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Sono Lorenzo, un bambino di Taranto, e voglio vivere

Ciao, sono Lorenzo e sono un bambino di Taranto.

Ma che dico, io sono tutti i bambini di Taranto. E voglio vivere.

Voglio poter giocare nella villa Peripato, correre e nascondermi dietro quelle grandi palme che vedo sul lungomare. Voglio essere un bambino normale (ché la mamma mi dice che non sono come gli altri bambini), voglio giocare con i Lego senza stancarmi subito oppure con le macchinine, possibilmente non le ambulanze eh. Che quelle hanno un suono fastidioso e ogni volta che se ne avvicina una gli occhi di mamma e papà cambiano. Sono tristi e quasi rassegnati. Succede la stessa cosa quando andiamo in ospedale e mamma e papà parlano con i dottori. La mamma dice che ho bisogno di cure perché poi quando diventerò un angelo io potrò volare meglio di tutti con quelle cure.

Io sono Lorenzo e voglio fare le recite scolastiche senza impallidire, voglio invitare gli amichetti a casa quando ne ho voglia senza pensare alle flebo che devo fare e che mi costringono ad incontrare quelli con i camici bianchi che proprio non sopporto, anche se poi mi fanno stare meglio.

Non voglio più piangere quando l’infermiera mi ficca l’ago nel braccio, che quello mi impressiona e io cerco di trattenere le lacrime perché sono un maschietto ma non ce la faccio. E poi c’è la mamma che mi tiene la mano e me la stringe come se stessi per andare via.  Ma io le dico: “Mà, dov’è che devo andare? Che a casa con te e papà sto proprio bene.”

Che poi, qualcuno mi spiega come faccio a non avere il braccio viola? Non mi è mai piaciuto il viola, non l’ho mai usato nemmeno quando la maestra mi faceva colorare in prima elementare.

Io sono Lorenzo e mi piace andare in bicicletta e da grande voglio fare il ciclista. No, non il calciatore che quello vogliono farlo tutti ma io non sono tutti e la mamma mi dice che sono un bambino speciale.

Anche il pilota mi piacerebbe fare, l’idea di volare mi diverte. Quando sarò un angelo, ho detto alla mamma che guarderò il palazzo dove abitiamo dall’alto e le dirò di aprire le finestre; le teniamo sempre chiuse. La mamma dice che le finestre vanno tenute chiuse altrimenti entra della polvere brutta, che fa male. Ma prometto che quando sarò un angelo chiederò alla mamma di aprire le finestre e le farò fare un giro con me nel cielo. Anche a papà, eh, mica solo alla mamma.

Io sono Lorenzo e sono tutti i bambini speciali di Taranto.

 

Dedicato a Lorenzo, detto Lollo, e a tutti i bambini che stanno combattendo una battaglia più grande di loro. 

La foto di copertina è di Maria D’Urso.

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