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Com’è Taranto nel film Belli di papà? La mia personale recensione

Ieri sono stata alla prima di Belli di papà al Teatro Orfeo. Presenti anche i giovani Youtubers tarantini, i Nirkiop, e decine di spettatori curiosi.

Un film capace di far sorridere, onesto, sincero, con malcelate contraddizioni. Le stesse che alimentano la vita quotidiana di ognuno di noi, d’altronde. E’ stato questo e tanto altro Belli di papà, la pellicola firmata dal regista Guido Chiesa, che ha visto protagonista un esilarante e magistrale Diego Abatantuono, epicentro della commedia, e il debutto sul grande schermo di Francesco Facchinetti.

Vincenzo (Diego Abatantuono) è un imprenditore di grande successo. La morte della moglie lo costringe a badare ai figli, Matteo, Chiara e Andrea. La vita dei ragazzi è priva di ogni forma di responsabilità, scandita da agio e leggerezza, lontana da oneri e obblighi. Il padre, preoccupato per la situazione, crea una nuova realtà attraverso uno stratagemma: l’imminente (falso) fallimento dell’azienda di famiglia per bancarotta fraudolenta costringe i quattro a rifugiarsi nella vecchia casa della nonna paterna, ormai defunta. Da Milano alla Puglia. Dallo sfarzo alla povertà. Riusciranno i tre ragazzi a invertire la tendenza e a trasformare in quotidianità quel sostantivo (lavoro) a loro tanto ostile?

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Il film è stato girato a Taranto e provincia e ieri sera, al Teatro Orfeo, ha catalizzato l’attenzione di decine di curiosi che non hanno perso tempo a chiedersi: “ma come ne è uscita l’immagine di Taranto?”

Taranto non è uscita né bene né male. Semplicemente era Taranto, con le sue strade impolverate, il mare devastante, le friselle, le cozze e la città vecchia un po’ acciaccata. E via Paisiello – dove la famiglia milanese si trasferisce – e il Porto, la Camera di Commercio e via Santilli, nella periferia tarantina. Non aspettatevi un mega spottone alla città dei due mari – figurarsi che l’accento degli attori “tarantini” è spiccatamente barese -, l’occhio di Chiesa su Taranto è stato discreto, forse anche più realistico rispetto ad un’immagine da cartolina a cui molti aspiravano.

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Quella del regista è stata un’ammissione di sincerità. Sì, perché Chiesa ha voluto colpire nel modo più semplice possibile intrecciando una serie di tematiche dannatamente attuali: il ritorno alle origini, la difficoltà nel divorziare dalla condizione di “eterni mammoni”, la croce e la delizia di essere un genitore, gli ostacoli insormontabili per costruire un futuro che sia degno di questo nome.

Insomma, c’era tanta roba in Belli di papà e forse non sarebbero bastati 3 film per sviscerare gli argomenti sollevati da Chiesa. Il trasferimento forzato dalla Milano patinata alla modesta e soleggiata Taranto, è stato davvero un viaggio catartico per i protagonisti, che – seppur di origini meneghine – si sono ritrovati, infine, perfettamente integrati e legati ad un territorio dal quale pare davvero che sia possibile ripartire. Un territorio che ha (avrebbe ?) tutte le carte in regola per consentire di restare, dal quale in sostanza si può anche non fuggire.

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Ed è per questo che il messaggio che Chiesa lancia è estremamente positivo, al di là dei luoghi comuni con i quali farcisce alcune scene fino alle battute pungenti (e abusate) sull’eccessiva veracità e spontaneità pugliese, sulle cose fatte “a cazzo” nel meridione (come se il nord fosse estraneo a certe dinamiche).

Da qui si capisce come non manchi nel film l’oramai canzonato divario tra nord e sud che, in questo caso, viene drasticamente ridotto da una serie di questioni che poco o nulla hanno a che fare con l’essere polentoni o terroni.

Va inoltre premiato il coraggio per aver allestito un cast inedito e fuori dall’ordinario, che tuttavia è apparso sinergico e all’altezza del film. Vincente la presenza dei Nirkiop, giovani Youtubers tarantini con oltre 500mila fan su Facebook e Youtube, con i quali Guido Chiesa ha dimostrato di avere un occhio di riguardo per il web. E di Anna Cofano nei panni della professoressa Lucidi, attrice tra le maggiori rappresentanti della commedia tarantina. Nomi di cui la città non può che andare fiera.

Insomma, Belli di papà è un film che vale la pena vedere… alla faccia di chi, ancora prima di mettersi di fronte allo schermo, ne ha denigrato il contenuto e gli intenti.

 

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