Alla scoperta del giardino di Capecelatro, nel cuore di Taranto!
Forse non tutti sanno che nel cuore di Taranto esiste un giardino a dir poco travolgente. Ci sono stata l’anno scorso, ti racconto cosa ho visto.
Immagina di trovarti in via Pupino e immagina anche che al di là delle mura spesse e ingiallite dell’Ospedale militare ci sia un’oasi estesa di piante e resti storici. È la Villa di Capecelatro, in onore dell’omonimo intellettuale del XVIII sec., distrutta nel 1893.
Ci sono stata in occasione di un progetto con la scuola Renato Moro e ne sono rimasta impressionata, soprattutto per il fatto che Taranto custodisce posti poco conosciuti.
Ma veniamo a noi. Non appena abbiamo varcato la soglia, il custode di cui non ricordo il nome ci ha portati al Sacello romano, scoperto nel 1801 dalla forma rettangolare e al cui interno conserva parte dell’intonaco dipinto con delle decorazioni verticali di colore rosso. Al momento della scoperta l’archeologo Quintino Quagliati attribuì il sacello a Livitina, la dea dei funerali, anche perché la particolarità dell’altare intero e il simbolo della torcia suggeriscono una divinità femminile legata all’oltretomba.
Pochi passi e ci siamo ritrovati all’ingresso del giardino, enorme e organizzato a terrazze, impregnato di storia e di bellezza, la stessa dei due leoni litici – di cui uno recava lo stemma della famiglia Capecelatro e l’altro la scritta “Se qui Adamo avesse nuovamente peccato forse Dio avrebbe fatto finta di niente” – che ci hanno accolti all’ingresso di questa villa lussuosa, circondata da una fitta vegetazione.
Piante esotiche, cocci di vasi antichi, statue, perfino un ruscello che un tempo veniva utilizzato come passaggio segreto durante la guerra: la villa di Capecelatro è un altro dei polmoni verdi della città, un altro di quei tesori ancora poco valorizzati. Un tuffo nel passato che ti auguro di fare!









……..Che la Marina ci ha precluso per far posto al nulla .Un Ospedale Militare Che serve a poco o niente ( sono assistiti 5,6 soggetti Nel corso Di Una settimana). Povera Citta!!!
Se non ci fosse stata la marina che l’ha preservata adesso chissà che avremmo, i tarantini non sono certo dotati di sensibilità.