teatro in carcere

Salvatore Ladiana, il tarantino che porta il teatro in carcere

Salvatore Ladiana è tarantino e ha da poco concluso un laboratorio teatrale all’interno del carcere di Bollate.

Il teatro e l’arte in generale ingentiliscono lo spirito. Risvegliano i sensi, la mente e il cuore, soprattutto se il palcoscenico non è quello usuale a cui tutti siamo abituati.

Salvatore Ladiana è tarantino e ha da poco concluso un laboratorio di 4 mesi all’interno del Carcere di Bollate con un gruppo di detenuti sex offender.

“E’ stata una magnifica esperienza – mi scrive – che volevo condividere con voi. Conservo da sempre Taranto nel mio cuore e non nascondo il sogno di poter ritornare un giorno, magari passando la mia vecchiaia.”

Fondatore e Presidente dell’Associazione “TeatroInBolla”, Salvatore lavora da oltre vent’anni nel mondo del Teatro. Formatosi presso la Scuola di Formazione in Teatroterapia di Milano, vanta esperienze nell’ambito del teatro sperimentale, teatro sociale e nel campo riabilitativo con progetti tenuti nelle carceri e nelle comunità di riabilitazione psichiatrica.

“Credo ciecamente nella ricerca del benessere attraverso la mediazione teatrale – aggiunge -, attraverso un lavoro intenso centrato sul corpo e sulle emozioni. Sono da sempre convinto che l’errore deve divenire il vero punto di partenza (e ripartenza) per ogni essere umano. Ecco perché l’atto creativo prende forma attraverso gli interstizi dei nostri errori. Proprio in quegli spazi sottilissimi che ci sono fertilità e terapeuticità. Il mio sogno è condurre dei laboratori per adolescenti, in realtà particolari e difficili come la nostra città vecchia. Mai dire mai…”

salvatore ladiana tarantino

Si capisce bene che questo viaggio, mi piace chiamarlo così, all’interno del carcere di Milano è stato un vero e proprio percorso di introspezione, in cui un nutrito gruppo di detenuti ha intrapreso un complesso lavoro con il corpo, mettendosi in gioco.

E sappiamo bene come il viaggio dentro di sé sia quello più difficile, sia il cammino più ostico da compiere, in un’altalena di emozioni, sensazioni che oscillano tra il “dentro” e il “fuori” attraverso quel vuoto che mano mano viene colmato con il desiderio di un riscatto sociale ma prima di tutto umano.

Giudizi e auto-critiche – il vero scoglio da arginare – sono stati superati con l’improvvisazione, con un meticoloso impegno da parte dei detenuti che hanno utilizzato i 5 sensi per raggiungere una consapevolezza nuova e superare le difficoltà oggettive che facevano – e forse, fanno ancora – parte di loro.

L’innovazione di questo laboratorio è stata la presenza all’interno del gruppo di lavoro di Vittoria Rossini (Counselor filosofica e co-fondatrice dell’Associazione TeatroInBolla), unica donna tra le mura di Bollate.

Quello che è certo, parafrasando i commenti di chi ha partecipato a questa meravigliosa esperienza, è che ognuno ha sì lavorato per sé ma in armonia con il gruppo, c’è stato chi ha ritrovato se stesso parlando con persone che mai aveva incrociato fino ad allora, chi ha avuto la forza di fissare negli occhi chi gli aveva fatto uno sgarbo e chi ha imparato a chiedere aiuto.

E penso fermamente che non ci sia cosa più bella che sentirsi ri-abilitati, sentirsi di nuovo in grado di fare o dire ciò che ci fa stare meglio, attraverso la creatività. Di aggrapparci a quel coraggio che spesso tendiamo a smarrire per la paura di essere etichettati a causa dei nostri errori.

Non c’è cosa più bella di ricominciare, con la certezza che le emozioni, quando esplodono, sono tutt’altro che una debolezza.

 

Scopri l’Associazione Teatro in Carcere.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *