Nasceva oggi, 21 marzo, Alda Merini: la poetessa che visse a Taranto
86 anni fa, il 21 marzo, nasceva la poetessa dei Navigli, Alda Merini, che per un periodo visse anche a Taranto.
Oggi, 21 marzo 2016, la poetessa Alda Merini avrebbe compiuto 86 anni. Nata a Milano nel 1931, la Merini è una delle figure più apprezzate e controverse del secolo, con la sua esistenza travagliata, quella passione e quella forza dirompenti che animano i suoi versi.
Per alcuni anni – esattamente dal 1983 al 1986 – Alda Merini visse a Taranto, legata in seconde nozze al medico-poeta Michele Pierri molto più anziano di lei. Il loro fu un grande amore alimentato – tra le altre cose – da una grande e intensa affinità poetica.
Per la Merini Taranto fu un anti-Milano, nonostante la parentesi tarantina si concluderà nel dolore e con versi amari. Bisognosa di cure psichiatriche, la Merini fu ricoverata per un lungo periodo nel manicomio di Taranto, dove per gran parte della giornata era costretta a stare a letto. Da quello squallido internamento, uscì nel luglio del’86 per far ritorno al Nord. Il rapporto con Taranto, fatto di amore e affetto, si tinse di disperazione, come lamenta in una delle poesie:
«tutti hanno buttato la loro manciata di fango/ sui miei poveri piedi crocefissi,/ soltanto perché chiedevo/ hanno pensato alla speculazione/ e perciò Dio che io giaccia morta/ chiusa dentro i miei limiti profondi!».
La sofferenza legata alla terra dei due mari, scorre nei versi seguenti che la poetessa ci ha lasciato:
Non vedrò mai Taranto bella
non vedrò mai le betulle
né la foresta marina:
l’onda è pietrificata
e le piovre mi pulsano negli occhi.
Sei venuto tu, amore mio,
in una insenatura di fiume,
hai fermato il mio corso
e non vedrò mai Taranto azzurra,
e il mare Ionio suonerà le mie esequie.
da Poesie per Charles
Nella raccolta “Vuoti d’amore”, si leggono le poesie dedicate al marito tarantino. Ne riporto una:
Tu mi parli della tua vita e dell’angelo
che ha lasciato in te il profumo della presenza,
tu mi parli di solitudini
e di antiche montagne di memorie
e non sai che in me risvegli la vita,
non sai che in me risvegli l’amore,
parlandomi di una donna.
Io penso a quella che fui
quando morii mill’ anni or sono
e adesso tua discepola e canto,
scendo giù fino al Golfo
a toccar la tua ombra superba,
o stanco poeta d’amore
fissato a una lunga croce.
Alda Merini ci ha lasciato una produzione sterminata e commovente che oscilla tra l’amore e il dolore. Che, mai come oggi, fa bene allo spirito ricordare. Nonostante l’inquietudine, nonostante la tristezza e il tormento che ha “macchiato” la sua vita.
Photo credits: Alice (img tramonto)




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