di una città squartata in due, dove facciamo ancora una fatica disumana a capire quale dei due lati della medaglia prevarrà.

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Martina e Paola hanno immortalato paesaggi e volti; volti sui quali si legge chiaramente un senso di resa disarmante, un senso di malcelata tristezza e di abbandono alla realtà, ma anche di gioia. Sì, perché dietro questo quadro desolante, che tuttavia commuove, dietro i capelli di Melania stuprati dal vento, dietro lo smarrimento che ci divora, ci sono persone che in un lembo di costa lungo viale del Tramonto, a San Vito, si caricano di meraviglia.

Sono uomini che lavorano in marina, alcuni abitano a ridosso dell’industria e, in qualunque periodo dell’anno o durante le brevi pause pranzo, si riversano qui, per presidiare questo fazzoletto naturale pretendendo il sacrosanto diritto di sfruttare il bene più prezioso che hanno, che abbiamo: il mare.

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Le immagini di Martina e Paola – che le fotografe vorrebbero diventassero un libro – sono un pugno nello stomaco, sono la testimonianza di come il vento da nord-ovest si insinui silenzioso nelle nostre case, nelle nostre anime fragili, nei nostri occhi, sulle nostre mani, sulle nostre palpebre. Non è il male di Taranto, è la natura che fa il suo corso. In un senso o nell’altro.

Quella che vedi è solo una parte del lavoro di Martina e Paola (http://www.paolaressa.com/).

Ti invito a seguirle sui loro profili Instagram: quello di Martina e quello di Paola.

Per qualunque commento ci vediamo sulla pagina Facebook di Se Dico Taranto.

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