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La Taranto, l’amore e i drammi in “Anche senza di te”: anteprima all’Orfeo – RECENSIONE

Ieri, lunedì 5 marzo, il teatro Orfeo di Taranto ha proiettato in anteprima “Anche senza di te”, per la regia di Francesco Bonelli, girato interamente a Taranto. Presenti i protagonisti: Myriam Catania, Nicolas Vaporidis, Matteo Branciamore e un inedito Alessio Sakara.

Una sala gremita di persone curiose e impazienti ha accolto la proiezione in anteprima di “Anche senza di te”, il film girato interamente a Taranto per la regia di Francesco Bonelli e distribuito da Sun Film Group, che a partire dall’8 marzo sarà nelle sale cinematografiche italiane. Dal 10 marzo, invece, al Cinema Teatro Orfeo.

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L’attesa per l’uscita della pellicola è stata ripagata. Chi temeva, comprensibilmente, si trattasse dell’ennesima invettiva nei confronti di una Taranto che, nella recente cinematografia, è stata  ‘strattonata’, è stato smentito. In “Anche senza di te”, infatti, la città dei due mari è una cartolina perfetta con il suo panorama perfetto (nemmeno l’ombra delle ciminiere), che incornicia storie e persone imperfette.

“Anche senza di te” è un omaggio alla donna e a tutte quelle fragilità sulle quali ogni giorno inciampiamo e dalle quali è difficile sfuggire. C’è una tale normalità in questo film da apparire quasi straordinaria, la normalità; tanto che – come ha affermato lo stesso regista prima della proiezione – “Ci vuole coraggio ad essere lievi oggi.” Ed è con leggerezza estrema che ci si deve approcciare alla visione di “Anche senza di te”, deponendo gli scudi con i quali difendiamo la nostra anima frastagliata  e con la consapevolezza che i quotidiani drammi esistenziali – e il nostro terapeuta – ci accomunano a Sara, la protagonista, interpretata magistralmente da Myriam Catania.

È Sara – maestra in una scuola elementare, anzi supplente che “resterà tale per tutta la vita” – ad insegnarci quanto la paura di restare soli ci renda emotivamente precari, alle prese con attacchi di panico ed un’esistenza “prenotata” in cui emerge, non senza tristezza, l’immagine di un paese – l’Italia – in cui non c’è posto per la meritocrazia e si ambisce, piuttosto, al timbro del sindaco sul certificato matrimoniale. “Perché il matrimonio risolve ogni cosa.”

Eppure, è proprio l’idea di un destino incatenato a rendere Sara e Andrea (Matteo Branciamore, suo futuro marito) due anime alla deriva, cullate tra nevrosi e dogmi. A salvare Sara è l’inaspettato Nicola (Nicolas Vaporidis), che lavora con lei, reduce da una tragedia.

Attenzione però: “Anche senza di te” non è solo una love story. Ed è uno dei motivi per i quali questo film dovete vederlo. Dovete vederlo perché tra il ritratto di un’epoca puntellata da insicurezze e mancanze di riferimenti, si fa strada una riflessione semplice ma efficace sul sistema scolastico, che tende a considerare gli alunni tacchini da ingozzare con nozioni, alle volte ingombranti, sacrificando l’aspetto più emotivo che spingerebbe i più piccoli a pensare e ad agire liberamente.

Dovete vederlo “Anche senza di te” perché ti insegna che perfino il fallimento è un modo per riscattarsi, celebrando l’imperfezione. Già, perché spogliarci delle nostre certezze di fronte all’altro ci rende così incredibilmente unici.

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Imbattersi in Sara, Nicola, Andrea e nell’inedito Alessio Sakara, che si mostra come un orso buono, è un viaggio negli anfratti della coscienza, è una rivelazione sincera delle norme del cuore. E se a questo punto pensate che Taranto sia solo marginale e che lo stomaco ne esca contorto, vi rassicuro: non mancano momenti di comicità e gli angoli più belli della città nostra, sui quali si accendono i riflettori di Bonelli, sono evidenti. Ed è oggettivamente rincuorante incrociare le luci che nella notte si tuffano nel Mar Piccolo, il Castello Aragonese, il Ponte Girevole. Anche in questo senso, Bonelli si muove con discrezione, una discrezione che commuove; come commuove il mare – in apertura e in chiusura del film – in cui i bagni di Sara pare purifichino lo stesso spettatore suggerendogli che: “Bisogna volere bene a chi ti vuole bene veramente, perché il mondo è grande.”

 

Ringrazio di cuore Aurelio Castellaneta per le foto!

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