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Concerto dell’Uno Maggio Taranto, edizione 2018: la più bella!

Dopo un anno di silenzio, il concerto dell’Uno Maggio Taranto è tornato ed è stata la più bella edizione di sempre.

Ammettiamolo, si è avvertita la mancanza del concerto dell’Uno Maggio Taranto. E ieri, dopo un anno di silenzio, quel palco tanto caro ai tarantini, dal quale 5 anni fa sono partiti gli attacchi più feroci, ha ospitato “la migliore edizione degli ultimi 25 anni.” Lo ha affermato Marco Travaglio, che durante il suo intervento ha ribadito l’importanza di esserci in questa giornata puntando il dito contro quello Stato che, scendendo a compromessi con la mafia, ha messo in ginocchio l’Italia. “Viva quei giudici della Corte di assise di Palermo – ha proseguito Travaglio – che sulla Trattativa Stato-Mafia, hanno emanato recentemente una sentenza storica condannando Mori e Dell’Utri a 12 anni. Anche Taranto ha conosciuto giudici onesti ed è su questa strada che dobbiamo proseguire.”

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È importante esserci stati, è importante esserci sempre, affinché il grande sforzo del concerto di ieri – perché tale è stato – non resti un intervento sporadico. un ricordo da rispolverare all’occorrenza, ma diventi, piuttosto, la normalità discutere i temi della riconversione, della bonifica (anche intellettuale), del dovere di tutelare i diritti di chi – come ha “urlato” Simona Fersini – presidente del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti – è ancora costretto a scegliere tra morire di fame e morire di tumore. Una filastrocca di cui francamente non se ne può più.

E non ne possono più le oltre 50mila persone che ieri hanno “fatto” il concerto dell’Uno Maggio. Una folla emozionata e appassionante, così come appassionanti sono stati gli artisti che hanno accolto l’invito di essere i protagonisti dell’edizione 2018 del concertone: Luca De Gennaro, Modena City Ramblers, Fido Guido, Francesco Di Bella, Med Free Orchestra, Terraross, Colapesce, Piotta, Mezzosangue, Mama Marjas & Don Ciccio, Ghemon, Teresa De Sio, Noemi, Irene Grandi, Emma Marrone, Vinicio Capossela, Brunori Sas e Levante.

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Ognuno di loro ha portato il suo contributo, speso una parola per “la causa di Taranto”, avvertito quella premura costante e insindacabile di voltare pagina perché “i tarantini saranno anche un po’ pigri e avranno i loro tempi – ha detto Mama Marjas – ma hanno voglia di cambiare. Il primo maggio a Taranto ci permette di ricordare quanto vale la nostra vita, la nostra terra, il nostro lavoro. Ci sono in ballo tante cose e tante cose vanno tutelate.”

“Ed è bello che la musica – ha aggiunto Noemi – faccia luce su determinate problematiche.” Sì, perché la musica – che è stata travolgente e carica di emozione – è stata solo un enorme megafono per discutere di quello che più ci sta a cuore: la salute.

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Sarebbe bello se, come è accaduto ieri, in quella che sembrava una piazza festante e coesa, in quella che sembrava una piazza in cui ognuno riconosceva negli occhi dell’altro il desiderio di presenziare senza dover delegare; in quella che sembrava una piazza in cui ognuno faceva la propria parte con il cuore spalancato; in quella che sembrava una piazza in cui non c’era più spazio per l’attesa, ecco, sarebbe bello se fosse così ogni giorno. Sarebbe bello se ogni qual volta in cui siamo chiamati ad esserci, avvertissimo quella sacrosanta necessità di far sentire la nostra voce.

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Per cui sì, l’edizione 2018 dell’Uno Maggio Taranto è stata la più bella, perché è cresciuta la consapevolezza  – o almeno questo è quanto di più bello mi è arrivato – di quello che è stato costruito in questi anni. D’altronde, il tempo dei compromessi è finito e come ha affermato Michele Riondino – direttore artistico della manifestazione, che ha condotto l’evento insieme a Roy Paci, Diodato, Valentina Petrini, Valentina Correani e Martina Dell’Ombra – “auguriamo a chi vuole addomesticarci di strozzarsi con la carta straccia dei burocrati.”

Un solo grido, una sola verità: TARANTO LIBERA!

 

La foto di copertina e quelle ad alta definizione degli artisti sono di Uno Maggio Libero e Pensante – Foto di Vinicio Capossela: ringrazio Francesco Leggieri

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